Ecco perchéMezzo milione di mail in una notte verso le Camere federali, la società civile è furiosa
Petar Marjanović, Berna
17.12.2025
Immagine d'illustrazione
KEYSTONE
Una valanga di e-mail ha rischiato di paralizzare il Parlamento federale. In seguito a una decisione presa dal Consiglio nazionale, circa 500.000 messaggi si sono riversati sui server parlamentari nel giro di poche ore.
Petar Marjanović, Berna
17.12.2025, 12:08
Petar Marjanović
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In seguito al rifiuto del Consiglio nazionale di un finanziamento supplementare per la lotta alla violenza di genere, circa 500.000 e-mail sono state ricevute dai servizi parlamentari nel giro di una notte.
I consiglieri del centro-destra hanno criticato la campagna come orchestrata e hanno avvertito che avrebbe messo a rischio i lavori parlamentari.
Il PS ha parlato di indignazione giustificata alla luce dei 27 femminicidi avvenuti quest'anno.
Il Consiglio nazionale ha fatto marcia indietro nella disputa su un ulteriore milione di franchi per combattere la violenza di genere. Una decisione che è stata accompagnata da una feroce protesta.
Da una parte c'erano gli attivisti che manifestavano per le strade di Berna e e dall'altra si è riversata un'ondata digitale contro il Parlamento federale.
Secondo i servizi parlamentari, circa 500.000 e-mail sono infatti state inviate ai membri delle due Camere in un breve lasso di tempo. Il numero insolitamente elevato ha quasi rischiato di paralizzare i server e di mettere sotto pressione i membri di Nazionale e Stati.
Un'azione mirata?
L'entità del problema è stata resa pubblica dal consigliere nazionale vallesano Benjamin Roduit, il quale ha presentato un'interrogazione con la quale, tra l'altro, ha criticato tali e-mail.
Le ha infatti giudicate «inaccettabili» perché considerate una forma di pressione sulle votazioni, che hanno anche «fortemente ostacolato» il lavoro parlamentare. L'azione sarebbe stata organizzata in modo mirato.
Roduit ha dichiarato a blue News che il servizio informatico è riuscito a tenere sotto controllo la situazione solo con misure aggiuntive.
Roduit precisa che la sua casella di posta elettronica era talmente piena da essere a malapena utilizzabile. Ha infatti ricevuto oltre 800 messaggi e non aveva più accesso alle e-mail dell'Amministrazione federale.
«Mi hanno impedito di svolgere normalmente il mio lavoro», dice, precisando che i filtri o le risposte automatiche non erano sufficienti. Le regole di protezione erano possibili solo con il supporto del servizio informatico, ma non son riuscite a intercettare tutte le e-mail.
Critiche da parte di UDC, PLR e Centro
Sebbene il contenuto delle mail fosse innocuo, il volume avrebbe potuto «compromettere in maniera grave la funzionalità dei sistemi», riportano i servizi parlamtari.
Come detto, sono state adottate misure tecniche e operative per limitare l'inondazione, ma allo stesso tempo è stato necessario trovare un equilibrio tra la libertà di espressione e la protezione dell'infrastruttura informatica.
L'azione ha suscitato molte critiche in Parlamento, soprattutto da parte del centro-destra. Andrea Gmür-Schönenberger, esponente del Centro al Consiglio degli Stati, ha parlato di «mille volte lo stesso contenuto» e di marketing politico, che non ha posto nelle Camere.
Anche la maggioranza della Commissione finanze del Nazionale ha respinto la campagna postale, come ha affermato il consigliere nazionale del PLR Peter Schilliger.
Dal canto suo la consigliera nazionale dell'UDC Sandra Sollberger ha addirittura parlato in Parlamento di una «forma aggressiva di cyberattacco».
Wermuth vede altri problemi
La consigliera nazionale del PS Min Li Marti non è invece d'accordo. Ha sollevato la questione se non sia «parte del nostro lavoro di politici occuparci delle lettere dei cittadini». Anche se può capire che le e-mail possano essere considerate fastidiose.
Il copresidente del PS Cédric Wermuth ha ammesso, durante il dibattito, che gli strumenti utilizzati per l'azione non siano stati molto divertenti e che la modalità sia discutibile. Tuttavia, a suo avviso, la domanda cruciale è un'altra: «Perché c'è così tanta rabbia e incomprensione in questo Paese sulla politica finanziaria del Parlamento in questo settore, tanto da spingere mezzo milione di persone a firmare una petizione in pochi giorni?».
Il contesto sul tema del femminicidio
Secondo il Consiglio federale, la violenza domestica, sessualizzata e di genere è un grave problema sociale in Svizzera. Per l'anno 2025, la Confederazione parla di un «numero allarmante di femminicidi».
I femminicidi sono uccisioni deliberate di donne commesse a causa del loro sesso o del loro ruolo in una coppia o in una famiglia. Tali reati sono spesso legati a idee di potere e controllo nelle relazioni. In questo contesto, gli esperti parlano di una concezione maschile egemonica dei ruoli.
Le organizzazioni femminili criticano il fatto che la violenza contro le donne in Svizzera non sia ancora stata registrata in modo sistematico e uniforme. Con ulteriori finanziamenti, si potrebbero compilare statistiche nazionali per riconoscere meglio i modelli e sviluppare misure di prevenzione mirate.
Uno studio condotto dall'Università di San Gallo per conto dell'Esecutivo conclude che le cause della violenza contro le donne sono complesse. Nelle statistiche gli autori sono nella maggior parte dei casi uomini di origine straniera. Tuttavia, un'attenzione unilaterale all'origine è insufficiente, poiché la violenza contro le donne si verifica in tutti i gruppi di popolazione.