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Il Consiglio degli Stati ha approvato la proposta di compromesso con 26 voti a 19. Settimana prossima toccherà al Nazionale.
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Pochi franchi sul salario, qualche centesimo sugli acquisti: è così che il Parlamento vuole finanziare la 13esima rendita AVS. Il calcolatore di blue News mostra quanto costerebbe a ciascuno.
Alcuni giorni fa, un lettore di blue News si chiedeva perché la popolazione svizzera dovesse ancora aspettare la 13esima rendita AVS, visto che il «sì» in votazione popolare risale ormai a più di due anni fa.
Ebbene, la prima «tredicesima» sarà versata quest’anno, in dicembre. Su questo non c'è più alcun dubbio.
Resta però aperta la questione del finanziamento. Da mesi, a Palazzo federale si discute animatamente su chi debba contribuire e in quale misura.
Il confronto ruota attorno ad alcune domande: bisogna rendere più cari gli acquisti nei negozi, cioè i consumi, aumentando l’IVA? Devono partecipare lavoratrici e lavoratori attraverso un finanziamento sociale, facendo pagare di più a chi guadagna meglio rispetto a chi ha redditi più bassi? Oppure va scelta una via completamente diversa?
Ora sul tavolo c’è una proposta di compromesso che, secondo PS, Verdi e Centro, adotta un approccio più sociale: chi guadagna molto paga di più in termini assoluti.
blue News ha creato un calcolatore che, sulla base del salario e delle spese di consumo approssimative, permette di stimare quanto costerebbe la 13esima AVS.
Secondo il compromesso della Conferenza di conciliazione: +0,2 punti percentuali sui salari (ripartiti a metà tra dipendenti e datori di lavoro) e +0,4 punti percentuali di IVA.
Calcolo semplificato: deduzione salariale = 0,1 per cento del salario lordo (la metà dell'aumento di 0,2 punti percentuali; l'altra metà è a carico del datore di lavoro). IVA = 0,4 per cento delle spese di consumo indicate. I valori annui sono calcolati su 12 salari mensili; la deduzione si applica anche a un'eventuale 13ª mensilità.
La proposta di compromesso è stata negoziata nella cosiddetta Conferenza di conciliazione. Si tratta di un organo speciale composto da 13 membri del Consiglio degli Stati e 13 del Consiglio nazionale. Ne fanno parte sette rappresentanti dell’UDC, sei del PS, sei del Centro, cinque del PLR e due dei Verdi.
Il fatto che venga convocata una Conferenza di conciliazione significa una cosa: le posizioni tra Camera bassa e Camera alta del Parlamento sono talmente distanti che i politici non sono riusciti a trovare un compromesso nemmeno a porte chiuse, nelle rispettive commissioni.
In questi casi vengono formati gruppi di pari dimensioni provenienti dalle due Camere, con l’obiettivo di cercare un’ultima intesa.
Mercoledì mattina è arrivato il risultato: la maggioranza non vuole finanziare l’ampliamento dell’AVS soltanto aumentando l’IVA, ma anche attraverso i contributi salariali.
Il compromesso comporta quindi un onere supplementare per dipendenti e datori di lavoro, e rende più cari i consumi.
L’onere, però, non sarà uguale per tutti. Il motivo è che l’aumento dell’IVA di 0,4 punti percentuali non riguarderà gli acquisti di beni di prima necessità.
Chi spende 100 franchi per generi alimentari non pagherà di più. Chi invece spende 100 franchi per un appuntamento dal parrucchiere, per vestiti o per alcolici pagherà 40 centesimi in più.
C’è un «ma» anche per quanto riguarda i contributi salariali. Dovrebbero aumentare di 0,2 punti percentuali, passando all’8,9%. L’aumento verrebbe suddiviso tra dipendenti e aziende.
Ma chi ha redditi più elevati sarebbe chiamato a contribuire maggiormente in franchi: chi guadagna 5000 franchi lordi al mese pagherebbe 5 franchi in più al mese per la 13esima AVS, e altrettanto farebbe il datore di lavoro. Chi invece guadagna 18’000 franchi al mese dovrebbe fare i conti con 18 franchi in più di trattenute salariali.
Con questa proposta di compromesso, PS, Verdi e Centro sono riusciti a imporre la loro linea. Vogliono finanziare stabilmente la 13esima AVS attraverso una combinazione di IVA e contributi salariali.
Il loro argomento si basa sulla logica stessa dell’AVS, secondo cui i contributi salariali non hanno un tetto massimo: un miliardario versa all’AVS molto più di un operaio, affinché il sistema sia sostenuto dalle spalle più larghe.
Al momento del pagamento, però, per entrambi vale lo stesso importo massimo della rendita AVS, pari a circa 2'500 franchi.
Dall’altra parte ci sono UDC, PLR e Verdi liberali, contrari a qualsiasi aumento delle trattenute salariali. Secondo loro, maggiori costi salariali accessori significherebbero meno salario netto e colpirebbero proprio le giovani famiglie e il ceto medio inferiore.
Una lettura respinta con decisione dalla capogruppo socialista Samira Marti: la soluzione mista con i contributi salariali sarebbe «nettamente più vantaggiosa proprio per le famiglie con redditi medi».
L'UDC respinge il compromesso, ma non si considera un fronte del blocco. Avrebbe voluto aumentare maggiormente l’IVA, ma solo per un periodo limitato, così da mantenere la pressione per una riforma più ampia dell’AVS.
Dopo la Conferenza di conciliazione, il PLR ha chiarito senza equivoci la propria posizione. «Giù le mani dai salari», si legge in una nota del partito, che annuncia l’intenzione di respingere il compromesso «e di combatterlo anche in un’eventuale votazione popolare».
Il no al compromesso è atteso soprattutto da UDC, PLR e Verdi liberali. La richiesta concreta di respingere la proposta è stata presentata in Conferenza di conciliazione da una minoranza composta da undici esponenti UDC e PLR: la consigliera agli Stati Esther Friedli (UDC/SG), i consiglieri agli Stati Josef Dittli (PLR/UR), Hannes Germann (UDC/SH) e Damian Müller (PLR/LU), nonché le consigliere nazionali Diana Gutjahr (UDC/TG) e Regine Sauter (PLR/ZH) e i consiglieri nazionali Cyril Aellen (PLR/GE), Thomas Aeschi (UDC/ZG), Thomas de Courten (UDC/BL), Andreas Glarner (UDC/AG) e Rémy Wyssmann (UDC/SO).
E adesso cosa succede? Giovedì il Consiglio degli Stati ha approvato la proposta di compromesso. La prossima settimana toccherà al Consiglio nazionale. Seguirà poi la votazione finale, prevista il venerdì successivo.
Se anche solo una delle due Camere dovesse dire no, il progetto fallirebbe e il Parlamento dovrebbe ricominciare da capo. Questo non cambierebbe nulla per la 13esima AVS in sé: sarà versata per la prima volta in dicembre, come già deciso.
Finché non sarà definito un finanziamento supplementare, però, la misura sarà pagata attingendo alle riserve del fondo AVS. Il costo ammonta a circa 4,5 miliardi di franchi all’anno.
E anche se il Parlamento approvasse il compromesso, la partita non sarebbe chiusa: poiché l’aumento dell’IVA richiede una modifica costituzionale, il dossier dovrà obbligatoriamente passare dal voto popolare.
La decisione del popolo arriverà quindi solo dopo il versamento della prima 13esima AVS. Con il calcolatore, però, le cittadine e i cittadini possono già stimare quanto sarebbero chiamati a pagare per finanziarla.
La sinistra e i sindacati avevano vinto la votazione popolare sulla 13esima AVS sostenendo, tra le altre cose, che la «tredicesima» fosse una compensazione necessaria di fronte al rincaro e all’aumento dei costi fissi, e che l’AVS dovesse garantire il minimo vitale.
L’argomento più forte del fronte contrario riguardava invece l’incertezza sul finanziamento. Spesso è stato criticato anche il principio dell’innaffiatoio, secondo cui della 13esima AVS beneficiano tutti, anche coloro che non ne hanno bisogno.
Un’altra critica riguardava la presunta mancanza di solidarietà nei confronti delle giovani generazioni, chiamate per tutta la vita a pagare contributi più elevati sui consumi o sui salari.