Persi migliaia di franchiGiovane imprenditore truffato da Facebook e la Svizzera non può proteggerlo, ecco perché
Martin Abgottspon
21.4.2026
In Svizzera, i giganti di Internet non hanno bisogno di un motivo per cancellare un account.
Facebook
Un fondatore di una start-up di Berna perde da un giorno all'altro l'accesso al suo account di MEta-pubblicità. La spesa continua e, a differenza dell'UE, in Svizzera è perfettamente legale.
Martin Abgottspon
21.04.2026, 06:00
21.04.2026, 07:30
Martin Abgottspon
Hai fretta? blue News riassume per te
Un imprenditore bernese perde improvvisamente l’accesso al proprio account Meta, mentre le campagne pubblicitarie continuano a generare costi elevati.
Senza possibilità di contattare un supporto efficace, subisce perdite per decine di migliaia di franchi a causa di decisioni automatizzate.
Il caso evidenzia un vuoto normativo in Svizzera, dove le piattaforme non sono obbligate a fornire spiegazioni, a differenza dell’UE.
La vicenda mette anche in luce la forte dipendenza di molte PMI da un’unica piattaforma digitale, con rischi significativi per il loro business.
Lukas Beer, di Berna, gestisce da alcuni mesi la start-up di e-commerce Seekr. Il concetto alla base dell'azienda è semplice: vendita di prodotti lifestyle smart, come power bank e portacarte, tramite un negozio online.
La pubblicità passa quasi esclusivamente da Facebook e Instagram. «Circa il 90% del nostro fatturato arriva direttamente da questi canali», spiega Beer.
Per una giovane azienda senza grandi budget di marketing non si tratta di una nicchia, ma praticamente dell’unica strada percorribile.
Alla fine di febbraio, però, come raccontato dal portale Blick, tutto cambia.
Beer riceve un’e-mail automatica da Meta. Il suo profilo Facebook personale è stato bloccato. Il motivo: una violazione degli standard della community, senza ulteriori dettagli.
Eppure Beer non pubblicava nulla su Facebook da oltre sei mesi.
Privato del suo profilo personale, il giovane imprenditore perde anche l’accesso all’account aziendale. E proprio su quell’account sono attive campagne pubblicitarie, per un totale di circa 700 franchi di spesa al giorno.
L'algoritmo non ascolta
Beer presenta ricorso. Dopo poche ore arriva la risposta: l’account è stato definitivamente disattivato.
Tenta allora di creare un nuovo profilo, ma viene bloccato nel giro di pochi minuti. Prova a contattare l’assistenza, senza ricevere risposta.
Si affida infine a un servizio di assistenza premium a pagamento, «Meta Verified».
Dopo settimane di attesa ottiene una telefonata di 40 minuti che si conclude con poche parole, già sentite: «La decisione è definitiva».
Dietro a quanto accaduto non c’è un errore umano, ma un algoritmo che rileva schemi e reagisce automaticamente. Senza contesto, senza proporzionalità, senza la possibilità di spiegare il proprio caso a una persona in carne e ossa.
Nel giro di un mese Beer dedica oltre 40 ore a richieste di assistenza.
Nel frattempo le campagne pubblicitarie continuano a girare senza controllo. Il bilancio è pesante: più di 16’000 franchi di spese pubblicitarie e una perdita di fatturato stimata attorno ai 10’000 franchi.
Account bloccato? Ecco cosa fare
Presentare subito ricorso: nella notifica di sospensione inviata da Meta è solitamente presente un link per «presentare ricorso». Va usato immediatamente: i termini sono molto brevi.
Bloccare subito le inserzioni: se esiste ancora un accesso all’account aziendale tramite un altro login, mettere in pausa tutte le campagne attive. Ogni ora conta.
Sospendere la carta di credito: Se la pubblicità continua a essere addebitata senza controllo, è possibile bloccare temporaneamente la carta di credito o il metodo di pagamento tramite l’emittente.
Documentare tutto: salvare screenshot di tutte le notifiche, delle spese e degli scambi con l’assistenza: elementi fondamentali in vista di eventuali verifiche legali.
Valutare un'azione legale: in presenza di danni finanziari rilevanti può essere utile consultare uno studio legale specializzato in diritto IT. In Svizzera il Digital Services Act (DSA) non si applica, ma sono comunque possibili azioni in sede civile.
Quella di Beer non è un’eccezione, ma il sintomo di un problema sistemico.
In Svizzera non esiste una base legale che obblighi Meta a fornire spiegazioni. Nell’Unione europea, invece, il Digital Services Act (DSA) impone alle grandi piattaforme di indicare i motivi concreti di una sospensione e di garantire una reale possibilità di ricorso.
Il ritardo svizzero nella protezione degli utenti rispetto alle grandi piattaforme è noto da tempo anche a Berna.
Già nel marzo 2023 i consiglieri nazionali Jon Pult e Min Li Marti - entrambi del PS - avevano presentato due mozioni per attuare anche in Svizzera gli obiettivi del DSA e del Digital Markets Act (DMA).
Il Consiglio federale aveva quindi incaricato l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) di elaborare un progetto di legge. Ma, invece di essere pronto nel marzo 2024 - come inizialmente annunciato - il testo è stato posto in consultazione solo nell’ottobre 2025.
In consultazione le reazioni sono state contrastanti: l’UDC ha definito il progetto un «esempio lampante di attuazione autonoma del diritto UE», mentre il PLR ha messo in guardia da uno «Swiss finish», ovvero da un'applicazione più rigorosa delle normative europee in Svizzera.
Il PS, al contrario, ha criticato una proposta giudicata inferiore agli standard europei.
Resta incerto quando e in quale forma una legge entrerà effettivamente in vigore.
Una pericolosa dipendenza
La vicenda di Beer mette in luce anche un altro aspetto: migliaia di PMI e start-up svizzere hanno costruito il proprio marketing digitale su un’unica piattaforma, cedendo di fatto il controllo del proprio business.
Se Meta decide che qualcuno non esiste più, allora smetterà di esistere anche sul mercato.
In attesa di una risposta politica, agli imprenditori resta un’unica raccomandazione: non puntare tutto su un solo canale.
Chi oggi genera il 90% del proprio fatturato da una sola piattaforma corre un rischio enorme, indipendentemente da quanto bene funzionino le campagne.