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La fragilità delle montagne raccontate da Cesare Lucchini a St. Moritz
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Al Museo Engadinese

La fragilità delle montagne raccontate da Cesare Lucchini a St. Moritz

L'artista ticinese Cesare Lucchini nella galleria del Museo Engadinese a St. Moritz. Sullo sfondo si vedono alcuni quadri esposti nella mostra «La montagna ammalata».

L'artista ticinese Cesare Lucchini nella galleria del Museo Engadinese a St. Moritz. Sullo sfondo si vedono alcuni quadri esposti nella mostra «La montagna ammalata».

Keystone

«La montagna ammalata» è il titolo della mostra temporanea di Cesare Lucchini, che verrà inaugurata oggi al Museo Engadinese a St. Moritz. Nei suoi quadri l'artista ticinese racconta la fragilità delle montagne, mettendo in evidenza il disastro ecologico e le responsabilità dell'essere umano.

Keystone-SDA

Keystone-SDA

15.07.2026, 14:16•15.07.2026, 14:22

Il Museo Segantini e il Museo Engadinese a St. Moritz si trovano ad alcune decine di metri di distanza in linea d'aria. Il primo con il suo famoso trittico mostra la bellezza del paesaggio alpino. In quell'epoca le montagne avevano un fascino idilliaco, romantico. Un panorama che oggi viene invece letto con occhi diversi. Per l'artista Lucchini, la montagna non è più un rifugio inviolabile, ma la testimonianza della precarietà umana. La montagna invece di essere incantata, come nel celebre romanzo di Thomas Mann, si ammala e diventa fragile.

Macchie rosse sulle montagne

«Ci sono quadri più angosciati, più tristi. Altri invece sono fra virgolette più gioiosi o con un filo di speranza. Questo deriva dallo stato d'animo che c'è in te quando stai lavorando», ha raccontato Lucchini, in un'intervista a Keystone-ATS. Un quadro alle spalle dell'artista esprime tutta la sofferenza delle sue montagne ammalate: un massiccio su sfondo nero, con rigagnoli bianchi che lo percorrono. Sul lato sinistro delle macchie rosse a simboleggiare le ferite.

Guardando i dipinti, i profili di alcune vette sembrano familiari. Lucchini non usa però mai una pittura descrittiva, «per quello ci sono altri mezzi, come la fotografia». «Il soggetto non è mai descrittivo, deve essere interpretato, interiorizzato e poi riproposto», ha spiegato l'artista. È la lezione dei Maestri dell'espressionismo. «Partono sì da un tema figurativo, ma poi lo trasformano per arrivare all'essenza, a un qualcosa di più profondo, non solo un'illustrazione».

La responsabilità umana come tema cardine

Cesare Lucchini, nato a Bellinzona nel 1941 e diplomato presso l'Accademia delle Belle Arti a Brera a Milano, è fra gli artisti più importanti della scena contemporanea svizzera. Per i suoi dipinti prende spunto dai fatti di cronaca quotidiana, dalle foto sui giornali, dalle notizie alla radio e in televisione. Già nella mostra antologica «La terra trema» esposta al Museo d'arte Mendrisio nel 2023 Lucchini aveva affrontato temi contemporanei, come la migrazione.

Nel 2023 come oggi, il tema cardine delle sue opere rimane la responsabilità umana. Malgrado nei suoi quadri non si vedano persone, la conseguenza delle loro azioni è percepibile nelle linee bianche che rappresentano lo sciogliersi dei ghiacciai.

Con «La montagna ammalata» Cesare Lucchini vuole lanciare un appello o un campanello d'allarme? «Sarebbe un po' presuntuoso da parte mia. Il pittore ha la funzione di mettere i puntini su questi problemi, senza pretendere di cambiare il mondo. Questo, diciamo, non è nelle nostre possibilità».

La mostra offre però un'occasione per riflettere sul rapporto fra l'essere umano, la natura e la responsabilità collettiva. E di riflettere a ciò che sta succedendo ora e ciò che rimarrà un domani.

Il dialogo fra le opere e l'Engadina

Dalle finestre del Museo Engadinese lo sguardo si dirige su quei giganti, che soffrono il cambiamento climatico e rispondono a loro volta, sciogliendosi, crepandosi, sgretolandosi. È un caso che l'esposizione venga proposta proprio qui? «La mostra è nata parlando con un mio carissimo amico, il regista Vito Rubini, che sta girando un documentario sul ghiacciaio del Morteratsch qui vicino. Sapeva che stavo trattando il tema della montagna ammalata e mi ha così proposto di mettermi in contatto con la direttrice del Museo Engadinese, Allegra Giorgi», ha proseguito Lucchini.

La mostra, che rimarrà aperta fino al 18 ottobre, dialoga con gli spazi espositivi più antichi dell'Engadina. Il Museo Engadinese copie proprio oggi 120 anni.

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