«Polaris» Helion supera i 150 milioni di gradi: la fusione nucleare accelera nel settore privato

Covermedia

20.2.2026 - 16:00


La società statunitense Helion raggiunge 150 milioni di gradi nel prototipo «Polaris» e registra per la prima volta reazioni deuterio-trizio in un impianto privato. Un passo rilevante verso la produzione commerciale di energia da fusione.

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La corsa globale a un'energia più pulita e abbondante passa anche dalla fusione nucleare.

Negli Stati Uniti, la società privata Helion Energy annuncia un traguardo tecnico di peso: nel prototipo «Polaris» il plasma ha raggiunto i 150 milioni di gradi Celsius, con le prime reazioni misurabili di fusione tra deuterio e trizio in un impianto finanziato privatamente.

La soglia dei 100 milioni di gradi è considerata un riferimento minimo per applicazioni energetiche realistiche. Con 150 milioni di gradi – circa 13 kilo-elettronvolt – «Polaris» si colloca ben oltre questo limite. Esperti indipendenti hanno verificato i dati diagnostici, confermando sia le temperature raggiunte sia gli indizi di reazioni deuterio-trizio, il combustibile che oggi garantisce la maggiore resa energetica nei programmi di fusione.

La temperatura, però, non basta. Per trasformare un esperimento in centrale elettrica servono stabilità, continuità operativa e soprattutto un bilancio energetico positivo: produrre più energia di quanta ne venga consumata.

Fondata con un approccio iterativo, Helion ha sviluppato sette prototipi in sequenza. «Crediamo che il modo più sicuro per arrivare alla commercializzazione sia costruire, imparare e migliorare il più rapidamente possibile», afferma l'amministratore delegato David Kirtley. Nel gennaio 2026 «Polaris» ha utilizzato per la prima volta combustibile deuterio-trizio in una struttura privata, dopo aver ottenuto le autorizzazioni necessarie per l'uso del trizio, materiale radioattivo soggetto a severe regolamentazioni.

Il passo successivo è «Orion», impianto commerciale in costruzione nello Stato di Washington, pensato per immettere elettricità nella rete pubblica. Tra i potenziali acquirenti figura Microsoft.

Anche in Germania la ricerca avanza: al Max-Planck-Institut für Plasmaphysik di Greifswald il reattore sperimentale Wendelstein 7-X lavora su plasmi stabili e scariche prolungate, elementi chiave per futuri impianti continui.

Un reattore a fusione che produca già elettricità commerciale non esiste ancora. Ma il traguardo dei 150 milioni di gradi segna un'accelerazione simbolica e tecnica: la fusione, per la prima volta, sembra avvicinarsi non solo come promessa scientifica, ma come progetto industriale concreto.