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Votazioni 30 novembre

Secco «no» all'Iniziativa Servizio civico: respinta dall'84,2% dei votanti

Oggi gli uomini svizzeri sono obbligati a prestare servizio nell'esercito o nella protezione civile (foto d'archivio)

Oggi gli uomini svizzeri sono obbligati a prestare servizio nell'esercito o nella protezione civile (foto d'archivio)

Keystone

Gli svizzeri hanno detto un chiaro e secco no all'idea di obbligare tutti i cittadini a prestare un servizio a beneficio della comunità e dell'ambiente: l'Iniziativa Servizio civico è stata bocciata con l'84,15% dei voti. L'affluenza è stata del 42,94%.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

30.11.2025, 16:00•30.11.2025, 17:51

L'iniziativa popolare – la cui esatta denominazione è «Per una Svizzera che si impegna (Iniziativa Servizio civico)» – è stata presentata nell'ottobre 2023 da un comitato interpartitico e prevedeva che tutte le persone con cittadinanza svizzera – donne incluse – prestassero un servizio a beneficio della collettività e dell'ambiente, sotto forma di servizio militare, o di un altro di milizia equivalente riconosciuto dalla legge.

Tuttavia, gli effettivi destinati all'esercito e alla protezione civile sarebbero stati garantiti. La tassa d'esenzione, l'indennità per perdita di guadagno e le altre disposizioni esistenti sarebbero rimaste invariate.

Negli ultimi 25 anni, solo l'iniziativa «Imposta sull'energia invece dell'IVA» nel 2015 era stata bocciata con una percentuale più alta di no (92%).

Circa 2'014'600 elettori hanno respinto l'iniziativa Servizio civico, mentre circa 379'600 hanno votato sì. Nessun cantone e nemmeno uno dei circa 2100 comuni del Paese ha votato a favore del testo.

In tutti i cantoni – ad eccezione di Basilea Città (79,67% di contrari) – le percentuali dei no sono state superiori all'80%. Fortemente contrari sono risultati Appenzello Interno (88,31% dei no), Vallese (87,44%), Svitto (87,24%) Nidvaldo (87,08%) e Vaud (87,03%).

Ticino e Grigioni hanno respinto il testo rispettivamente nella misura dell'86,50% e dell'83,56%.

La reazione dei promotori e sostenitori

La responsabile della campagna per il sì all'Iniziativa Servizio civico, Noémie Roten, ha espresso ai microfoni di RTS un «sentimento contrastante». Tra la delusione per il risultato e l'orgoglio di aver portato il dibattito sulla scena politica, ha invitato a «rompere gli stereotipi» e si aspetta che il tema ritorni nei prossimi anni.

«Ciò di cui siamo fieri è di aver portato un tema importante» sulla scena pubblica, ha dichiarato, citando questioni come l'impegno, la responsabilità civica, la sicurezza e l'uguaglianza. Ma anche «di aver fatto ciò che altri partiti o grandi organizzazioni non hanno fatto».

Delusione è stata espressa dal PEV, secondo il quale l'iniziativa avrebbe rafforzato la sicurezza nazionale e la coesione sociale oltre ad alleviare i problemi di risorse nell'esercito e nella protezione civile. Con il no odierno, queste sfide persistono, aggiunge.

Il PEV mette in guardia dalla tentazione di risolvere i problemi esistenti a spese del servizio civile. Il referendum contro la legge sul servizio civile è ora essenziale per proteggere questo servizio collaudato e prezioso, viene sottolineato.

Da parte sua il PVL sostiene che l'ultima parola sul Servizio civico non è ancora detta. Secondo il partito Verde liberale l'accettazione della iniziativa avrebbe garantito i numeri necessari per l'esercito e la protezione civile, facendo al contempo un passo verso una maggiore uguaglianza.

«I tempi sono diventati più incerti. Se il rifiuto di un obbligo di servizio per tutti i cittadini sarà la risposta giusta a lungo termine, lo dirà il tempo. Sono convinto che sul tema del servizio civico l'ultima parola non sia ancora stata pronunciata», ha sottolineato il consigliere nazionale Beat Flach, citato in un comunicato.

La reazione degli oppositori

Soddisfazione è invece stata espressa dall'UDC: il no uscito dalle urne – si legge in un comunicato – è un messaggio chiaro: la popolazione svizzera sostiene l'esercito. Non vuole indebolire l'obbligo militare con uno pseudo servizio civico.

La cosiddetta «Iniziativa Servizio civico» era l'opposto di quanto prometteva: questo servizio obbligatorio statale avrebbe indebolito il nostro sistema di milizia collaudato ed eroso l'obbligo militare. L'esercito svizzero – sottolinea – garantisce la sicurezza della nostra popolazione e del nostro paese. Per fare questo, ha bisogno di un personale affidabile. La coscrizione è un mandato costituzionale.

L'articolo 59 della Costituzione federale è chiaro: «Gli uomini svizzeri sono obbligati al servizio militare. La legge prevede un servizio civile sostitutivo». Questo principio ha reso il nostro paese forte e sicuro. L'Iniziativa Servizio civico voleva indebolire questo mandato chiaro, aggiunge.

Contenti del netto rifiuto anche i Verdi: la Svizzera non è pronta a costringere più persone a impegnarsi in un «servizio obbligatorio militarizzato» giustificandolo con l'uguaglianza, hanno comunicato. È proprio per questo motivo che ora bisogna proteggere il servizio civile, l'alter ego del servizio militare obbligatorio.

Il rifiuto dell'iniziativa per un servizio civico è un chiaro rifiuto di un rafforzamento del militare e di una focalizzazione eccessiva della politica di sicurezza svizzera sull'esercito, sottolineano nella nota.

Secondo il Centro l'Iniziativa Servizio civico andava troppo lontano. La Svizzera – viene indicato in un comunicato – ha bisogno di un sistema di milizia che risponda alle esigenze della popolazione, che copra le sfide di sicurezza sia interne che esterne e che allo stesso tempo non gravi sulla nostra economia e società, sottolinea la nota.

Jaccoud: «Una truffa presentata come una misura per l'uguaglianza»

Secondo la copresidente delle donne socialiste e consigliera nazionale Jessica Jaccoud (VD) – citata in un comunicato – il testo «era una truffa presentata come una misura a favore dell'uguaglianza». Siamo felici che la popolazione non sia stata ingannata e abbia respinto l'iniziativa. Essa avrebbe portato a salari bassi in settori già fortemente colpiti – la cura, l'educazione e l'agricoltura – e a un aumento del lavoro non retribuito per le donne.

Il messaggio è chiaro: dobbiamo rafforzare questi settori con manodopera qualificata, salari più alti e una reale valorizzazione del lavoro di cura. Il PS Svizzero si impegna anche all'interno dell'alleanza per proteggere il servizio civile dagli attacchi dei partiti di destra, affinché questi settori non vengano ulteriormente indeboliti.

Da parte sua l'Alleanza sicurezza svizzera è convinta che la popolazione abbia preso la decisione giusta: con la bocciatura dell'iniziativa – indica in un comunicato – gli svizzeri hanno detto no a un servizio generico a spese dei contribuenti.

L'obbligo di servire deve essere «limitato alla nostra sicurezza», ha sottolineato. Sebbene l'intento fosse positivo, l'iniziativa avrebbe fallito nel suo obiettivo di rafforzare la sicurezza della Svizzera. Alcuni pilastri fondamentali della nostra società, della nostra sicurezza e della nostra economia sarebbero stati indeboliti, ha indicato.

Il rifiuto del testo dimostra che gli svizzeri non vogliono un ulteriore onere della piazza produttiva svizzera, ma sicurezza e coesione, ha scritto in un comunicato Swissmem. Un servizio civile obbligatorio avrebbe indebolito l'esercito e quindi la sicurezza della Svizzera. Avrebbe gravato fortemente su associazioni, economia e istruzione, creato ulteriore burocrazia e, in tempi di carenza di lavoratori qualificati, avrebbe allontanato centinaia di migliaia di giovani dal posto di lavoro.

Sulla stessa lunghezza d'onda, si è espressa economiesuisse, secondo cui il no impedisce un ulteriore inasprimento della carenza di lavoratori qualificati e di generare costi aggiuntivi per l'indennità di perdita di guadagno o per l'amministrazione.

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