Una truffa? Si rivolge a una società per uscire dai debiti, ma la situazione peggiora: «Passo notti insonni»

Dominik Müller

13.3.2026

Una presunta via d'uscita dalla trappola del debito ha peggiorato ulteriormente la situazione di una coppia argoviese.
Una presunta via d'uscita dalla trappola del debito ha peggiorato ulteriormente la situazione di una coppia argoviese.
Symbolbild: Keystone

Una pubblicità prometteva una via d'uscita dai debiti. Per una coppia del Canton Argovia il contatto con due società di risanamento finanziario si è però trasformato in un ulteriore peso.

Dominik Müller

Hai fretta? blue News riassume per te

  • Una coppia del canton Argovia, finita nei debiti dopo costose cure per avere un figlio, si è rivolta a società di risanamento finanziario trovate sui social media.
  • Dopo aver pagato diverse migliaia di franchi, l'uomo è stato rinviato da una società all'altra senza che la situazione dei debiti migliorasse.
  • Quando ha disdetto i contratti, si è visto chiedere altri soldi, anche se le aziende - una volta scoperte - hanno poi promesso di restituirgli gran parte delle somme versate.

Il desiderio di avere un figlio, rimasto a lungo irrealizzato, spinge una coppia del Canton Argovia a sottoporsi a diverse e costose cure in cliniche in Svizzera e all'estero. A un certo punto i risparmi si esauriscono. «Non riuscivamo più a pagare tutte le fatture per tempo», racconta l'uomo al programma «Espresso» della SSR. La coppia, dice, è scivolata sempre più nei debiti.

In questa situazione difficile, l'uomo si imbatte sui social media in annunci pubblicitari di società di risanamento finanziario. Slogan come «Liberatevi dall'inferno dei debiti!» promettono un aiuto rapido. Nell'ottobre del 2025, secondo quanto riferito dal programma, firma un contratto con una società di San Gallo. Il costo: 1'845 franchi.

Ma invece di ricevere assistenza, il cliente viene indirizzato a un'altra società con sede a Lucerna. Anche qui deve prima versare del denaro: una cauzione e diverse rate mensili, per un totale di circa 1'800 franchi.

Richiesta elevata dopo la disdetta

Il meccanismo, spiega l'«Espresso», è semplice: la società redige un elenco dei debiti pendenti e, con una procura del cliente, contatta i creditori per negoziare un piano di rientro a rate. Gli importi proposti, però, sono così bassi che in alcuni casi il rimborso richiederebbe più di dieci anni. I mesi passano e il debito resta.

Alla fine l'uomo decide di disdire i contratti e chiede la restituzione del denaro versato. Invece riceve una fattura: la società lucernese, nel frattempo ribattezzata Pavlin, pretende altri 4'000 franchi nonostante le somme già pagate.

Le aziende inizialmente rifiutano qualsiasi rimborso. Si limitano a offrire una riduzione della richiesta residua a 850 franchi.

«Non so più cosa fare»

Per il cittadino argoviese il bilancio è amaro. «A causa di queste società sono finito ancora più in rosso. Passo notti insonni e non so più cosa fare», racconta. Nel frattempo, a causa delle difficoltà finanziarie, l'amministrazione gli ha anche disdetto il contratto di locazione. E il desiderio di avere un figlio è rimasto irrealizzato.

Contattate da «SRF», entrambe le società respingono inizialmente le accuse. Sostengono di aver fornito le prestazioni previste dal contratto. Una delle due precisa di non concedere prestiti, ma di limitarsi a mettere in contatto i clienti con servizi di risanamento finanziario. L'altra fa notare che il cliente ha rescisso il contratto prima del termine.

Dopo ulteriori domande, però, le aziende fanno un passo indietro. Parlano di un «caso isolato e spiacevole» e assicurano che l'uomo dovrebbe ricevere indietro gran parte del denaro versato.