Critica alla campagna dell’UFSP: «Le persone vogliono avere una guida»

Gil Bieler

13.10.2020 - 16:38

Un cartellone informativo che ricorda le regole d’igiene e di distanziamento posizionato a Berna.
Keystone/Peter Klaunzer

Da diversi mesi il numero di casi di COVID-19 sta subendo un aumento senza precedenti. L’esperta di comunicazione Suzanne Suggs è critica nei confronti della campagna dell’Ufficio federale della sanità pubblica poiché, secondo lei, non funziona e auspica un totale cambio di approccio.

Dall’inizio di aprile il numero di casi di coronavirus sta aumentando a un ritmo senza precendenti. Le ragioni di questa situazione non sono ancora completamente chiare – gli esperti parlano del ritorno agli spazi chiusi a causa dell’abbassamento delle temperature e del maggior numero di test, mentre il consigliere federale Alain Berset dà la colpa al crescente senso di incoscienza, soprattutto all'interno della cerchia familiare.

Nel contempo però l’aumento dei casi dimostra che la strategia di comunicazione dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) non funziona, secondo quanto ritiene Suzanne Suggs, docente di marketing sociale all’università di Lugano e membro della Science Task Force come specialista della comunicazione in materia di sanità pubblica.

Le campagne dell’UFSP mirano innanzitutto ad informare, sottolinea: «Ma questo non basta a spingere le persone a comportarsi in un certo modo», spiega l’esperta di comunicazione a «blue News».

Secondo lei, i messaggi fondamentali sono sì ripetuti continuamente ed espressi in modo semplice, ma vengono appunto semplificati troppo. «Leggiamo e sentiamo di continuo "Lavatevi le mani", "Mantenete la distanza" ma non si spiega perché è importante adottare questi comportamenti», lamenta Suzanne Suggs. Anche se la crisi continua da mesi, questo lavoro di sensibilizzazione deve essere portato avanti. «Le persone vogliono avere una guida.»

Un messaggio diverso

Suzanne Suggs auspica un approccio completamente nuovo: secondo lei, bisogna far comprendere alla popolazione quali libertà potrà conservare. «Se saremo ligi alle regole, potremo continuare ad andare al ristorante, al bar, al lavoro o a scuola. Possiamo evitare un nuovo confinamento. Sono tutte cose positive per le quali ci dobbiamo battere insieme.»

La Nuova Zelanda indica la strada da seguire, spiega l’esperta: la campagna condotta in questo Paese ha lo scopo di unire. Uno degli slogan è: «Unite Against Covid-19» (in italiano: «Uniamoci contro il COVID-19»). Un altro si può tradurre con «Restate a casa, salvate vite». «Anche la Svizzera dovrebbe sottolineare di più il fatto che apparteniamo a una comunità», ritiene Suzanne Suggs.

Giovani «rilassati» di fronte al coronavirus

L’UFSP difende la campagna di prevenzione. «La campagna tocca la popolazione, ma si nota una "rilassatezza" di fronte al coronavirus», sottolinea l’istituzione, in un’intervista su questo argomento. «Le campagne possono contribuire largamente a sensibilizzare le persone su certi temi ma i cambiamenti di atteggiamento o di comportamento dipendono anche da altri fattori.»

Il problema non sembra dovuto a un numero inadeguato di manifesti e spot pubblicitari. In un sondaggio condotto a fine luglio, l’89% dei partecipanti ha infatti dichiarato di aver visto la campagna dell’UFSP. Invece, la percentuale di approvazione per la frase «Io posso contribuire a rallentare la diffusione del nuovo coronavirus» è stata ben più bassa – in particolare tra i giovani di 18-24 anni. «Questo dato mostra una cerca rilassatezza tra i giovani adulti nei confronti della prevenzione contro il coronavirus», indica il rapporto.

«Mach’s einfach!» («Tocca a voi!») – il tono giusto?

L’attuale campagna dell’UFSP quindi si concentra anche sulla fascia della popolazione giovanile. I manifesti e gli spot pubblicitari toccano soprattutto il tema della vita notturna e sono pubblicati sui social e sulla piattaforma di gioco Twitch. Inoltre nella versione tedesca dello slogan «Mach’s einfach!» viene utilizzato il «tu» (in italiano, la campagna si intitola: «Tocca a voi!»). L’idea è, ovviamente, che sia sufficiente rispettare le regole di comportamento.

Per Suzanne Suggs, benché si tratti di una buona strategia, la formula non è la migliore. L’esperta critica il tono condiscendente. «Mach’s einfach!», «Tocca a voi!», suona come un ordine dato a un bambino. Non bisogna sottovalutare che i giovani in particolare contestano questo tipo di comandi, fa notare la docente, che si rifà alla sua esperienza quotidiana in ambito universitario. A suo parere, i ragazzi devono essere convinti con dati scientifici e motivazioni fondate, elementi che mancano nei manifesti attuali.

La campagna dell'UFSp si rivolge ai giovani
La campagna dell'UFSP si rivolge ai giovani
UFSP

Una buona campagna informativa si rivolge singolarmente ai vari gruppi target, fornisce argomentazioni convincenti ed è ulteriormente potenziata attraverso i riscontri del target, spiega Suzanne Suggs. Infatti, «non basta uno slogan per modificare il comportamento delle persone».

In previsione della stagione fredda che ci attende, l’UFSP chiarisce che «sono in fase di sviluppo altre sottocampagne, dove verranno trattati i sintomi che si manifestano più frequentemente durante i mesi freddi e umidi.»

Nessuna ulteriore conferenza stampa prevista

Adesso che il numero dei casi è arrivato a livelli mai raggiunti dalla primavera scorsa, si nota una evidente differenza nella comunicazione delle autorità: all’epoca, Daniel Koch, l’ex «Signor Coronavirus» della Confederazione, era onnipresente in televisione.

Il suo successore, Stefan Kuster, appare molto meno. Oltretutto continuerà la sua esperienza in un altro modo. Considerata l’evoluzione della situazione, non sarebbe opportuno riproporre conferenze stampa più frequenti? La risposta dell’UFSP è laconica: «No.»

Per Suzanne Suggs è un’occasione persa. «Le autorità devono cogliere tutte le opportunità per comunicare con il pubblico. Il problema è troppo serio.»

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