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Dopo il caso di Roveredo

Il Moesano chiede al Cantone più coinvolgimento su permessi e controlli

L'incontro odierno a Roveredo tra i rappresentanti comunali e i servizi cantonali arriva dopo mesi di tensioni istituzionali legate al caso dei permessi (immagine simbolica).

L'incontro odierno a Roveredo tra i rappresentanti comunali e i servizi cantonali arriva dopo mesi di tensioni istituzionali legate al caso dei permessi (immagine simbolica).

Keystone

Nuovi canali di dialogo, maggiore coinvolgimento dei Comuni e richieste di controlli più incisivi. Sono alcuni dei temi emersi durante l'incontro tecnico a porte chiuse svoltosi a Roveredo tra i rappresentanti dei comuni del Moesano e i vertici dell'amministrazione cantonale grigionese, sul tema della criminalità organizzata.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

28.05.2026, 17:50

L'incontro arriva dopo mesi di tensioni istituzionali seguiti al caso delle persone domiciliate a Roveredo finite al centro di un'inchiesta internazionale legata al traffico di droga e a presunti ambienti della criminalità organizzata.

La vicenda aveva riacceso il dibattito sul rilascio dei permessi, sui controlli effettuati dalle autorità e sullo scambio di informazioni tra Cantoni.

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Secondo il vicesindaco di Roveredo, Decio Cavallini, il confronto ha permesso soprattutto di stabilire un contatto diretto con i vertici dei servizi cantonali. «Finalmente li vediamo in faccia e finalmente sappiamo con chi parlare», ha dichiarato ai media al termine della riunione.

Tra le proposte avanzate dai Comuni vi è la definizione di un nuovo «flusso di processo» tra autorità comunali, Polizia cantonale e uffici cantonali.

L'idea è quella di chiarire modalità operative, scambio di informazioni e livelli di coinvolgimento dei diversi enti, in vista di un successivo incontro tecnico più ristretto.

Più coinvolgimento per i Comuni

Cavallini ha inoltre insistito sulla necessità che i Comuni possano esprimersi maggiormente sui permessi rilasciati e monitorare meglio le società presenti sul territorio.

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Dopo il caso di Roveredo

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«Ci sono società che si sono installate in Mesolcina e che non si sa bene a chi appartengano o come funzionino», ha affermato, chiedendo una collaborazione più stretta con Registro di commercio, Ufficio del lavoro e altri enti cantonali.

«Il casellario giudiziale è la misura migliore»

Critiche sono state espresse anche nei confronti della nuova autodichiarazione introdotta nei Grigioni a metà maggio per le richieste di permesso. Secondo il vicesindaco, la misura non sarebbe sufficiente.

«Mai un delinquente dirà di avere dei precedenti», ha dichiarato, sostenendo che l'esibizione del casellario giudiziale resti «la misura migliore».

Cavallini ha inoltre giudicato troppo lenta la procedura di revoca dei permessi nei confronti delle persone arrestate. «La mia opinione è che andava fatto il giorno dopo», ha affermato, parlando della necessità di dare «segnali immediati».

Pur dicendosi parzialmente soddisfatto dell'incontro, Cavallini ha sottolineato di attendere ancora una risposta politica più chiara da parte del Cantone. «Qualcuno deve dire qual è il grado di tolleranza richiesto», ha dichiarato.

«Coira è lontana»

Cavallini ha anche parlato di una certa distanza tra Coira e il Moesano. Secondo quanto riferito dal vicesindaco, durante l'incontro sarebbe emerso che la capitale grigionese, essendo «al di là del San Bernardino, è lontana dal Moesano e non sufficientemente presente».

«Questo tipo di incontri può dare avvio a un altro modo di essere attivi tra regioni periferiche e potere centrale», ha concluso.

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