Sono soldi sprecati? L'esercito svizzero spende oltre 3 milioni all'anno per i cavalli: ma a cosa servono davvero?

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3.5.2026 - 06:00

L'Esercito si affida al Centro nazionale di equitazione di Berna per la cura dei suoi cavalli
L'Esercito si affida al Centro nazionale di equitazione di Berna per la cura dei suoi cavalli
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L'esercito svizzero spende sempre di più per i suoi cavalli: tra rincari e nuovi contributi, la fattura annuale per l'impiego di muli e altri animali militari raggiunge circa 3,4 milioni di franchi. Ma Berna non intende mandare in pensione i suoi destrieri: oggi li affianca ai droni per missioni di sorveglianza e ricognizione su terreni difficili.

Antonio Fontana

Hai fretta? blue News riassume per te

  • L'esercito svizzero continua a impiegare animali militari, ma il loro mantenimento costa sempre di più: la spesa annuale per cavalli e muli sale a circa 3,4 milioni di franchi.
  • L'esercito sta combinando i cavalli con i droni in pattuglie di sorveglianza e ricognizione.
  • Gli equini permettono di muoversi rapidamente e in silenzio su terreni difficili, mentre i droni, anche grazie alle camere termiche, consentono di controllare aree vaste e individuare persone o animali al buio.
  • Nonostante le critiche sui costi e i tentativi passati di ridurre il numero di animali, i cavalli restano quindi uno strumento ancora presente nell'esercito svizzero, ora affiancato dalla tecnologia.

Droni supertecnologici, jet F-35, nuovi sistemi d'arma. L'esercito svizzero guarda al futuro, ma continua a tenere un piede ben saldo nella tradizione. Anzi, quattro zoccoli.

La Confederazione possiede ancora decine di cavalli militari. Animali silenziosi, resistenti, capaci di muoversi dove i veicoli faticano. Ma anche costosi.

Un aumento generalizzato delle spese

Come riporta il «Blick», per il periodo 2026-2028 l'esercito dovrà versare altri 3,8 milioni di franchi al Centro nazionale di equitazione di Berna. Significa circa 1,3 milioni in più all'anno.

In totale, la fattura per cavalli e muli militari sale a circa 3,4 milioni di franchi ogni 12 mesi.

Il conto galoppa per ragioni molto concrete: mangime, lettiera, ferri di cavallo, medicinali. Tutto è aumentato. E sono cresciuti anche i salari del personale specializzato.

Armasuisse ha spiegato al «Blick» che le tariffe non venivano adeguate da vent’anni e che i contributi precedenti non bastavano più.

Pattuglia insieme ai droni

Ma mentre i costi fanno discutere, l'esercito prova a rilanciare l'immagine dei suoi destrieri.

La novità, raccontata dalla «SRF», è sorprendente: pattuglie a cavallo affiancate dai droni. Un'accoppiata che sembra uscita da un film, ma che viene già sperimentata nell'addestramento di giovani reclute.

Il principio è semplice: il cavallo porta il soldato rapidamente e in silenzio su terreni difficili, il drone allarga lo sguardo. Di giorno e di notte. Grazie alle camere termiche, i militari possono individuare persone e animali anche al buio.

Il cavallo, però, deve abituarsi al ronzio e alla presenza del drone. All'inizio, spiegano le reclute, ogni elemento nuovo può spaventarlo.

Sorvegliare grandi perimetri

Queste pattuglie servono soprattutto per sorveglianza e ricognizione. L'esercito le impiega o le immagina in zone ampie, irregolari, poco praticabili a piedi o con mezzi tradizionali.

Un esempio citato è la sorveglianza di infrastrutture critiche con grandi perimetri, come l'aeroporto di Zurigo.

Secondo il comandante Kim Schätti, responsabile degli animali dell'esercito, interpellato dalla «SRF», il cavallo resta uno strumento prezioso: può muoversi più rapidamente di una pattuglia a piedi e reagire bene su terreni accidentati.

Il drone completa il lavoro, permettendo di controllare più aree contemporaneamente. Una combinazione che, per l'esercito, può risultare più flessibile di un elicottero.

La cavalleria esiste eccome

Oggi l'esercito dispone di 51 cavalli da sella pronti all'impiego, più altri giovani animali ancora in formazione. 

Un secolo fa, però, erano decine di migliaia. La cavalleria non è più quella di una volta, ma non è sparita.

Diversi equini sono ancora impiegati per il trasporto.
Diversi equini sono ancora impiegati per il trasporto.
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Ogni anno vengono inoltre acquistati circa 25 cavalli da traino e alcuni muli. Dopo l'addestramento vengono venduti a soldati del treno o fornitori, che devono però metterli a disposizione dell'esercito per corsi e servizi durante nove anni.

Tentativi di risparmio riusciti a metà

Il tema dei costi non è nuovo. Già nel 2015 il Controllo federale delle finanze aveva criticato le spese del Centro nazionale equestre, sottolineando che gli animali erano impiegati solo una settantina di giorni all'anno.

Secondo gli ispettori, con una migliore pianificazione si sarebbe potuto ridurre il numero di cavalli.

Nel 2018, ricorda il «Blick», l'allora ministro della Difesa Guy Parmelin voleva tagliare il contingente da 65 a 35 animali.

Ma sotto la cupola federale i difensori dei cavalli militari si opposero con forza. Alla fine il Parlamento scelse il compromesso: 55 animali.

Altri equini a Avenches

E la Confederazione non si limita ai cavalli dell'esercito. All'Istituto nazionale svizzero d'allevamento equino di Avenches, che dipende dall'Ufficio federale dell'agricoltura, mantiene anche 60 stalloni franches-montagnes.

Costo: oltre 5 milioni di franchi all'anno.

L'obiettivo è preservare l'unica razza equina originaria della Svizzera.

Anche qui i piani di risparmio non sono passati, ma entro il 2030 il numero di animali dovrebbe scendere da 60 a 45.

Morale della favola: mentre Berna investe nei droni e nei jet da combattimento, i cavalli restano in servizio. Solo che ora non galoppano più da soli. Sopra di loro, talvolta, vola un drone.