Nuovi scenariIl virus come cambia le nostre città?
Di Jennifer Furer
27.7.2020
Zurigo, Ginevra, Lucerna (nella foto): l’emergenza Covid-19 ha colpito anche le città svizzere.
Keystone
L’emergenza coronavirus cambierà il volto della vita urbana. Una conversazione con Renate Amstutz, direttrice dell'Unione delle città svizzere, sulla mobilità del futuro, il telelavoro e il turismo urbano.
Signora Amstutz, il coronavirus ha avuto un’incidenza sulle nostre città?
All’interno del nostro Paese, le città sono cruciali per gran parte della popolazione. I tre quarti degli svizzeri vivono in città e nei comuni circostanti, che sono degli epicentri sociali, economici e culturali. La pandemia ha avuto un’incidenza massiccia sui centri urbani, durante l’isolamento, poi nei suoi strascichi, oltre che a lungo termine.
Quali sono le conseguenze dell’isolamento?
Renate Amstutz
Renate Amstutz è direttrice dell'Unione delle città svizzere.
Sono avvenuti dei cambiamenti profondi. Non avevo mai vissuto lo spazio pubblico e i trasporti in comune in questa maniera. Avevamo delle strade, delle piazze e dei trasporti pubblici quasi deserti. L’economia si è interrotta, le scuole sono state chiuse e il settore culturale è stato messo in pausa. Ritornare alla normalità dopo l’isolamento sarà un compito particolarmente complicato.
Quanto?
Il post Covid-19 non è ancora cominciato. Siamo ancora in piena pandemia. Bisogna dar prova di rispetto reciproco, attraverso il mantenimento del distanziamento necessario e l'applicazione delle misure di igiene. È l'unico modo di ristabilire la fiducia.
Come funzionerà tutto questo?
Durante l'isolamento, era il fronte sanitario ad essere naturalmente in primo piano. Per il ritorno a un'apparenza di (nuova) normalità è necessario trovare una soluzione a un'enormità di problemi, che vanno dalla salute all'economia, passando per la vita collettiva.
Certamente c'è una sfida da raccogliere, ma questa è anche un'occasione per mettere in campo nuovi approcci.
La crisi ci obbliga a trovare immediatamente delle soluzioni per rispondere a una situazione nuova. Le città sono sempre state pioniere. Anche oggi, hanno reagito prontamente all'evoluzione della situazione, con l'adozione di approcci innovativi, creativi e semplici.
Mobilità
La circolazione di biciclette (foto della città di Zurigo) è aumentata durante l’emergenza coronavirus, ricorda Amstutz.
Keystone/Christian Beutler
Può fornire degli esempi di reattività delle città di fronte alla pandemia?
Oltre alle cruciali misure di sostegno all’economia e alla popolazione, gli spazi pubblici sono stati occupati da vari strumenti per rispettare le regole di distanziamento sociale. Alcuni luoghi poco frequentati sono stati riconvertiti. Per esempio, il parco di stazionamento di Lucerna è stato sottoposto a un rinverdimento. Nella Svizzera romanda, sono state create abbastanza rapidamente ulteriori piste ciclabili. Queste misure sono soltanto temporanee, ma per quanto riguarda la circolazione delle biciclette, alcune iniziative potrebbero durare.
In futuro, le bici sono destinate a cancellare le auto dal paesaggio urbano?
Non si tratta di un'espulsione. Tuttavia, la crisi ha decuplicato la circolazione di biciclette. Sono comunque convinta che la loro importanza crescente, oltre a quella di camminare a piedi, sarà sostenibile in ambito urbano.
E per quanto riguarda i trasporti pubblici?
Con l'introduzione dell’uso obbligatorio della mascherina, i trasporti pubblici stanno riguadagnando poco a poco la fiducia dei cittadini. In alcuni momenti, hanno registrato fino all’80% di passeggeri in meno, in particolare per via del telelavoro imposto a una vasta parte della popolazione. Tuttavia, sono e resteranno un mezzo di trasporto essenziale all'interno delle città e dei comuni, oltre che per spostarsi tra i vari centri urbani.
E l’auto?
Le persone costrette a spostarsi, lo facevano senza dubbio più spesso in auto, al fine di proteggersi dalle infezioni. Naturalmente, ciò non può funzionare come soluzione permanente. Lo spazio ristretto del centro delle città e dei comuni non permette la crescita del traffico automobilistico. Dopo il telelavoro, tutti riprenderanno il loro posto al volante, causando così degli imbottigliamenti, che semplicemente impediranno di andare in ufficio.
Perché?
La questione dell'efficacia spaziale e della compatibilità climatica dei mezzi di trasporto è un tema attuale, pandemia o no. Sono ancora in corso diversi dibattiti a questo proposito. Bisogna tuttavia arrendersi all’evidenza, lo spazio all’interno delle città è limitato ed è sicuro che i conflitti saranno ricorrenti. Tuttavia, ritengo che esista un movimento che cerchi di ripensare l’utilizzo degli spazi urbani. Quest’impulso deriva dall'aumento dell'uso delle biciclette, oltre che dalle nuove esigenze all'interno degli spazi pubblici in materia di rispetto delle misure di distanziamento.
Quanto tempo deve trascorrere prima che i cambiamenti siano visibili?
Non sono in grado di rispondere a questa domanda. Non sono dei processi per i quali ci sia chiaramente un inizio e una fine. Alcuni cambiamenti si producono continuamente. Si tratta di avanzare progressivamente nella giusta direzione. Non ci sarà una grande rivoluzione. Questo è un approccio tipicamente svizzero, ma naturalmente è anche una questione di pianificazione, di procedure, e infine, di finanze. Avanziamo tappa per tappa, senza ribaltare il tavolo.
Telelavoro
Il telelavoro non ha solo vantaggi.
Keystone/Christian Beutler
Il coronavirus ha premuto sull’acceleratore per alcuni cambiamenti?
È probabile. Questa crisi ha dimostrato che alcune misure possono essere adottate prontamente.
Un esempio?
Pensiamo alla transizione verso il telelavoro. Questo movimento verso una modalità di lavoro maggiormente fondata sulle tecnologie digitali, questo desiderio da parte delle aziende di vedere i loro impiegati lavorare maggiormente a domicilio, esisteva già prima del Covid-19. Ma l’emergenza ha considerevolmente accelerato questa evoluzione.
In quale misura il telelavoro avrà un'incidenza sulle città svizzere?
Non sappiamo ancora fino a che punto il telelavoro si svilupperà. A seconda della sua ampiezza, ci sarà più o meno incidenza sui centri urbani, in particolare attraverso la conversione degli spazi degli uffici, o riducendo gli spostamenti in città. Ma non penso che ci saranno cambiamenti di fondo in un prossimo futuro.
Non pensa dunque che il telelavoro cambierà profondamente le città?
Penso che la spinta del digitale sarà duratura, ma che non sconvolgerà completamente le nostre vite. Siamo stati testimoni dei vantaggi del telelavoro, ma anche dei suoi svantaggi e delle sue restrizioni. Le riunioni virtuali possono essere utili per semplici conversazioni e presentazioni, ma quando si tratta di negoziazioni, di temi complessi o controversi che implicano numerose persone, diventa difficile condurli a termine senza un incontro fisico. Le persone hanno bisogno di contatti sociali, è un dato sempre cruciale.
Il telelavoro potrebbe generare un esodo dalle città, per via della soppressione del tragitto tra domicilio e ufficio?
I centri urbani sono in piena crescita, perché presentano una diversità senza pari e offrono una qualità di vita estremamente elevata. Anche se il numero dei dipendenti in telelavoro aumenta, i centri conserveranno le loro numerose funzioni e saranno apprezzati come luogo di incontro. Inoltre, la popolazione Svizzera ha chiaramente rigettato l'espansione urbana durante il voto sulla legge per l’organizzazione del territorio.
Prodotti locali
Le attività commerciali saranno spodestate dalle città? Quale sarà l’impatto del commercio online sull’offerta locale?
Keystone/Gaetan Bally
La pandemia creerà dei cambiamenti tangibili?
Non sono una profetessa. Tuttavia, considerando che la pandemia ha considerevolmente ristretto il raggio degli spostamenti, numerose persone hanno preso coscienza del fatto che c’era molto da scoprire anche non lontano da casa. L’offerta locale ha guadagnato in importanza. Mi auguro che quest’evoluzione sia durevole, perché un ambiente vivace, arricchito da un vasto ventaglio di offerte, è uno straordinario valore. Ma non sono totalmente fiduciosa in questo senso.
Per quale ragione?
Con l’apertura delle frontiere, il turismo di consumo è immediatamente ripreso. Anche il commercio online ha conosciuto una grande progressione per via della pandemia. Tuttavia, conviene analizzare la situazione in maniera ponderata. In effetti, numerosi piccoli commercianti hanno scoperto che un negozio online è più vantaggioso di un'attività con tanto di sede. Per il momento, è difficile per noi stimare l’impatto dell’emergenza sulle abitudini di viaggio e di vacanze.
È possibile che le attività commerciali scompaiano per via del Covid-19?
Keystone
Recentemente, un urbanista tedesco, nell’ambito di un’intervista al magazine «Der Spiegel», ha espresso il suo timore di vedere le città svuotarsi delle loro aziende per via della propagazione del Covid-19. Cosa ne pensa?
Questa attitudine mi sembra molto pessimista. Infatti, anche prima del Covid-19, il commercio online aveva già dato luogo ad alcuni cambiamenti strutturali importanti nei centri delle città. Possiamo immaginare che la crisi rafforzi questa tendenza. Ma è ancora troppo presto per fare una previsione del genere. Bisogna anche tener presente che le città sono molto dinamiche e propongono soluzioni innovatrici. Ma è un processo che dura già da un po’ di tempo.
Quali sarebbero queste soluzioni?
È cruciale lo sfruttamento potenzialmente temporaneo dei piani terra. Anche l’utilizzo misto degli spazi lo è: negozi, residenze, intrattenimento e cultura. Quest’approccio genera un certo dinamismo, che attira flussi di persone diverse all’interno di uno stesso luogo, in diversi momenti della giornata.
I paesaggi integralmente composti da stabili per uffici sono destinati a scomparire?
L’onnipresenza di immobili per uffici non fa brillare il blasone di una città che aspira ad essere vivace. Come avviene nell’agricoltura, le monoculture non sono durevoli. È necessario un mix.
Costruire città resilienti
«La crisi ha dimostrato che il fatto vivere insieme all’interno della città non è sinonimo di anonimato, ma piuttosto di grande vicinanza.»
Keystone/Christian Beutler
Come può essere attuato in pratica?
Esistono diversi approcci interessanti in urbanistica in materia di «città vicina». In altri termini, si tratta di avvicinarsi alle seguenti funzioni cruciali: abitare, acquistare, lavorare, imparare, divertirsi e formarsi. Così, nascono delle sottozone, che possono essere separate dalle altre sottozone da cinture verdi, piazze o parchi.
Perché è auspicabile questo?
La prossimità porta alla resilienza. Abbiamo bisogno di tendere verso questa prossimità.
Abbiamo principalmente affrontato le misure spaziali legate all’emergenza. Ma il termine «città vicina» sottintende ugualmente il concetto di «città sociale».
Assolutamente! Gli aspetti spaziali e sociali non possono essere distinti. La crisi ha dimostrato che la convivenza all’interno della città non è sinonimo di anonimato, ma piuttosto di grande vicinanza. Faccio qui riferimento alla solidarietà che è nata nei quartieri o che si è rafforzata durante la crisi. Le città sono state teatro di una forte crescita dell’aiuto di vicinato e del dinamismo delle associazioni di quartiere e di piccole organizzazioni locali. Tutti si sono impegnati perché chiunque si sentisse integrato e preso in considerazione.
Il settore sociale è costantemente percorso dal cambiamento. E questo non è soltanto da imputare alla pandemia. Penso qui alle nuove forme di lavoro o ai nuovi modelli familiari. L’urbanistica del futuro prenderà in considerazione tutto questo? In che misura?
La città non è uno status quo, è un processo. Quando vengono costruiti nuovi quartieri, si bada a che offrano numerose e diverse possibilità per gli individui che hanno differenti progetti di vita. È cruciale tener conto delle nuove esigenze delle generazioni future, durante la pianificazione urbana.
Spazio pubblico e turismo urbano
L'assenza di turisti provenienti dall’Asia ha un’incidenza sulle nostre città (foto di Lucerna).
Keystone/Urs Flueeler
Lo spazio pubblico è al centro dell’attenzione. La crisi attuale ci spingerà a sollecitarlo maggiormente?
Indipendentemente dalla crisi legata al Covid-19, le città subiscono attualmente una mediterraneizzazione, conseguente all’evoluzione degli stili di vita e al cambiamento climatico. Con la pandemia e la fine dell’isolamento, la gente riscopre la vita all’esterno. È possibile che questa sollecitazione e questa riconversione dello spazio pubblico si intensifichino per via della crisi. Tuttavia, ci sono dei limiti da rispettare e devono essere considerati diversi interessi.
Attualmente i turisti occupano poco lo spazio pubblico. La crisi segnerà la fine del turismo urbano?
Lo spazio pubblico è già stato oggetto di una rivitalizzazione intensiva. Alcuni segmenti del turismo ne sono attualmente assenti. Tuttavia, il turismo urbano resta una calamita, anche se la ripresa si farà probabilmente attendere un po’ di più. Gli hotel situati in città hanno riscontrato delle massicce perdite, in parte dovute all’assenza di turisti stranieri, specialmente asiatici. In più, d'estate, la montagna e la natura attirano maggiormente i turisti.
Un giorno ci sarà un ritorno alla normalità?
La pandemia ha agito come un fattore rivelatore: dobbiamo rinunciare alle nostre antiche certezze. Inoltre, il virus imperversa ancora. Dovremo probabilmente vivere così a lungo. La sicurezza ci pareva una cosa acquisita, ma ora non lo è più. La nostra percezione del mondo è sconvolta da un virus che non rispetta le frontiere e agisce come un rivelatore sulla globalizzazione, ostacolando improvvisamente il commercio internazionale. Questa è la ragione per cui è urgente elaborare soluzioni per il futuro, sin d’ora.