LifestyleDiabete e cecità: scoperto un nuovo meccanismo che potrebbe cambiare le cure per la retina
Covermedia
28.5.2026 - 16:00
Uno studio tedesco ha individuato un processo cellulare che favorisce i danni alla retina nei pazienti diabetici. La scoperta potrebbe aprire la strada a terapie più mirate contro una delle principali cause di perdita della vista.
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28.05.2026, 16:00
28.05.2026, 16:12
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Quando si parla di diabete si pensa soprattutto alla glicemia, all'alimentazione e ai farmaci.
Ma la malattia può colpire anche gli occhi, danneggiando lentamente la retina fino a compromettere seriamente la vista.
La retinopatia diabetica è infatti una delle principali cause di cecità nel mondo. Nei casi più avanzati, i pazienti devono spesso sottoporsi a trattamenti ripetuti direttamente nell'occhio: procedure efficaci ma invasive e non sempre risolutive.
Ora un team dell'Università di Mannheim, in Germania, ha individuato un nuovo meccanismo che potrebbe spiegare meglio perché questi danni si sviluppano. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica «Nature Communications».
Al centro della ricerca c'è una piccola molecola chiamata 2-HD, prodotta durante alcuni processi legati al metabolismo dei grassi nelle cellule.
Secondo gli studiosi, quando questa sostanza si accumula può alterare l'equilibrio delle cellule della retina, favorendo stress ossidativo, danni ai vasi sanguigni e crescita anomala di nuovi capillari.
È proprio questa proliferazione incontrollata di vasi fragili uno degli aspetti più pericolosi della retinopatia diabetica avanzata: i capillari possono sanguinare, creare cicatrici e, nei casi più gravi, provocare il distacco della retina e la perdita della vista.
I ricercatori hanno inoltre individuato un importante «interruttore» biologico coinvolto nel processo: un recettore presente sulle cellule immunitarie chiamato S1PR5.
«Il 2-HD altera l'equilibrio del ferro nelle cellule e innesca una forma di morte cellulare che danneggia la retina», hanno spiegato gli autori dello studio.
Per comprendere meglio il fenomeno, il team ha utilizzato anche modelli animali, osservando che il blocco di questo meccanismo riusciva a ridurre i danni ai vasi sanguigni dell'occhio.
La scoperta potrebbe avere implicazioni importanti anche sul fronte delle terapie. Alcuni farmaci già utilizzati contro la sclerosi multipla agiscono infatti proprio sugli stessi recettori coinvolti nel nuovo studio.
Questo significa che, in futuro, medicinali già esistenti potrebbero essere adattati per proteggere la retina nei pazienti diabetici, riducendo la necessità di frequenti iniezioni oculari.
Per ora la ricerca è ancora nelle fasi preliminari e non esiste una nuova cura pronta per l'uso clinico. Ma lo studio offre una nuova spiegazione biologica dei danni oculari causati dal diabete e apre prospettive promettenti per trattamenti più precoci e mirati.