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Al TPF di Bellinzona

Tentata destabilizzazione in Kosovo, in due a processo

Il processo si svolge al Tribunale penale federale di Bellinzona. (Foto d'archivio)

Il processo si svolge al Tribunale penale federale di Bellinzona. (Foto d'archivio)

Keystone

Volevano destabilizzare una regione del Kosovo: due islamisti di origine balcanica dovranno rispondere da oggi, presso il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona, tra l'altro di sostegno e partecipazione a un gruppo terroristico.

Redazione blue News
Keystone-SDA

Redazione blue News, Keystone-SDA

03.11.2025, 10:03•03.11.2025, 10:14

I due imputati, per i quali vale la presunzione d'innocenza, sono un kosovaro di 37 anni e uno svizzero-macedone di 34, entrambi domiciliati nella regione di Ginevra. Sono stati arrestati il 1° settembre 2022 dopo una lunga sorveglianza e da allora si trovano in detenzione.

Le accuse promosse dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC) sono pesanti: partecipazione e sostegno a un'organizzazione terroristica, corruzione di pubblici ufficiali stranieri, riciclaggio di denaro, favoreggiamento, falso in documenti, truffa per mestiere e altri reati minori.

L'antenna «Fratelli di Ginevra»

In particolare i due trentenni sono accusati di aver sostenuto e finanziato un'organizzazione islamista in Kosovo i «Fratelli di Viti» (Viti è una località del Kosovo da cui proviene la maggior parte dei membri del gruppo), creando e dirigendo tra il 2014 e il 2022 l'antenna svizzera chiamata «Fratelli di Ginevra».

Il kosovaro dirigeva l'antenna con il titolo di Emiro. I Fratelli di Ginevra venivano reclutati nella cerchia della moschea di Petit-Saconnex (GE) e dal 2016 in poi si sono concentrati sul finanziamento dell'organizzazione in Kosovo.

Secondo l'accusa i fondi raccolti e poi inviati nei Balcani si collocano tra i 64'000 e i 77'000 franchi, ottenuti tramite partecipazioni, doni, ma soprattutto frodi alle assicurazioni sociali e crediti Covid.

L'obiettivo dei Fratelli di Viti era sfruttare una destabilizzazione politica in Kosovo per prendere il potere e instaurare uno stato islamico, governato dalla Sharia, secondo il ministro pubblico. Il denaro raccolto a Ginevra serviva ad acquistare armi e a corrompere i magistrati incaricati di giudicare adepti del gruppo.

I due imputati, nel 2016 in Kosovo, avrebbero pure immagazzinato e nascosto quattro fucili d'assalto Kalashnikov, una pistola e 3'000 proiettili. Inoltre avrebbero organizzato degli incontri di indottrinamento, ai quali invitavano e ospitavano numerosi imam.

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