Errore cognitivo Davvero facciamo 200 scelte alimentari al giorno? Gli scienziati smontano il mito

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30.7.2025 - 16:00

Un errore cognitivo.
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Uno studio del Max-Planck-Institut rivela che questa cifra è frutto di un errore cognitivo. Le nostre decisioni a tavola sono meno automatiche e più consapevoli di quanto si creda.

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Per anni si è diffusa l'idea che ogni persona compia oltre 200 decisioni al giorno legate al cibo, spesso senza nemmeno accorgersene.

L'affermazione è apparsa ovunque: dai manuali di alimentazione alle campagne per la salute pubblica. Ma un gruppo di ricercatori del Max-Planck-Institut für Bildungsforschung di Berlino ha deciso di verificare questa cifra, e il risultato è netto: si tratta di un mito, nato da un errore di metodo e da un fraintendimento psicologico noto come effetto di subadditività. In sostanza, quando si chiedono valutazioni su singoli dettagli, le persone tendono a sovrastimare, rispetto a una visione d'insieme. È così che, da una media iniziale di 14 pensieri quotidiani sul cibo, si è arrivati (moltiplicando tutto per pasti, snack e bevande) al dato inflazionato di 226 decisioni.

Secondo la psicologa Maria Almudena Claassen, questa cifra trasmette un'immagine distorta del modo in cui scegliamo cosa mangiare. E soprattutto rischia di generare un messaggio scoraggiante: se tutto avviene in automatico, perché provarci? Chi lotta con il peso o con l'adozione di uno stile di vita sano può sentirsi demotivato, e finire per abbandonare ogni tentativo.

Ma l'alimentazione, spiegano i ricercatori, non è una semplice reazione istintiva. Le scelte a tavola riflettono spesso valori personali, obiettivi e contesti. Chi decide di mangiare più vegetali, evitare la carne o ridurre gli zuccheri non agisce per caso, ma sulla base di preferenze consapevoli. Anche se non tutte le decisioni sono ottimali, molte sono mirate.

Per questo gli autori invitano a riconsiderare il modo in cui si studiano e si raccontano le scelte alimentari. È importante usare metodi più sfumati – come diari, interviste o monitoraggi digitali – che tengano conto della vita reale delle persone. Per comprendere davvero un comportamento, serve conoscerne il contesto.

Un approccio utile in questo senso è il cosiddetto «self-nudging», ovvero l'arte di modificare il proprio ambiente per favorire scelte più sane. Lasciare la frutta in vista, tenere lontani i dolci, pianificare i pasti: piccoli accorgimenti che aiutano senza imporre. Non si tratta di controllarsi di più, ma di conoscersi meglio. Il «self-nudging» rientra nel modello del «boosting», che mira a rafforzare la capacità decisionale individuale, anziché sostituirla con regole esterne.

In fondo, non conta quante decisioni prendiamo ogni giorno, ma quanto queste rispecchino ciò che vogliamo davvero. Creare un ambiente che ci supporta è più efficace di contare ogni singolo «sì» o «no» davanti al frigorifero. La consapevolezza, più dei numeri, è la vera chiave per un'alimentazione sana e sostenibile.