Iniziativa GSsE è dannosa, secondo contrari

ATS

19.10.2020 - 10:46

Scendono in campo i contrari
Source: KEYSTONE/LAURENT GILLIERON

L'iniziativa popolare «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico» aumenta i rischi per i fondi di previdenza sociale, minaccia l'indipendenza politica della Banca nazionale svizzera (BNS) e criminalizza numerose PMI.

È quanto ritengono i contrari – esponenti di PLR, PPD, UDC e PVL – che oggi a Berna hanno presentato le loro argomentazioni.

L'iniziativa, promossa dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) e dai giovani Verdi, vuole vietare alla BNS, alle casse pensione e alle fondazioni di investire nelle imprese che realizzano oltre il 5% del loro giro d'affari annuo con la fabbricazione di materiale bellico. Chiede inoltre che la Confederazione si adoperi a livello nazionale e internazionale affinché siano applicate condizioni analoghe a banche e assicurazioni.

Con questo progetto, le opportunità di investimento dei fondi di previdenza sociale diventeranno più costose e i rischi associati alle attività di investimento aumenteranno, affermano i contrari in una nota. L'AVS e le casse pensioni dovranno limitare i loro investimenti a poche aziende oppure ne controllano ogni anno migliaia per verificare la quota di fatturato nel settore degli armamenti, rilevano.

A loro avviso l'iniziativa si basa inoltre su una definizione molto ampia di «produttori di materiale bellico». Questa include tutte le imprese che realizzano più del 5% del loro fatturato annuo attraverso la produzione di materiale bellico. Non solo le grandi imprese produttrici di armamenti quindi, ma anche le PMI svizzere in qualità di fornitori. Spesso infatti queste piccole aziende, oltre ai prodotti di uso quotidiano, producono anche singole parti o assemblano componenti che vengono integrate negli armamenti.

Oltre a ciò, secondo gli oppositori il testo posto in votazione introdurrebbe criteri politici per gli investimenti della BNS, mettendone a repentaglio l'indipendenza costituzionale. «Le banche centrali svolgono i loro compiti di politica monetaria in maniera indipendente dalle autorità politiche. Questo principio è ampiamente accettato e applicato in tutto il mondo. Anche in Svizzera», ha ricorda Maja Riniker, consigliera nazionale (PLR/AG), citata nella nota.

Secondo i fautori del testo, gli investimenti nei produttori di materiale bellico sono contrari alla tradizione umanitaria e alla neutralità della Svizzera. Dovrebbero essere esclusi dai portafogli. Per loro l'iniziativa può inoltre essere facilmente attuata. Sempre più investitori e casse pensioni hanno introdotto una serie di criteri negli investimenti, senza perdere in termini di rendimento. Inoltre, il volume dell'industria degli armamenti rappresenta appena l'1% del mercato mondiale e gli investimenti sostenibili continuano a crescere.

Il testo è stato presentato nel giugno 2018. Una maggioranza borghese in Parlamento si è opposta. Solo la sinistra e il Partito evangelico sostengono il testo. Nel 2009, un'altra iniziativa del GSsE che auspicava il divieto di esportare materiale bellico è stata bocciata dal 68,2% degli elettori.

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