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Cordone ombelicale: una cura per le malattie del cuore

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4.10.2017 - 16:10

Sleeping newborn child lying in a hospital bed When: 07 Jun 2010 When: 07 Jun 2010 **Only for use by WENN CPS**
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(Cover) - IT Fitness & Wellbeing - Secondo i ricercatori della Universidad de los Andes (UANDES) di Santiago del Cile, il cordone ombelicale rappresenta molto più che il collegamento tra il feto e la placenta, grazie alle cellule staminali che si trovano in questo prezioso funicolo.

Gli scienziati cileni hanno preso come campione 30 pazienti con una frazione di eiezione (EF) ridotta, ovvero un’insufficienza cardiaca causata da una disfunzione sistolica; metà di essi ha ricevuto una terapia intravenosa a base di cellule staminali derivate dal cordone ombelicale, l’altra metà un placebo. Il problema a livello sistolico si presenta quando il muscolo cardiaco non riesce a pompare con una forza sufficiente per spingere abbastanza sangue in circolo.

Secondo i risultati della ricerca, le infusioni intravenose sono risultate, oltre che del tutto sicure, estremamente benefiche al fine di migliorare le funzioni del cuore, e i pazienti a cui sono state somministrate hanno notato un netto cambiamento nella presenza dei sintomi e nella qualità generale della vita.

«Una singola infusione di queste cellule è in grado di influenzare positivamente le funzioni cardiache e la qualità della vita dei pazienti che altrimenti riceverebbero un trattamento ottimale, ma con varie limitazioni», ha spiegato il dottor Fernando Figueroa.

Secondo il team, questi effetti benefici sono dovuti a delle secrezioni, a livello cellulare, dalle qualità rigenerative sul tessuto del cuore.

«La procedura non è affatto invasiva, la fonte delle cellule è accessibile, il costo è relativamente basso e non vi è alcun conflitto dal punto di vista etico», ha aggiunto Figueroa. «Si tratta inoltre di una pratica altamente sicura, che è già stata largamente impiegata per trattare una vasta gamma di altre condizioni, e in nessun caso si sono riscontrati effetti collaterali».

La ricerca è stata pubblicata per intero nella rivista scientifica Circulation Research.

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