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Il parere della politologa

«L'addio di Jositsch al PS è frutto di un trend che riguarda tutta Europa»

Daniel Jositsch era una figura di primo piano del Partito socialista.

Daniel Jositsch era una figura di primo piano del Partito socialista.

Keystone

L'addio del consigliere agli stati zurighese Daniel Jositsch al Partito socialista (PS) scuote la sinistra elvetica, ma si inserisce in una trasformazione profonda che riguarda tutta Europa. Ne è convinta la politologa Silja Häusermann.

Keystone-SDA

Keystone-SDA

18.07.2026, 14:01•18.07.2026, 14:18

«È stato certamente un ritiro molto prominente, per il PS è una situazione sgradevole», afferma la professoressa all'università di Zurigo in un'intervista pubblicata dal Tages-Anzeiger. «Ma affermare che l'ultimo social-liberale abbia lasciato il partito attribuirebbe a questo addio un significato eccessivo».

«Osserviamo in tutti i paesi dell'Europa occidentale una differenziazione dello spettro partitico di sinistra. Accanto ai socialdemocratici sono nati partiti verdi o nuove formazioni della sinistra radicale. In Svizzera si aggiunge come peculiarità anche il Partito dei Verdi liberali».

Il risultato è che non solo gli elettori si riallineano, ma lo fanno anche gli stessi rappresentanti dei partiti.

I partiti sono più compatti di prima

Fino agli anni Ottanta decidevano principalmente le classiche questioni redistributive. Poi sono emersi temi come la politica sociale, la migrazione e l'ambiente, allargando e diversificando l'elettorato di sinistra, che una singola formazione non può più coprire da sola.

Questa frammentazione ha reso i partiti più compatti, spiega l'esperta.

«Oggi nel parlamento federale tutti i gruppi votano in modo molto più unitario rispetto all'inizio degli anni Duemila. Un fattore scatenante importante è stata l'ascesa dell'UDC negli anni Novanta. Di conseguenza, il blocco borghese si è rotto, PS e UDC si sono posizionate come poli dello spettro».

Per quanto riguarda Jositsch, questo significa che chi si discosta in una votazione su cinque non è più tollerato.

«Nel caso concreto, probabilmente non hanno giocato un ruolo solo le differenze politiche sostanziali. In linea di principio, però, i gruppi sono sottoposti a un controllo politico e mediatico più attento. La percezione esterna diventa più importante a causa della maggiore concorrenza tra i partiti».

Il PS non si sta trasformando nella GISO

La strategia del PS, sotto la guida di Cédric Wermuth e Mattea Meyer, punta su messaggi chiari e campagne visibili per mobilitare i giovani. «Una tale strategia richiede una compattezza relativamente elevata», sottolinea la specialista.

Quanto alla critica di una presunta «Jusofizierung» – cioè una trasformazione che ricorda Juso, i Giovani socialisti (GISO) - la studiosa la smonta con i numeri: «Una parte considerevole dell'attuale dirigenza è stata socializzata politicamente dal GISO, in questo senso è vero. Ma il PS è molto lontano da una struttura elettorale 'giovanilizzata': come tutti i partiti socialdemocratici, soffre piuttosto di un invecchiamento della sua base elettorale. A metà degli anni Novanta, meno di un terzo degli elettori PS aveva più di 60 anni, oggi sono circa il 45%».

Le questioni d'identità non allontanano gli elettori tradizionali

Sul fronte della presunta fuga dei moderati, Häusermann è categorica.

«C'è stata una fase in cui si osservava una certa emigrazione di elettori PS verso destra. Questa quota però, anche tra gli anziani, è rimasta sempre a una cifra e limitata agli anni Novanta, quando il sistema partitico si è riordinato. Da circa 25 anni gli spostamenti avvengono in modo predominante all'interno del campo di sinistra».

Nemmeno l'accusa di essere diventati troppo «woke» regge all'analisi.

«È vero che il PS svizzero oggi affronta le questioni progressiste in materia di identità in modo più offensivo con la dirigenza Meyer/Wermuth. Ma gli studi non mostrano che queste posizioni allontanino gli elettori più anziani, come spesso si suggerisce. Anche i veterani della sinistra hanno opinioni progressiste dal punto di vista sociopolitico. La maggior parte di loro è stata politicizzata negli anni Settanta e Ottanta con temi come l'uguaglianza, la protezione ambientale o l'inclusione».

Guadagna nelle città, ma ha perso l'ambiente operaio

La professoressa individua un'altra tendenza decisiva: il divario città-campagna.

«È vero che l'asse città-campagna sta diventando sempre più determinante per la scelta del partito. I partiti di centro-sinistra oggi guadagnano in modo sproporzionato nelle città, in modo particolarmente evidente tra le donne con un livello di istruzione medio-alto».

Ma il PS ha perso il ceto operaio?

«Molti dei posti di lavoro nel tradizionale ambiente operaio di sinistra oggi in Svizzera non esistono più. Negli anni Ottanta gli impieghi nell'industria rappresentavano ancora oltre un terzo dell'occupazione, oggi sono circa il 12%. Degli operai aventi diritto di voto, più della metà non vota affatto. Tra quelli che votano, il PS raggiunge circa un quarto, l'UDC oltre il 40%, soprattutto a causa delle sue posizioni conservatrici in materia sociopolitica».

E Häusermann precisa: «Quegli operai che oggi votano a destra di regola non erano di sinistra neanche in passato. C'è stato un cambiamento, ma è avvenuto attraverso le generazioni».

«Il sistema svizzero è paradossale»

Vi è poi una considerazione generale da fare.

«Il sistema svizzero è paradossale: permette alle formazioni politiche di presentarsi in modo ideologicamente molto marcato e di essere comunque al potere. In Svizzera, partiti che nel confronto europeo si collocano agli estremi dello spettro – l'UDC a destra, il PS a sinistra – siedono insieme nel governo. Questo funziona solo perché il nostro sistema consente questa doppia natura: ci si può posizionare in modo netto in campagna elettorale, ma non si dovranno mai realizzare direttamente quelle posizioni, perché la negoziazione è parte del sistema».

Sulla corsa per il seggio di Jositsch, Häusermann vede uno scenario complesso.

«Per il PS di Zurigo e soprattutto per gli elettori del campo centro-sinistra la situazione è molto sfavorevole, indipendentemente dal fatto che la signora Jacqueline Badran si candidi o meno. Con Jositsch in corsa e una candidatura ufficiale del PS si profila una situazione lose-lose: esiste una reale probabilità che alla fine nessuno dei due venga eletto», conclude.

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