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La consigliera di Stato vodese Valérie Dittli è ora oggetto di una seconda indagine penale.
ATS
Valérie Dittli è nuovamente nel mirino della giustizia. Giovedì il Ministero pubblico ha annunciato l’avvio di una seconda indagine penale nei confronti della consigliera di Stato centrista. Nell’ambito del rapporto Meylan, il procuratore generale Eric Kaltenrieder ritiene che non si possa escludere il sospetto di commissione di un reato penale.
«Dopo aver esaminato il rapporto di Jean-François Meylan del 24 aprile 2026 sugli incarichi assegnati all’ex presidente della Commissione fondiaria rurale I, il procuratore generale ha deciso di indagare sui fatti portati alla sua attenzione dal Consiglio di Stato. Ha quindi chiesto e ottenuto dall’Ufficio di presidenza del Gran Consiglio l’autorizzazione a perseguire la consigliera di Stato Valérie Dittli», indica la Procura in un comunicato.
«La relazione redatta su ordine del Consiglio di Stato menziona in particolare due incarichi conferiti nel 2025 all’ex presidente della CFR I dalla responsabile dell’ex Dipartimento delle finanze e dell’agricoltura (ex DFA), Valérie Dittli.» prosegue la nota.
«Secondo la relazione, uno di questi faceva parte di una convenzione firmata tra le due persone sopra citate, che prevedeva anche il ritiro di una denuncia penale nei confronti della signora Dittli», ricorda il ministero pubblico.
L’accordo prevedeva inoltre l’erogazione di 10'000 franchi di denaro pubblico al denunciante, secondo il rapporto Meylan.
Accusata di aver mentito e nascosto informazioni, Valérie Dittli non gode più della piena fiducia del governo, che ha persino sottolineato come sarà difficile ripristinarla.
In data 28 aprile, il Consiglio di Stato aveva trasmesso l’intero fascicolo in suo possesso al procuratore generale Eric Kaltenrieder affinché potesse determinare se i fatti accertati dall’investigatore costituissero o meno reati penali.
«Dopo aver esaminato tali documenti, ha ritenuto che non si potesse escludere il sospetto di commissione di un reato e che fosse necessaria un’indagine penale per accertare i fatti», spiega il procuratore generale.
In data 11 maggio, ha presentato all’Ufficio del Gran Consiglio una richiesta di autorizzazione a perseguire l’attuale capo del Dipartimento dell’agricoltura, della sostenibilità, del clima e del digitale (DADN).
Quest’ultimo, dopo aver consultato l’interessata, ha dato il proprio consenso questo mercoledì.
Informato da tale organo, il procuratore generale «procederà a breve» all’apertura di un’indagine penale.
In una dichiarazione personale pubblicata lo stesso giorno, la signora Dittli afferma di prendere atto di questa decisione.
«Sono lieta che un simile provvedimento consenta di accertare i fatti in modo completo e obiettivo, nel rispetto del diritto di essere ascoltata, e di dissipare definitivamente i dubbi che sembrano ancora sussistere», scrive la giovane ministra centrista.
«I motivi precisi per cui il Ministero pubblico intende indagare su questo caso non risultano ancora chiari in questa fase», sottolinea. Ribadisce di essere «convinta di aver sempre agito nel rispetto della legge e nell’interesse dello Stato».
«Nel merito, contesto fermamente le accuse riportate dai media secondo cui fondi pubblici sarebbero stati utilizzati per fini privati. Tengo a ribadire ancora una volta che, in questo caso, tutte le procedure sono state intraprese nel rispetto della legge. Godo inoltre pienamente della presunzione di innocenza», scrive nella sua dichiarazione personale.
Si tratta quindi della seconda indagine penale a carico della signora Dittli. La Procura ha avviato una prima istruttoria penale nei suoi confronti lo scorso autunno.
L’indagine verte su fatti potenzialmente costituenti abuso d’autorità, dato che aveva chiesto di annullare o di far annullare accertamenti fiscali passati in giudicato, nell’ambito dello «scudo fiscale».
La Procura ha invece archiviato un procedimento per violazione del segreto d’ufficio.
La consigliera di Stato, 33enne, ha finora sempre affermato di non avere intenzione di dimettersi, nonostante gli appelli in tal senso da parte del Gran Consiglio tramite una risoluzione dello scorso aprile.
È chiaramente intenzionata a portare a termine la legislatura.
Sebbene possa ancora contare sul sostegno del suo partito, il partito cantonle le ha però chiesto di chiarire entro l’estate le sue intenzioni per il 2027.
All’ala destra dello scacchiere politico vodese, il PLR e l’UDC hanno preso le distanze dalla ministra centrista, non potendo immaginare di fare campagna elettorale con lei nel 2027 all’interno dell’Alliance vaudoise (PLR, UDC, Centro).
Alcuni ipotizzano che lei punti al Consiglio nazionale.