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Costi della salute sempre più alti.
Keystone
Il Ticino registra un aumento dei costi sanitari superiore alla media svizzera, con un divario evidente rispetto ai Grigioni: lo evidenzia un'analisi della RSI in attesa dei nuovi premi di cassa malati 2026.
I ticinesi devono fare i conti con una crescita dei costi sanitari più marcata rispetto al resto della Svizzera, ancora una volta.
I dati del 2024 lo confermano: l'aumento nel Cantone è stato consistente e superiore alla media nazionale, mentre nei Grigioni la situazione appare molto più sotto controllo, con incrementi contenuti.
È quanto emerge da un'analisi diffusa dalla RSI in vista dell'annuncio ufficiale sui premi di cassa malati 2026 atteso oggi, martedì. in Ticino si profilerebbe un aumento di circa il 7%.
Secondo Carlo De Pietro, docente alla SUPSI ed esperto di politica sanitaria, le ragioni vanno cercate anche nella demografia: «Il Ticino ha una popolazione più anziana rispetto alla media svizzera e riceve un’immigrazione interna composta in buona parte da persone già avanti con gli anni», ha spiegato in un'intervista alla «RSI». Questo genera un peso strutturale maggiore per il sistema.
Ma non è solo una questione anagrafica. Nel 2024 sono cresciute in modo significativo le spese legate ai trattamenti medici (+5,81%), ai ricoveri ospedalieri e alle cure ambulatoriali. In rialzo anche i costi per laboratori, fisioterapia, case anziani, aiuto a domicilio e psicoterapia.
De Pietro sottolinea che «lo spazio per contenere i costi esiste in quasi tutti i settori», ma critica la politica locale, accusata di aver agito con lentezza con decisioni troppo deboli.
Nei Grigioni la crescita dei costi sanitari si è fermata a +2,9%, ben al di sotto della media svizzera. Il confronto con il Ticino è netto: tutti i valori ticinesi si collocano sopra la media, quelli grigionesi al di sotto.
Eppure, ricorda la RSI, la quota di over 65 è quasi identica nei due cantoni; a cambiare è piuttosto la quota di ultraottantenni, leggermente più alta in Ticino.
Secondo Bruno Cereghetti, anche lui intervistato dalla RSI, il vero fattore che gonfia la spesa resta comunque la malattia conclamata, in particolare negli ultimi mesi di vita, dove i costi si impennano.
Un altro elemento cruciale riguarda l'offerta: il Ticino dispone di un numero elevato di ospedali e cliniche private. Questa varietà, osserva De Pietro, rende più difficile una regia efficiente e non aiuta a contenere le spese. Negli ultimi anni il Dipartimento sanità e socialità ha cercato di intervenire con moratorie su alcune specialità mediche e sugli infermieri indipendenti, ma è ancora presto per misurarne gli effetti.
Cereghetti, invece, mette in guardia da una gestione troppo «contabile»: chiudere strutture o limitare l'accesso ai fornitori di prestazioni potrebbe sì ridurre i costi, ma al prezzo di maggiori disagi per i pazienti. Già oggi, osserva, in Ticino le liste d'attesa sono aumentate, colpendo soprattutto chi ha meno risorse economiche.
Il docente SUPSI invita infine a riflettere anche sulle aspettative dei cittadini: «In Ticino si registra un volume di prestazioni superiore rispetto al resto del Paese. Bisogna chiedersi se meritino sempre un finanziamento pubblico o semi-pubblico, come avviene con le casse malati».
A questo si aggiunge il peso dei farmaci innovativi e delle tecnologie mediche più avanzate, sempre più costose.
In altre parole, il contenimento dei costi appare difficile senza intervenire su prestazioni e volumi, in un equilibrio delicato tra sostenibilità finanziaria e diritto alla cura.