Dopo i dazi, la seconda mazzata Trump ha «imbrogliato» la Svizzera sugli F-35? La situazione spiegata in 7 punti

Sven Ziegler

14.8.2025

Un F-35 in un'immagine d'archivio.
Un F-35 in un'immagine d'archivio.
sda

La Svizzera voleva acquistare 36 caccia F-35A a un prezzo fisso, ma gli Stati Uniti chiedono ora da 650 milioni fino a 1,3 miliardi di franchi in più. Non c'è nessuna leva legale da far entrate in gioco. Il Consiglio federale deve rinegoziare, oppure scavare più a fondo nelle proprie tasche? Ecco la situazione riassunta in sette punti.

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Sven Ziegler, Paolo Beretta

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Gli Stati Uniti considerano il «prezzo fisso» sugli F-35 un malinteso e chiedono da 650 milioni fino a 1,3 miliardi di franchi in più rispetto ai 6 miliardi accettati in votazione dal popolo svizzero.
  • Le perizie elvetiche hanno messo in guardia sulla mancanza di certezza dei prezzi già nel 2022, mal il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), allora diretto da Viola Amherd, che ha nel frattempo lasciato il Governo, ha ignorato questi avvertimenti.
  • L'attuale ministro della Difesa Martin Pfister vuole mantenere l'acquisto dei 36 jet statunitensi. Una rinuncia a questi apparecchi  è vista solo come l'ultima opzione.

Si poteva sapere che il prezzo fisso era traballante?

Sì. C'erano segnali d'allarme molto prima della firma del contratto. Nel maggio 2022, il Controllo federale delle finanze (CDF) ha rilevato che non vi era «alcuna certezza giuridica per un prezzo fisso» per l'acquisto degli F-35.

I documenti facevano ripetutamente riferimento a «stime di prezzo», a «costi stimati» e una clausola obbligava addirittura espressamente la Svizzera a sostenere tutti i costi aggiuntivi rispetto all'importo stimato.

Il Consiglio federale lo ha ammesso apertamente mercoledì.

Il DDPS aveva ottenuto pareri legali. Ad esempio, lo studio legale zurighese Homburger ha sottolineato nella sua perizia che era «essenziale» che il prezzo fisso fosse stipulato anche nel contratto tra gli Stati Uniti e il produttore Lockheed Martin. Il contratto di questo produttore non era però ancora stato firmato all'epoca e la Svizzera aveva solo il diritto di prenderne visione.

Lo studio legale statunitense Arnold & Porter ha inoltre avvertito che «non è chiaro» se la dichiarazione d'intenti svizzera sarebbe stata applicabile in caso di controversia, poiché il contratto prevedeva solo una soluzione diplomatica.

Le perizie hanno inoltre dichiarato esplicitamente che gli Stati Uniti non accetteranno alcuna perdita in tali transazioni.

In altre parole, si poteva intuire che il presunto prezzo fisso era basato su piedi d'argilla.

La Svizzera non può far rispettare il prezzo fisso di 6 miliardi di franchi per i nuovi caccia F-35.
La Svizzera non può far rispettare il prezzo fisso di 6 miliardi di franchi per i nuovi caccia F-35.
sda

Com'è nato questo malinteso?

Lo ha spiegato lo stesso Consiglio federale mercoledì. Nell'estate del 2024, i rappresentanti degli Stati Uniti hanno accennato per la prima volta, nel corso di colloqui informali, alla possibilità di dover sostenere costi aggiuntivi.

Alla fine di febbraio 2025, l'Agenzia statunitense per la cooperazione in materia di sicurezza della difesa (DSCA) ha inviato alla Svizzera una lettera ufficiale in cui gli americani spiegavano di considerare il cosiddetto prezzo fisso come un «malinteso».

A metà giugno 2025 è arrivata la notizia bomba: per la prima volta gli Stati Uniti hanno indicato un importo specifico per il sovrapprezzo - tra 650 milioni e 1,35 miliardi di dollari in più - citando l'alta inflazione e il forte aumento dei costi delle materie prime e dell'energia.

Dal punto di vista degli Stati Uniti, il «prezzo fisso» promesso era apparentemente inteso solo a livello di accordo industriale.

Il Dipartimento della Difesa statunitense ha spiegato che il costo finale sarebbe stato determinato solo una volta che i jet ordinati fossero entrati in produzione e che il prezzo fisso nei contratti si riferiva solo a questo ordine di produzione, non al costo totale dell'approvvigionamento.

In altre parole, il prezzo fisso americano si riferisce all'importo che Washington negozia internamente con il produttore Lockheed Martin, mentre i costi aggiuntivi possono essere trasferiti ai Paesi acquirenti.

Insomma, gli F-35 costeranno alla Svizzera quanto negoziato non da Berna, ma fra le autorità statunitensi che fanno da tramite e il produttore Lockheed Martin. Il prezzo finale dipenderà quindi dall’inflazione negli Stati Uniti, dalle materie prime e dai dazi.

La parte svizzera, invece, aveva dato per scontato che l'intero prezzo dell'appalto, pari a circa 6 miliardi di franchi, fosse fisso. C'erano quindi due diverse interpretazioni del contratto, un terreno fertile per l'attuale fiasco.

Gli Stati Uniti hanno tradito la Svizzera?

Molte voci indignate in Svizzera si sentono fregate dagli Stati Uniti, dato che Washington sembra ora intenzionata a cancellare l'accordo. In realtà, i negoziatori elvetici erano fermamente convinti di aver negoziato un accordo vincolante a prezzo fisso.

Questa convinzione è stata rafforzata dal fatto che anche l'ambasciata statunitense a Berna ha confermato pubblicamente il prezzo fisso: pure i responsabili degli appalti della Confederazione hanno quindi creduto alla promessa senza riserve.

Il Governo statunitense insiste però sul fatto che non ha barato, ma che la parola «prezzo fisso» è stata semplicemente intesa in modo diverso. Dal loro punto di vista - come detto - era stato fissato solo il prezzo del produttore. Gli Stati Uniti descrivono ora tutto ciò che va oltre come un malinteso.

Gli americani sapevano quindi fin dall'inizio che la Svizzera era sulla strada sbagliata? Non ci sono prove concrete di questo.

L'unica cosa chiara è che entrambe le parti parlavano di un «prezzo fisso», ma evidentemente non intendevano la stessa cosa. E alla Svizzera viene ora presentato il conto.

Perché la Svizzera si sta «arrendendo» agli Stati Uniti?

Probabilmente perché non può farne a meno.

Il consigliere federale Martin Pfister ammette apertamente che la Svizzera non può far valere la sua posizione: «Siamo ancora convinti che l'accordo preveda un prezzo fisso», ha dichiarato mercoledì.

Ma la controparte non è d'accordo «e gli Stati Uniti sono più potenti della Svizzera. Bisogna solo accettarlo».

Perché la Svizzera non annulla semplicemente l'acquisto?

L'annullamento dell'acquisto dei jet è fuori questione per il Consiglio federale. Pfister sottolinea che il contratto per l'F-35 rimane in vigore perché gli aerei sono «assolutamente necessari dal punto di vista militare». 

Altrimenti, la Svizzera si troverebbe senza un'adeguata protezione del proprio spazio aereo a partire dal 2030. Inoltre, un nuovo appalto con un modello di caccia diverso richiederebbe anni e sarebbe probabilmente ancora più costoso.

Cosa c'entra tutto questo con la controversia sui dazi doganali?

Niente, almeno secondo il Consiglio federale. Pfister ha dichiarato mercoledì che «non ci sono legami di alcun tipo» tra l'accordo sugli F-35 e la disputa doganale sui dazi in corso con gli Stati Uniti.

Gli osservatori però ritengono possibile che Berna abbia deliberatamente evitato il confronto nella disputa sui jet per non appesantire i negoziati paralleli sui dazi imposti da Trump al 39%.

Quali opzioni ha ora la Svizzera?

Il DDPS sta valutando tre opzioni: comperare meno aerei, adattare l'accordo con il produttore diminuendo (o annullando) gli incarichi per l'industria svizzera o fare ricorso a un credito aggiuntivo.

Quest'ultimo potrebbe portare a un nuovo referendum, già richiesto dal PS e dai Verdi.

Il Consiglio federale vuole prendere una decisione al più tardi entro novembre.

Una cosa è chiara: o l'ordine sarà ridotto o i contribuenti dovranno pagare molto di più.