MicroplasticheLa plastica che scompare in mare: ecco la proposta giapponese contro i rifiuti
Covermedia
24.12.2025 - 16:00
Un team del RIKEN Institute ha sviluppato un nuovo materiale a base di cellulosa che si dissolve completamente in acqua salata nel giro di poche ore, senza lasciare microplastiche. Una possibile alternativa concreta alla plastica tradizionale.
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24.12.2025, 16:00
24.12.2025, 16:12
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Microplastiche nel pesce, nell'acqua potabile e perfino nel sangue umano: l'inquinamento da plastica non è più un problema confinato agli oceani.
È diventato una questione che riguarda direttamente la salute e la vita quotidiana. Per questo la ricerca è alla continua ricerca di alternative credibili ai polimeri tradizionali. Ma non tutte le soluzioni «biodegradabili» mantengono le promesse, soprattutto fuori dai laboratori.
Dal Giappone arriva ora un materiale che potrebbe cambiare le regole del gioco. I ricercatori del RIKEN Institute hanno messo a punto una nuova pellicola plastica dall'aspetto e dalla consistenza simili a quelle convenzionali, ma con una differenza decisiva: a contatto con l'acqua di mare si dissolve completamente nel giro di poche ore, senza produrre rifiuti visibili né microplastiche.
La base del materiale è la carbossimetilcellulosa, un derivato della cellulosa ottenuto da legno o cotone, abbondante in natura e già utilizzato in diversi settori industriali. Questa sostanza, idrosolubile e biodegradabile, viene combinata con ioni di poliguanidinio caricati positivamente. In acqua dolce, i due componenti formano una rete stabile e resistente; in acqua salata, invece, la struttura si disgrega rapidamente.
«Abbiamo creato un materiale flessibile e solido partendo da una delle sostanze naturali più diffuse sulla Terra, progettato per degradarsi in modo sicuro nell'ambiente marino», spiega il responsabile del progetto Takuzo Aida. Un approccio che supera uno dei limiti principali delle bioplastiche oggi in commercio, spesso degradabili solo in condizioni industriali controllate.
Un elemento chiave della ricerca è l'aggiunta di cloruro di colina, un sale organico biodegradabile e autorizzato anche come additivo alimentare. Grazie a questo componente, i ricercatori sono riusciti a modulare le proprietà meccaniche del materiale, rendendolo più flessibile o più rigido a seconda delle necessità. Nella versione più elastica, la pellicola può allungarsi fino al 130 per cento senza rompersi, mantenendo trasparenza e resistenza.
Il nuovo materiale, chiamato CMCSP (Carboxymethylcellulose Supramolecular Plastic), può essere trasformato in fogli ultrasottili, sacchetti o imballaggi ed è completamente riciclabile attraverso un processo a ciclo chiuso. Inoltre, utilizza materie prime economiche e già approvate, un aspetto fondamentale per un'eventuale produzione su larga scala.
In un video dimostrativo, una borsa realizzata con questo materiale si dissolve completamente in acqua marina artificiale nel giro di poche ore. Un'immagine potente che suggerisce un futuro in cui la plastica non diventa automaticamente rifiuto.
Non è la prima volta che il team di Aida lavora su plastiche supramolecolari solubili in acqua salata, ma le versioni precedenti erano troppo complesse da produrre. Questa nuova formulazione, più semplice e accessibile, potrebbe avvicinare la ricerca alla realtà industriale.
La strada verso un'alternativa globale alla plastica tradizionale è ancora lunga, ma questa scoperta indica una direzione chiara: materiali progettati fin dall'origine per non lasciare tracce nell'ambiente. Un passo concreto verso un mare, e un pianeta, con meno plastica.