Lifestyle«Ce l'ho sulla punta della lingua»: cosa rivelano i vuoti di memoria
Covermedia
28.5.2026 - 16:00
Una nuova ricerca suggerisce che esitazioni frequenti, pause lunghe e difficoltà nel trovare le parole potrebbero riflettere cambiamenti nelle capacità cognitive.
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28.05.2026, 16:00
28.05.2026, 16:12
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Capita a tutti: una parola che sembra sul punto di uscire ma non arriva, una frase interrotta, un «ehm» di troppo durante una conversazione.
Episodi del tutto normali, nella maggior parte dei casi. Ma secondo una nuova ricerca, il modo in cui parliamo potrebbe raccontare qualcosa anche sullo stato di salute del cervello.
Uno studio condotto da ricercatori del Baycrest Centre for Geriatric Care, dell'Università di Toronto e della York University ha osservato che pause frequenti, rallentamenti nel linguaggio e difficoltà nel recuperare le parole sono spesso associati a prestazioni cognitive inferiori.
Per la ricerca, pubblicata sul «Journal of Speech, Language, and Hearing Research», gli studiosi hanno analizzato le registrazioni vocali di 241 adulti sani tra i 18 e i 90 anni.
Ai partecipanti è stato chiesto di descrivere alcune immagini parlando liberamente, mentre un sistema basato sull'intelligenza artificiale analizzava centinaia di dettagli del linguaggio: velocità del parlato, durata delle pause, esitazioni, ripetizioni e uso di intercalari come «ehm».
I risultati sono stati poi confrontati con test cognitivi tradizionali legati a memoria, attenzione, velocità di elaborazione mentale e flessibilità cognitiva.
Secondo i ricercatori, le persone con pause più frequenti e un linguaggio più frammentato tendevano anche a ottenere risultati peggiori nelle cosiddette funzioni esecutive, cioè quelle capacità mentali che aiutano a pianificare, organizzare i pensieri e gestire rapidamente le informazioni.
«Il ritmo del parlato è molto più di una semplice caratteristica personale: può essere un indicatore sensibile della salute cerebrale», ha spiegato Jed Meltzer del Rotman Research Institute.
Lo studio non propone un nuovo test per diagnosticare la demenza e gli esperti sottolineano che singole esitazioni o vuoti di memoria sono assolutamente normali, soprattutto con l'età, la stanchezza o lo stress.
Tuttavia, quando rallentamenti, pause e difficoltà nel trovare le parole diventano frequenti e costanti, potrebbero riflettere cambiamenti nei processi cognitivi.
Secondo i ricercatori, uno degli aspetti più interessanti riguarda il potenziale dell'intelligenza artificiale nell'analizzare il linguaggio naturale. A differenza dei classici test neuropsicologici, le conversazioni quotidiane producono enormi quantità di dati spontanei che potrebbero essere monitorati nel tempo.
La tecnologia utilizzata nello studio è stata in grado di analizzare oltre 700 caratteristiche linguistiche e acustiche, individuando perfino variazioni minime nel ritmo della voce, quasi impercettibili all'orecchio umano.
Per ora i risultati mostrano soltanto una correlazione e non dimostrano che certe caratteristiche del linguaggio anticipino necessariamente malattie neurodegenerative. Ma gli studiosi ritengono che, in futuro, l'analisi della voce potrebbe aiutare a individuare più precocemente eventuali cambiamenti cognitivi.
«Questa ricerca apre la strada a strumenti capaci di monitorare l'evoluzione delle capacità mentali anche a casa o durante le normali visite cliniche», ha concluso Meltzer.