Nuovo studio Le piante che si clonano da sole: scoperto il gene della riproduzione senza semi

Covermedia

18.5.2026 - 16:00

Alcune piante riescono a riprodursi senza fiori, semi o polline.
Alcune piante riescono a riprodursi senza fiori, semi o polline.
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Uno studio giapponese ha identificato il meccanismo genetico che permette ad alcune piante di creare copie di sé stesse senza bisogno di semi o impollinazione.

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Alcune piante riescono a riprodursi senza fiori, semi o polline.

Le fragole, per esempio, si espandono attraverso gli stoloni, mentre altre specie producono piccole strutture capaci di trasformarsi direttamente in nuove piante.

Ora un gruppo di ricercatori della Hiroshima University ha individuato il gene che avvia questo processo naturale di «auto-clonazione». Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica «Current Biology», si concentra su una piccola pianta che cresce soprattutto in ambienti umidi e ombrosi.

Questa specie produce minuscole copie di sé stessa, chiamate gemmae, che possono staccarsi dalla pianta madre e crescere autonomamente. Basta, per esempio, una goccia di pioggia per disperderle nell'ambiente e permettere loro di attecchire altrove.

Gli scienziati hanno identificato un gene ribattezzato GEMMIFER, considerato una sorta di «interruttore» della riproduzione senza fecondazione.

«Le piante possiedono la straordinaria capacità di clonare nuovi individui a partire dal proprio corpo», spiegano gli autori della ricerca.

Per capire meglio il suo ruolo, i ricercatori hanno disattivato il gene in laboratorio. In quel caso la pianta non riusciva più a produrre le strutture necessarie alla clonazione. Quando invece il gene veniva riattivato, il processo ripartiva rapidamente e comparivano nuove gemmae perfettamente funzionanti.

Secondo gli studiosi, la scoperta aiuta a comprendere un meccanismo naturale rimasto poco chiaro per anni nella biologia vegetale.

Il gene non agisce da solo, ma attiva altri processi che permettono alla nuova pianta di svilupparsi completamente e crescere in autonomia.

La ricerca potrebbe avere ricadute anche in agricoltura, aiutando in futuro la coltivazione e la propagazione controllata di alcune specie vegetali.

«Il fatto che non osservassimo questo fenomeno nelle classiche piante studiate nei laboratori non significa che non esistesse in natura», ha spiegato il ricercatore Yuki Hirakawa. «Questa scoperta ci ricorda quanti segreti biologici restano ancora da capire».