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«No» degli Stati all'iniziativa sulla neutralità e «sì» al controprogetto
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Svizzera

«No» degli Stati all'iniziativa sulla neutralità e «sì» al controprogetto

In aula Marco Chiesa (UDC/TI) ha difeso il sì all'iniziativa popolare

In aula Marco Chiesa (UDC/TI) ha difeso il sì all'iniziativa popolare

Keystone

L'iniziativa popolare sulla neutralità va respinta. È quanto propone il Consiglio degli Stati, che su questo punto si è allineato alla raccomandazione del Consiglio federale. Più discussa è stata invece l'idea di opporle un controprogetto diretto.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

19.06.2025, 15:07•19.06.2025, 15:18

Dopo aver dibattuto a lungo sulla proposta, la Camera dei cantoni l'ha approvata, per 35 voti a 8 e 1 astenuti.

I «senatori» suggeriscono quindi il rifiuto dell'iniziativa – la cui denominazione ufficiale è «Salvaguardia della neutralità svizzera (Iniziativa sulla neutralità)» – perché considerata troppo rigida, ha indicato il relatore commissionale Matthias Michel (PLR/ZG).

Il testo, lanciato da Pro Svizzera e da alcuni membri dell'UDC e depositata nell'aprile del 2024, chiede di iscrivere nella Costituzione federale una definizione di neutralità, esigendo che la Confederazione non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa, salvo in caso di attacco diretto contro il Paese. Vuole inoltre che Berna rinunci a sanzioni nei confronti di Stati belligeranti, come ha fatto invece con la Russia dopo l'invasione dell'Ucraina.

Secondo il «senatore» Marco Chiesa (UDC/TI), «chi oggi propone un allineamento automatico a sanzioni decise altrove, chi auspica un ravvicinamento a blocchi militari, in realtà sta minando l'unico strumento che ha permesso alla Svizzera di rimanere credibile, utile e rispettata. Perché, diciamolo chiaramente, solo una Svizzera veramente neutrale può essere autorevole come costruttrice di ponti».

«Io non ho dubbi – ha aggiunto Chiesa -, vorrei che questo consesso scegliesse una Svizzera libera, una Svizzera neutrale, una Svizzera che aiuta senza schierarsi, una Svizzera che parla con tutti perché non ubbidisce a nessuno».

Neutralità flessibile «è fondamentale»

Secondo la maggioranza, invece, non bisogna cambiare la prassi in materia: applicare una neutralità flessibile, nel quadro delle disposizioni del diritto internazionale vigente, è fondamentale soprattutto nell'attuale contesto globale. A suo parere, iscrivere nella Costituzione una definizione rigida di neutralità non è nell'interesse della Svizzera e ridurrebbe il margine di manovra in materia di politica estera.

Accettare l'iniziativa equivarrebbe quindi ad abbandonare l'utilizzo flessibile della neutralità, una consuetudine fondamentale per la salvaguardia degli interessi della Svizzera che ha già dimostrato la sua validità, secondo vari oratori succedutesi. Essi hanno sottolineato inoltre come la prassi in vigore, adottata 175 anni fa, non sia fine a sé stessa ma uno strumento di politica estera.

La minoranza democentrista, invece, è dell'opinione che sia necessario definire la neutralità nella Costituzione federale, poiché ciò conferirebbe a questo concetto una legittimità più stabile e renderebbe la Svizzera più affidabile a livello internazionale.

Proposta di controprogetto

Per quanto riguarda il controprogetto diretto – come detto, approvato a larga maggioranza – i favorevoli erano convinti che occorre sancire la definizione di neutralità per consentire al popolo di votare in modo differenziato su una versione che corrisponde alla prassi attuale. Così facendo il Parlamento dimostrerebbe anche di tenere in considerazione le richieste formulate nell'iniziativa.

Durante il dibattito, una parte del campo borghese – in particolare i «centristi» Benedikt Würth (SG), Pirmin Bischof (SO), Isabelle Chassot (FR) e Beat Rieder (VS), nonché il democentrista Hannes Germann (TG) – si è schierata a favore di tale controprogetto, assieme al socialista Daniel Jositsch (PS/ZH), che era favorevole anche all'iniziativa. Da parte sua, il ministro degli esteri Ignazio Cassis ha difeso la posizione del Governo, che è contrario sia all'iniziativa che al controprogetto.

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