I frullati proteici non alleviano i dolori dopo lo sport

11.9.2019 - 16:08, CoverMedia

Powder for protein shakes, Germany, city of Seesen, 23.April 2018. Photo: Frank May (model released) Where: Seesen, Niedersachsen, Germany When: 23 Apr 2018 Credit: Frank May/picture-alliance/Cover Images
Source: Frank May/picture-alliance/Cover

Una nuova ricerca scientifica sfata il falso mito.

I frullati proteici spesso assunti dopo l’allenamento nel tentativo di minimizzare l’indolenzimento muscolare e di ottimizzare il recupero non sono sempre così efficaci per alleviare i dolori post esercizi.

A chiarirlo è una ricerca condotta da un team di ricercatori dell’Università di Lincoln, nel Regno Unito, che ha confrontato l’efficacia di diverse bevande sul recupero muscolare dopo l’allenamento.

I ricercatori hanno monitorato un campione composto tra 30 uomini, con almeno un anno di esperienza nell’allenamento di resistenza. I partecipanti sono stati divisi in tre diversi gruppi a seconda del tipo di bevanda consumata dopo una sessione di allenamento intensivo, tra frullato a base di proteine del siero del latte, bibita a base di latte e una bevanda aromatizzata al destrosio.

Al campione è stato chiesto di valutare i propri livelli di indolenzimento muscolare, un giorno e 48 ore dopo l’allenamento, e di completare una serie di valutazioni di forza e potenza per testare la funzione muscolare.

Dallo studio è emerso che non vi è alcuna differenza nella risposta al recupero muscolare tra le tre diverse tipologie di bevande assunte e che i frullati proteici, consumati dopo l’allenamento, non apportano alcun beneficio aggiuntivo.

«Proteine ​e carboidrati sono essenziali per l'efficace riparazione delle fibre muscolari a seguito di un intenso allenamento. La nostra ricerca suggerisce che variare la forma delle proteine immediatamente successive all'allenamento non influenza fortemente la risposta al recupero o alla riduzione del dolore muscolare. Pratiche nutrizionali quotidiane ben bilanciate influenzerebbero maggiormente il recupero», ha spiegato Thomas Gee, coordinatore dello studio dell’Università di Lincoln.

Tornare alla home page

Altri articoli