Il Covid ha fatto crescere l'e-government

nw, ats

15.12.2021 - 09:30

Con la pandemia alcune attività su Internet sono aumentate, ma non tutte. Immagine d'archivio.
Keystone

La pandemia ha accelerato alcune specifiche attività che si svolgono su Internet, in particolare l'e-government. È quanto emerge dall'ultima rilevazione sul tema effettuata dall'Ufficio federale di statistica (UST).

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15.12.2021 - 09:30

Nel 2021, il 96% della popolazione tra i 15 e gli 88 anni ha utilizzato Internet. L'età continua però a giocare un ruolo di primo piano: il 90% delle persone sotto i 45 anni lo utilizzano quotidianamente, una quota che scende poi gradualmente fino al 53% di chi ha più di 75 anni.

Il paragone con il periodo prepandemico (dati del 2019), mostra che alcune attività sono state svolte meno frequentemente. È il caso, per ovvi motivi sanitari, dei servizi legati a viaggi e alloggi, scesi di 15 punti percentuali. È invece cresciuto tutto ciò che riguarda sanità, formazione e attività di comunicazione (come le videoconferenze), ma anche lo scaricare e l'ascoltare musica.

E-government col vento in poppa

Un settore che ha goduto di un grande incremento è sicuramente quello dei servizi amministrativi online, con un aumento della quota di utenti dal 71% all'80%. Nel settore specifico dei moduli compilati online, sottolinea l'UST, l'incremento è davvero notevole: si è passati dal 43% al 68% di utilizzatori. In questa categoria rientrano ad esempio i moduli legati ad aiuti e indennità, ma anche quelli per le vaccinazioni.

Sorprendentemente, non si è invece rilevata una progressione degli acquisti online. Questo è però dovuto al fatto che una buona fetta di tali spese è legata solitamente a viaggi e cultura. Cambiano poi i metodi di pagamento: cala l'utilizzo delle carte di credito (dal 66% al 57% di utenti), a favore delle applicazioni per smartphone.

Rischi legati ai dati personali

Più servizi su Internet, evidenzia l'UST, significa anche una maggiore quantità di dati online. In molti però non sono ancora consapevoli dei potenziali rischi e non prendono precauzioni basilari come limitare l'accesso al proprio profilo sulle reti sociaali (54%) o la verifica della sicurezza di un sito Internet (50%).

La metà (48%) della popolazione si dichiara preoccupata del fatto che le proprie attività online siano registrate per diventare un target pubblicitario, ma solo un terzo (34%) ha modificato i parametri del proprio browser per limitare i cookie e un quinto (20%) utilizza un software che limita la possibilità di essere monitorati.

Spesso nemmeno i computer vengono protetti a sufficienza: tra il 2019 e il 2021 la quota di utenti che dichiara che sul proprio pc è installato un software di sicurezza è diminuita dal 65% al 60%, mentre per quel che riguarda gli smartphone si è scesi dal 60% al 57%.

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