Carenza di vitamina D: problemi comportamentali nei teenager

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28.8.2019 - 16:08

When: 21 Aug 2019 **Only for use by WENN CPS**
Source: Covermedia

Una ricerca mette in luce l’associazione tra un deficit della vitamina e una stato di aggressività nei ragazzi adolescenti.

Uno scarso livello di vitamina D nei bambini durante l’infanzia può causare loro problemi comportamentali più avanti, nella fase dell’adolescenza.

Passate ricerche indicano che la vitamina D è associata a una varietà di disturbi mentali nella vita adulta, incluse malattie come la depressione e la schizofrenia, ma ora i ricercatori dell’Università del Michigan, negli USA, mettono in luce una nuova connessione.

Sotto analisi un campione di bambini di Bogotá, in Colombia: i piccoli con il più basso livello di vitamina D nel sangue avevano circa il doppio delle possibilità di sviluppare un comportamento aggressivo e ribelle qualche anno più tardi, rispetto a quelli che, già da piccoli, godevano di un livello elevato della vitamina.

«I bambini con un deficit di vitamina D durante gli anni della scuola elementare hanno ottenuto un punteggio più alto nei nostri test di misurazione dei disturbi comportamentali durante l’adolescenza», ha dichiarato il dottor Eduardo Villamor, leader della ricerca.

Lo studio, effettuato nel 2006, ha coinvolto un gruppo di 3.202 bimbi di scuole elementari pubbliche dai 5 ai 12 anni, tutti sottoposti a regolari analisi del sangue. I ricercatori hanno ottenuto anche informazioni relative alle loro case, famiglie, educazione e abitudini. A sei anni dal primo incontro, il team ha condotto nuovi test insieme ai bambini e ai loro genitori, ai quali è stato chiesto di descrivere il comportamento dei loro ragazzi.

Secondo i risultati, una carenza di vitamina D è maggiormente associata con un disturbo comportamentale e problemi di aggressività nei teenagers.

La maggiore fonte di vitamina D è la luce del sole, ma si può trovare anche in alcuni alimenti come il pesce azzurro e le uova, oltre che sotto forma di supplementi.

La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica Journal of Nutrition.

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