Advertorial Dora (74) e Mariska (24) in una conversazione intergenerazionale su denaro e previdenza

In cooperazione con PostFinance

20.11.2025

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Due donne, due generazioni, una domanda: come provvedere per la vecchiaia? Dora e Mariska parlano di lavoro indipendente, preoccupazioni economiche, sogni e del perché è meglio iniziare il prima possibile con il 3° pilastro.

In cooperazione con PostFinance

Sebbene tra Dora e Mariska ci sia una differenza di età di 50 anni, in tema di denaro sono più le cose che le accomunano di quelle che le dividono. Dora (74) è in pensione da dieci anni, ma lavora ancora saltuariamente. In precedenza ha gestito per oltre 20 anni la sua scuola di danza a Berna.

Mariska (24) è un’operatrice sociosanitaria diplomata e dopo aver conseguito la maturità professionale ha deciso di ricominciare da zero: oggi produce film a Zurigo con grande impegno ed entusiasmo come indipendente. «È la mia passione», dice Mariska. Dora annuisce in segno di approvazione: «Bisogna credere in qualcosa». Entrambe le donne hanno lasciato un lavoro salariato sicuro per poter vivere il loro sogno e diventare indipendenti.

Da un lavoro salariato sicuro a un’attività indipendente

Avere un’attività indipendente è sinonimo di libertà, ma anche di insicurezza. «Se dopo una presentazione complessa e costosa non arriva nessun incarico e devi comunque pagare gli stipendi, è dura», afferma Mariska. Dora lo sa bene: «Alla fine del mese lo stipendio non arriva, ma bisogna comunque pagare le fatture: prima passavo notti insonni per questo motivo».

Da quando è andata in pensione, Dora ha nuovamente un reddito regolare. Ha versato per anni i contributi all’AVS e anche alla cassa pensioni come lavoratrice indipendente. E ora le rendite confluiscono mensilmente sul suo conto. «È comodo avere a disposizione una certa somma», dice ridendo. Inoltre, percepisce denaro dal 3° pilastro.

Provvedere significa iniziare presto

Anche se oggi conduce una vita più modesta, Dora apprezza la stabilità finanziaria. Solo una cosa farebbe diversamente: «Ho iniziato a effettuare versamenti regolari nel pilastro 3a solo a 44 anni. Oggi farei diversamente e inizierei molto prima».

Ecco come funziona il pilastro 3a

Il pilastro 3a è la previdenza privata vincolata in Svizzera. Integra l’AVS (1° pilastro) e la cassa pensioni (2° pilastro) e aiuta a colmare eventuali lacune previdenziali in vecchiaia. Iniziare presto conviene: grazie all’effetto degli interessi composti, anche piccoli importi aumentano in modo esponenziale nel corso degli anni. Inoltre, i versamenti nel pilastro 3a possono essere interamente detratti dal reddito imponibile.

Attualmente lavoratrici e lavoratori dipendenti possono versare al massimo 7258 franchi all’anno, mentre lavoratrici e lavoratori indipendenti senza cassa pensioni il 20% del reddito netto da attività lucrativa, fino a un massimo di 36’288 franchi. Chi investe il proprio capitale 3a in un fondo di previdenza a lungo termine può beneficiare di maggiori opportunità di rendimento.

Vantaggi:

● I contributi possono essere detratti annualmente dalle imposte fino all’importo massimo

● I rendimenti rimangono esenti da imposte per l’intero periodo

● Con il pagamento dei conti di previdenza a partire dal 60° anno di età si applica un’aliquota fiscale ridotta

● Il capitale può essere prelevato, ad es. per acquistare un’abitazione di proprietà, avviare un’attività indipendente o trasferirsi all’estero

Suggerimento: tenere più conti 3a. Dal momento che a partire dal 60° anno di età questi devono essere riscossi integralmente, a seconda del Cantone di domicilio è possibile evitare la progressione fiscale effettuando prelievi scaglionati.

Mariska investe su se stessa

Per Mariska la previdenza privata per la vecchiaia non è ancora una priorità. «So che dovrei versare nel pilastro 3a, ma al momento sto investendo tutto su me stessa, nella mia azienda e nelle mie competenze». Mantiene volutamente bassi i costi fissi e punta sulla flessibilità anziché sugli obblighi. «Non voglio ancora assumermi un impegno mensile».

Mariska sa che però sarebbe necessario. Dopotutto, anche lei paga i contributi all’AVS e versa volontariamente nella cassa pensioni. Ma per quanto riguarda il 3° pilastro è ancora titubante. «So che dovrei farlo. Ma mi serve una certa sicurezza economica».

La giovane produttrice cinematografica non crede di potersi affidare all’AVS in futuro. «Non credo che per la mia generazione resterà ancora molto».

Per realizzare il suo progetto di un lungo viaggio in giro per il mondo o il sogno di acquistare un terreno in Portogallo, preferirebbe puntare su investimenti in titoli piuttosto che sui classici conti di previdenza. Il patrimonio nel pilastro 3a è vincolato fino al compimento del 60° anno di età. A determinate condizioni è possibile prelevarlo anticipatamente per acquistare un’abitazione di proprietà o sotto forma di capitale in caso di trasferimento all’estero.

Il principio dei 3 pilastri nella previdenza per la vecchiaia svizzera

1° pilastro (previdenza statale: AVS/AI): l’assicurazione obbligatoria per la vecchiaia e per i superstiti (AVS) e l’assicurazione d’invalidità (AI). Serve a garantire il minimo esistenziale e la rendita massima è limitata a 2520 franchi al mese per le persone singole o a 3780 franchi al mese per le coppie sposate.

2° pilastro (previdenza professionale: LPP/cassa pensioni): la previdenza obbligatoria da parte del datore di lavoro, spesso chiamata cassa pensioni. L’obiettivo è garantire, insieme al 1° pilastro, il tenore di vita abituale. È obbligatorio per lavoratrici e lavoratori dipendenti con un salario minimo di 22’680 franchi all’anno.

3° pilastro (previdenza privata: 3a/3b): la previdenza privata facoltativa serve a colmare eventuali lacune previdenziali individuali. Si distingue tra previdenza vincolata (3a) e libera (3b), laddove il pilastro 3a beneficia di agevolazioni fiscali.

La conoscenza finanziaria significa autodeterminazione

Su un punto sono d’accordo: soprattutto le donne dovrebbero occuparsi attivamente delle finanze. «È tanto una questione di learning by doing», afferma Mariska. Spesso il denaro continua a essere una questione maschile: una tendenza destinata a cambiare solo se ci si assume la responsabilità in prima persona.

Dora ha imparato presto a spendere solo quello che aveva. «Non ho mai chiesto un prestito», racconta. Eppure di tanto in tanto si è concessa qualcosa. «La mia prima auto è stata una cabriolet: essere sempre ragionevoli non è divertente».

Conclusione: tra previdenza e gioia di vivere

Entrambe le donne dimostrano a modo loro cosa significhi indipendenza economica. Oggi Dora gode della giusta sicurezza perché ha iniziato per tempo a risparmiare e a pensare alla previdenza. Mariska punta sulla realizzazione personale e sulla flessibilità, ma sa che deve agire nel lungo termine. «Se non si avessero più sogni, sarebbe piuttosto triste», afferma Dora. Mariska sorride: «E a volte i sogni hanno il loro prezzo».

Dora conferma che i sogni si possono realizzare anche grazie al patrimonio del pilastro 3a, che può crescere grazie ai vantaggi fiscali e all’effetto degli interessi composti. Infatti sta progettando di fare un viaggio in Australia.

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