Aggiornate le direttive per il triage dei pazienti

ATS

4.11.2020 - 18:32

Aggiornate le linee guida dell'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM) e della Società svizzera di medicina interna (SSMI)
Source: KEYSTONE/GAETAN BALLY

Le linee guida concernenti i criteri per il triage (ricovero e permanenza dei malati) in caso di scarsità di risorse nelle unità di terapia intensiva sono state riviste. Non ci sono differenze tra le persone affette da covid-19 e le altre.

Uno dei cambiamenti significativi introdotti dall'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM) e la Società svizzera di medicina interna (SSMI) dopo la prima ondata di coronavirus è la creazione del Servizio sanitario coordinato (SSC), che sincronizza la distribuzione dei pazienti tra i 150 ospedali di punta esistenti in Svizzera.

L'ASSM suggerisce che sia questa antenna a decidere quando le unità di cure intense devono introdurre il triage dei pazienti, secondo i criteri appena aggiornati. Ciò garantirebbe che tutte le risorse siano effettivamente esaurite prima che un ospedale si trovi costretto a procedere con la selezione dei malati.

Un criterio decisionale è la «fragilità» del paziente

Come in precedenza, l'età in sé e per sé non è un criterio decisionale applicabile. La demenza o un handicap non dovrebbero neppure loro influenzare la selezione. Questi fattori forniscono tuttavia un'indicazione delle condizioni generali di un paziente, indica l'Accademia.

Per valutare meglio questo aspetto, l'ASSM include ora il termine «fragilità». Per valutarlo, fa riferimento a una scala di valutazione da 1 a 9 che va da «molto in forma» a «malato terminale» con un'aspettativa di vita inferiore a sei mesi.

Se pazienti che necessitano di terapia intensiva devono essere rifiutati a causa di un sovraccarico totale di capacità in terapia intensiva, la prognosi a breve termine è il fattore decisivo per il triage, sottolinea l'ASSM. La precedenza viene insomma data a chi può trarre il massimo beneficio dal ricovero in terapia intensiva.

L'obiettivo è ridurre al minimo i casi di decesso. Ciò implica anche la protezione del personale sanitario, non solo dai contagi, ma anche da un esaurimento psicofisico. Una forte carenza di personale comporterebbe infatti un numero ancora maggiore di morti.

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