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Analisi di Reporter senza frontiere

La Svizzera non svetta per la libertà di stampa, ecco come mai

Secondo Reporter senza frontiere, in Svizzera la perennità di un'informazione affidabile e di interesse generale, soprattutto nelle regioni periferiche, "diventa incerta". (Immagine simbolica)

Secondo Reporter senza frontiere, in Svizzera la perennità di un'informazione affidabile e di interesse generale, soprattutto nelle regioni periferiche, "diventa incerta". (Immagine simbolica)

Keystone

Fragilità economica dei media e lacune legislative impediscono alla Svizzera di issarsi tra i paesi più virtuosi in materia di libertà di stampa.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

02.05.2025, 06:00•02.05.2025, 08:08

Per l'organizzazione non governativa (ong) Reporter senza frontiere (RSF), la situazione nella Confederazione, che nel 2024 conserva il nono rango mondiale, è «piuttosto buona».

Lo scorso anno è stato caratterizzato da piani di riduzione dei costi su larga scala all'interno dei media elvetici, deplora la sezione elvetica di RSF in un comunicato diramato oggi venerdì in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, che si celebra domani.

La conseguenza è una crisi del panorama mediatico nella Confederazione, storicamente molto diversificato. Secondo l'ong, la perennità di un'informazione affidabile e di interesse generale, soprattutto nelle regioni periferiche, «diventa incerta».

Di fronte a questa situazione, una nuova politica è più che mai necessaria. Il suo obiettivo deve essere quello di sostenere i media nella loro necessaria transizione digitale e di consentire loro di trovare un modello d'affari sostenibile a lungo termine.

Problemi sul piano legislativo

Ma a preoccupare RSF, oltre a quelli economici, ci sono anche problemi sul piano legislativo. Le Camere federali ad esempio non hanno ancora chiarito il campo di applicazione della Legge federale sulle banche (LBCR) per escludere l'applicazione delle disposizioni penali sul segreto bancario ai giornalisti che utilizzano, nel rispetto delle loro regole professionali, dati bancari di origine illegale, ad esempio rubati.

Un giornalista rischia fino a tre anni di carcere per una tale violazione della LBCR. È un aspetto questo su cui l'ong si batte da tempo: a suo avviso è urgente che il diritto elvetico sia reso conforme alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.

Sempre a livello giuridico, RSF deplora ad esempio anche la mancanza di una regolamentazione delle piattaforme in linea, contrariamente a quanto avviene a livello dell'Unione europea. Il Consiglio federale non ha ancora elaborato un progetto di massima, dopo averlo annunciato due anni or sono. Alla metà di aprile lo ha anzi rinviato, senza spiegare perché.

La mossa avrebbe a che fare con la guerra commerciale scatenata dagli USA. Per ridurre o cancellare i dazi doganali imposti dall'amministrazione del presidente Donald Trump ai prodotti svizzeri (attualmente sospesi), il governo avrebbe deciso di non inimicarsi gli Stati Uniti con regolamentazioni che la Casa Bianca vede come fumo negli occhi.

Eppure, fa notare RSF, il potere che le grandi aziende tecnologiche hanno nel plasmare il dibattito pubblico è immenso. La questione è particolarmente importante in Svizzera, con il suo sistema di democrazia diretta, osserva Isabelle Cornaz, presidente di RSF Svizzera, citata nella nota.

Non si può permettere che i cittadini «siano prigionieri del contenuto presentatoci da un sistema opaco di algoritmi».

Situazione nel mondo

A livello mondiale, la pressione economica sui media si sta intensificando in quasi tutti i paesi e minaccia la sopravvivenza di molte redazioni indipendenti. A causa di questa crescente pressione economica, che si aggiunge a quella politica e sociale, quest'anno RSF ha definito per la prima volta «difficile» la situazione globale della libertà di stampa, si legge in un secondo comunicato dell'organizzazione.

Stando ai dati raccolti da RSF, in quasi il 90% dei paesi (160 su 180 analizzati) i media non sono più in grado di raggiungere una stabilità finanziaria a lungo termine. Un esempio particolarmente evocativo sono gli Stati Uniti (al 57esimo posto), dove la situazione economica e sociale del giornalismo è peggiorata notevolmente negli ultimi due anni: in alcuni Stati, intere regioni stanno diventando «deserti mediatici».

In 42 paesi, che rappresentano più della metà della popolazione mondiale, la situazione della libertà di stampa è giudicata «molto grave». Il gruppo di paesi in cui questa libertà può essere definita «buona» si è ridotto a soli sette (Norvegia, Estonia, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Danimarca e Irlanda).

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