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Fitness: «guardare» è come «fare» sport

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13.10.2017 - 16:11

Young couple celebrating while watching TV. When: 18 Oct 2010 When: 18 Oct 2010 **Only for use by WENN CPS**
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(Cover) - IT Fitness & Wellbeing - Fare una seduta di cardio regolarmente fa bene alla linea e anche alla salute del nostro cuore, ma pare che anche limitarci a guardare – senza praticare – un evento sportivo contribuisca tantissimo al nostro benessere fisico. Così riportano i ricercatori della Montreal Heart Institute, in Canada, dopo aver condotto un esperimento su un gruppo di fan di hockey.

Il team, capitanato dal dottor Paul Khairy, ha preso come campione 20 adulti in buone condizioni di salute, a cui è stato chiesto di compilare un questionario sulla loro «passione come fan» per la squadra di hockey locale, i Montreal Canadiens. Nel test incluse anche domande sul livello di salute generale dei partecipanti.

Secondo i ricercatori, durante una partita della squadra, la frequenza cardiaca dei volontari è incrementata in media del 75% per quelli che guardavano da casa, e di ben 110% per quelli che invece sedevano negli spalti, assistendo alla gara dei loro idoli dal vivo. Si tratta della stessa percentuale raggiunta da uno sportivo durante un’intensa seduta di allenamento cardio. Per la precisione, circa 40 minuti di training per i telespettatori, e ben 72 minuti per chi guardava live, con un picco di 13 minuti (attività vigorosa) per questi ultimi.

«Non è il risultato della partita che determina l’intensità o lo stress emotivo di chi la guarda, ma l’esperienza in generale», ha spiegato dottor Khairy.

Questo tipo di risposta allo stress può avere tuttavia anche conseguenze negative sulle persone che guardano, soprattutto se si tratta di pazienti che già soffrono di problemi di cuore.

«Il nostro studio esplora il potenziale che esiste in una situazione di tensione emotiva causata dalla visione di una partita di hockey, in grado di attivare un evento cardiovascolare ad un livello molto esteso. Sono risultati assai importanti per la salute pubblica».

La ricerca è stata pubblicata nella rivista scientifica Canadian Journal of Cardiology.

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