Dono di organi: in assenza di una dichiarazione, decisione ai famigliari

cp, ats

20.9.2021 - 22:19

In Svizzera mancano organi da trapiantare, un problema al quale il parlamento vuole ovviare mediante una modifica della legge in materia.
Immagine d'illustrazione
KEYSTONE/LEANDRE DUGGAN

Chi non intende donare i propri organi dopo la morte dovrà dichiararlo formalmente quando è ancora in vita; in assenza di una dichiarazione, la facoltà di prendere una decisione andrà conferita agli stretti congiunti o a una persona di fiducia.

cp, ats

20.9.2021 - 22:19

È quanto prevedono le modifiche apportate alla Legge sui trapianti approvate oggi dal Consiglio degli Stati per 31 voti a 12 e una astensione con la speranza di rimediare alla penuria di donatori in Svizzera.

Questa soluzione, secondo la «senatrice» Marina Carobbio Guscetti, (PS/TI), dovrebbe contribuire a ridurre la discrepanza tra un elevato sostegno tra la popolazione, come dimostrano diversi sondaggi, per un'eventuale donazione e il tasso effettivo di organi disponibili, ancora esiguo.

L'iniziativa e il controprogetto

La modifica della legge in materia è la risposta del Consiglio federale all'iniziativa popolare denominata «Favorire la donazioni di organi e salvare vite umane» lanciata dall'ong giovanile Junior Chamber International (JCI) col sostegno di Swisstransplant. L'iniziativa propone l'introduzione di un nuovo modello basato sul consenso presunto «in senso stretto». Ciò significa che gli organi di una persona deceduta possono venir espiantati, a meno che quest'ultima non si opponga quando è ancora in vita.

Il governo ha invece proposto un controprogetto indiretto – una modifica a livello di legge e non di Costituzione – basato sul modello del consenso presunto «in senso lato», per tutelare maggiormente i diritti dei famigliari, i quali potranno continuare ad avere la possibilità di rifiutare una donazione di organi se ciò corrisponde alla volontà del defunto. Al voto, l'iniziativa è stata respinta all'unanimità: su questo punto dovranno ancora esprimersi i consiglieri nazionali, che invece l'avevano accolta.

Prima del voto finale sulla revisione di legge e sull'iniziativa, il plenum aveva già respinto una proposta di non entrata nel merito di Josef Dittli (PLR/UR), sostenuta anche da esponenti del Centro e dell'UDC, mediante la quale avrebbe voluto rimanere alla soluzione attuale che prevede il consenso esplicito. Nessuno nega la difficoltà di procacciarsi organi e le sofferenze, e la speranza, di coloro che sono in attesa di un trapianto che potrebbe salvare loro la vita o prolungargliela.

Rischio di ledere la dignità della persona

Tuttavia, il fatto di considerare tutte le persone dei potenziali donatori, a meno che non abbiano espresso parere contrario, rischia di ledere la dignità della persona che, come affermato in aula da Heidi Z'Graggen (Centro/UR), «non sono cassette per pezzi di ricambio». Benché il controprogetto preveda il coinvolgimento dei famigliari o persone di fiducia, la soluzione proposta metterebbe sotto un'enorme pressione i congiunti, già alle prese con una situazione emotivamente difficile, dovendo essi decidersi in tempi brevi se acconsentire o meno a un prelievo quando il congiunto si trova ancora tra la vita e la morte.

Vi è insomma il pericolo di estorcere un «sì» quando la volontà della persona cara non è nota – magari è pure contraria – o non è stata espressa in modo chiaro. Vi è poi il fatto che non tutta la popolazione ha i mezzi o la possibilità di informarsi sul questo questione, ossia è a conoscenza del fatto che può anche rifiutarsi di diventare donatore.

Circa i sondaggi, ha dichiarato Thomas Minder (UDC/SH), essi lasciano il tempo che trovano: nonostante gli sforzi profusi negli ultimi anni per promuovere la donazione di organi, all'atto pratico, ossia nella prassi, il numero di persone disposte a farlo non è aumentato. Considerare tutti quanti donatori potenziali, consentendo allo Stato di influire massicciamente nei diritti fondamentali dell'individuo che ha il diritto all'integrità fisica, rischia insomma di generare una sorta di rigetto, come la realtà ci sta ricordando con le misure restrittive adottate dal governo per arginare la pandemia.

Sia Z'Graggen che Hannes germann (UDC/SH) hanno inoltre rimproverato all'esecutivo di non aver tenuto conto dell'opinione espressa dalla Commissione nazionale d'etica in materia di medicina umana, favorevole invece a dichiarazioni obbligatorie da parte dei cittadini, contattati dalle autorità, in varie fasi della loro vita (per esempio al momento ottenere la patente di guida o di contrarre matrimonio, n.d.r) per conoscerne le intenzioni. Per tutti questi motivi, diversi oratori si sono detti contraria questo cambio di paradigma, e chiesto di rimanere al sistema attuale che prevede uan dichiarazione esplicita di consenso.

Svizzera fanalino di coda

Per i favorevoli, invece, al consenso presunto in senso lato, con l'attuale modello non è stato possibile trovare un numero sufficiente di donatori, nonostante i sondaggi ci dicano che la maggioranza della popolazione sia fondamentalmente a favore della donazione.

La Svizzera è fanalino di coda in Europa in fatto di donazione di organi, un gesto altruistico che può salvare delle vite, ha affermato, tra gli altri, Marina Carobbio, stando alla quale nel 2020 sono morte 72 persone in attesa di un trapianto: alla fine del secondo semestre di quest'anno oltre 1400 persone erano invece in lista d'attesa. Laddove vige in consenso presunto in senso stretto vi è stato effettivamente un incremento dei donatori, ha sostenuto.

Con la soluzione dell'esecutivo, che in diversi hanno definito un compromesso più che accettabile, molte più persone saranno spinte a farsi avanti per esprimere la loro volontà – che verrà iscritta in un registro come avviene ora per i donatori, n.d.r – sia per dire di «no» che per dichiararsi disponibili.

Oltre a ciò, la soluzione governativa ha il pregio di coinvolgere i famigliari o le persone di fiducia le quali conoscono la volontà della persona che hanno perso o stanno per perdere.

Nessun prelievo automatico

Un elemento del controprogetto evocato anche dal ministro della sanità Alain Berset, secondo cui, col sistema del consenso presunto in senso lato, i famigliari, chiamati a decidere in un momento drammatico avranno almeno una base sulla quale interrogarsi e prendere una decisione.

Una decisione, ha puntualizzato Berset, che può anche essere negativa, visto che non vi è alcun obbligo di acconsentire ad un espianto. Qualora non fosse possibile contattare un parente, non si procederebbe ad alcun prelievo, ha sottolineato il consigliere federale socialista. La volontà del defunto rimane sempre al centro delle preoccupazioni.

cp, ats