«Self-love»Basta autosabotaggio: dobbiamo imparare ad amarci per quello che siamo
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21.1.2026 - 16:00
La cosiddetta «self-love» non è uno slogan motivazionale: è un processo concreto che parte dall'accettazione.
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Confronti continui, modelli irraggiungibili e giudizi interiori ci rendono i primi nemici di noi stessi. Ma la cosiddetta «self-love» non è uno slogan motivazionale: è un processo concreto che parte dall'accettazione.
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21.01.2026, 16:00
21.01.2026, 16:09
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Una sera qualunque, durante la settimana.
Divano, snack a portata di mano e lo scorrere automatico di Instagram. Foto di persone che sembrano sempre più belle, più sicure, più realizzate. Senza rendercene conto, iniziamo a confrontarci. Una ragazza in bikini su una spiaggia perfetta, un uomo che mostra orgoglioso il suo fisico scolpito davanti allo specchio della palestra. Lo sguardo torna ai biscotti accanto a noi. All'improvviso non sembrano più una buona idea.
Poi qualcosa interrompe il flusso patinato. Una donna normale, che ride in bikini. Nessuna posa studiata. Sotto, una frase semplice: smettete di confrontarvi, amatevi per quello che siete. È lì che nasce la domanda: perché è così difficile?
Negli ultimi anni la parola «self-love» è ovunque. Hashtag, post motivazionali, inviti ad accettarsi. Ma cosa significa davvero? Amarsi non vuol dire sentirsi perfetti, né ignorare difetti e fragilità. Significa, prima di tutto, accettarsi. Guardarsi allo specchio senza cercare solo ciò che non va. Dirsi, anche solo una volta, «oggi stai bene». Essere soddisfatti di ciò che si fa, riconoscere i propri risultati, concedersi un complimento senza sentirsi arroganti.
Eppure, per molti è tutt'altro che semplice. Davanti allo specchio troviamo mille cose da correggere. C'è chi vorrebbe più muscoli, chi più sicurezza, chi un carattere diverso. Qualcuno si paragona all'amico disinvolto, qualcun'altra alla sorella sportiva. Ci critichiamo per l'aspetto, per la voce, per il modo di essere. E non smettiamo mai di confrontarci: in discoteca, all'università, sul lavoro. C'è sempre qualcuno che sembra più avanti.
Ma chi ha deciso che più è sempre meglio? Che l'estroversione vale più della timidezza? Che essere sicuri di sé è l'unico modo giusto di stare al mondo? La verità è che la diversità è ciò che rende le persone interessanti. Se fossimo tutti uguali, sarebbe insopportabilmente noioso. Ognuno eccelle in qualcosa: chi nella creatività, chi nell'ascolto, chi nella determinazione, chi nella sensibilità.
Amarsi non significa smettere di migliorarsi, ma smettere di combattere contro se stessi. Non è un interruttore che si accende dall'oggi al domani. È un percorso fatto di piccoli gesti. Può iniziare chiedendosi cosa si apprezza davvero di sé, di cosa si è orgogliosi, quali ostacoli si sono superati. Riconoscere punti di forza e debolezze senza giudicarli è già un passo avanti.
Forse il nodo centrale è imparare a trattarsi con la stessa gentilezza che riserviamo alle persone che amiamo. Non pretendiamo la perfezione da chi ci sta a cuore, perché dovremmo pretenderla da noi stessi? Accettarsi non significa arrendersi, ma costruire una base più solida da cui crescere.