Fitbit e altri tracker per l’attività fisica: i benefici sono pochi

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7.8.2019 - 16:08

When: 31 Jul 2019 **Only for use by WENN CPS**
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Secondo gli esperti di fitness, questi accessori portatili non funzionano come sperato.

Se vogliamo perdere il peso in eccesso, regolare il livello di colesterolo e la pressione del sangue, non possiamo fare esclusivamente affidamento sui trackers portatili come il Fitbit. Così sostengono i ricercatori dell’Università della Florida, che hanno analizzato i benefici a lungo termine dell’uso di questi accessori in un gruppo di oltre mille partecipanti.

Lo scopo di questi trackers per l’attività fisica è quello di motivare chi li usa a muoversi di più, ricordando i programmi e le sedute di esercizi e quando svolgerli. Ma come dice la leader della ricerca Ara Jo, questo genere di motivazione non è sufficiente.

I risultati dell’analisi indicano infatti che i benefici, sia per dimagrire, sia per abbassare la pressione e il livello di colesterolo nel sangue, sono assai pochi rispetto a quelli che si speravano inizialmente.

«I risultati riguardanti la perdita di peso sono stati stupefacenti», dice l’esperta nell’intervista con TODAY. «Pensavamo che questi accessori aiutassero tanto le persone intenzionate a dimagrire, dato che le incoraggiano a muoversi di più, ma a quanto pare non servono come sperato. È vero che possono motivare le persone ad evitare uno stile di vita sedentario, ma alla fine non le portano a cambiare stile di vita in modo che sia sufficientemente più attivo».

Lo studio si è incentrato su 6 studi diversi coinvolgendo un totale di 1.615 individui che utilizzavano il Fitbit e la corrispondente applicazione sul cellulare. Solo uno degli studi ha indicato dei buoni risultati in termini di perdita di peso, mentre nessuno di essi è servito ad abbassare/regolare pressione sanguigna e livello di colesterolo.

Gli accessori come i Fitbit, oltre a monitorare l’attività fisica effettuata durante il giorno da chi li porta, sono utili anche per monitorare il pattern del sonno durante la notte.

La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica American Journal of Medicine.

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