Nuova tendenzaLontani da casa, ma in divisa: perché sempre più svizzeri all'estero scelgono l'Esercito?
fon
14.1.2026
Vivere all'estero, servire la Svizzera: perché sempre più giovani scelgono l'esercito.
Keystone
Secondo un reportage della «RTS», sempre più giovani svizzeri che vivono all'estero scelgono volontariamente la scuola reclute, trasformando il servizio militare in una questione di identità e appartenenza.
Lunedì hanno iniziato la scuola reclute 12'704 giovani in tutta la Svizzera. Tra loro figurano anche decine di elvetici residenti all’estero che, pur non avendo alcun obbligo militare, hanno scelto volontariamente di arruolarsi nell'Esercito.
Un fenomeno ancora marginale nei numeri, ma in costante crescita, che racconta un rapporto particolare con l'identità e le radici.
Secondo l'Esercito, si tratta soprattutto di giovani cresciuti fuori dal Paese, spesso con doppia cittadinanza, che vedono nel servizio militare un modo concreto per rafforzare il legame con la Confederazione.
«È un mezzo per sentirsi davvero svizzeri», racconta uno di loro ai microfoni della «RTS». «Quando hai il passaporto, ma non vivi sul territorio, a volte ti senti illegittimo. Si ha una sorta di sindrome dell'impostore».
Un reclutamento su misura
Per gli svizzeri dell'estero è prevista una procedura specifica: il reclutamento avviene pochi giorni prima dell’inizio del servizio, così da evitare lunghi viaggi.
Una soluzione pensata per facilitare chi vive fuori dai confini nazionali, ma che non comporta differenze nei criteri di selezione o nelle valutazioni mediche e sportive.
Molti di questi giovani avrebbero potuto evitare del tutto il servizio militare, limitandosi a obblighi minimi nei Paesi in cui risiedono. Eppure scelgono di impegnarsi per mesi nell'Esercito svizzero.
«Non lo vedo solo come un dovere», spiega un volontario. «È soprattutto un'occasione per crescere, migliorarmi e rimettermi in gioco».
Motivazioni diverse, stessa uniforme
Una scelta che sorprende talvolta chi vive in Svizzera ed è soggetto all'obbligo di leva. «Se avessi potuto, avrei evitato l'Esercito», ammette un giovane recluta intervistata sempre dalla «RTS» nell'ambito di questo reportage.
Un contrasto che mette in luce motivazioni molto diverse tra chi deve partire e chi, invece, lo fa per convinzione personale.
Per i volontari dall'estero, il servizio rappresenta spesso anche un primo passo verso un possibile rientro in Svizzera: c'è chi pianifica di trasferirsi dopo gli studi, chi vede nell'Esercito un ponte verso una carriera professionale nel Paese.
Numeri in aumento
Gli svizzeri dell'estero restano una piccola parte delle reclute, ma il loro numero è in crescita: da circa 50 volontari all’anno nel 2020 si è passati oggi a quasi 90.
Una tendenza che, secondo i responsabili del reclutamento, potrebbe essere legata anche al contesto internazionale instabile.
«Quando arrivano qui, non c'è alcuna differenza rispetto agli altri», spiegano dall'Esercito. «La vera particolarità è la loro motivazione: se sono presenti, è perché lo vogliono davvero».