Uno studio lo dimostraOrmoni tiroidei in gravidanza, lo squilibrio aumenta il rischio di autismo
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1.12.2025 - 16:00
Secondo gli specialisti, esistono delle regole per proteggere lo sviluppo neurologico del bambino.
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Una ricerca israeliana su oltre 51'000 nascite mostra che un'alterazione persistente degli ormoni tiroidei durante la gravidanza può aumentare sensibilmente il rischio di disturbi dello spettro autistico nel bambino. Il fattore decisivo? La stabilità dei valori, che si può monitorare con controlli regolari.
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01.12.2025, 16:00
01.12.2025, 16:28
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Durante la gravidanza il corpo lavora al massimo delle sue capacità, e la tiroide non fa eccezione.
In questi mesi produce più ormoni, sostiene il metabolismo della madre e fornisce al feto i segnali necessari allo sviluppo del cervello. Quando questo equilibrio si spezza, le conseguenze possono essere più profonde di quanto si pensi.
Lo studio
Un nuovo studio della Ben-Gurion University del Negev, condotto su oltre 51'000 nascite, evidenzia un legame significativo tra una tiroide sbilanciata per più trimestri e un rischio maggiore di disturbi dello spettro autistico (ASS)nei bambini. La distinzione chiave riguarda la durata dello squilibrio: non è la diagnosi in sé a fare la differenza, ma quanto a lungo i valori rimangono alterati.
«Una disfunzione tiroidea cronica ma adeguatamente trattata non aumenta il rischio», spiega il coordinatore dello studio Idan Menashe. «Lo fa invece una disfunzione persistente, non compensata, che si protrae per più trimestri». Il pattern individuato è chiaro: un trimestre con valori anomali fa salire il rischio di circa il 70%, due trimestri lo raddoppiano, tre lo triplicano.
Il motivo è biologico prima che statistico. Gli ormoni tiroidei – in particolare T4 e T3 – sono fondamentali per la maturazione del sistema nervoso. Nei primi mesi il feto dipende totalmente dalla madre: se la sua tiroide non produce abbastanza ormoni, il cervello del bambino potrebbe svilupparsi più lentamente, con possibili ripercussioni su linguaggio, cognizione e connessioni neuronali.
Il ruolo dei controlli e delle terapie adeguate
La buona notizia è che una corretta gestione della tiroide riduce il rischio. Le donne con ipotiroidismo già diagnosticato e trattato, infatti, non mostrano un aumento di incidenza. Né età materna, né diabete gestazionale, né ipertensione modificano la correlazione riscontrata.
Nonostante ciò, in molti Paesi – Italia inclusa – il controllo della tiroide non rientra in modo sistematico tra gli esami di routine in gravidanza. E i sintomi di un'alterazione ormonale possono essere subdoli: stanchezza, difficoltà di concentrazione, sensibilità al freddo, aumento di peso. Segnali che spesso vengono scambiati per normali effetti della gravidanza.
Per gli esperti, un semplice prelievo del sangue può fare la differenza: permette di individuare precocemente eventuali squilibri e intervenire con Levotiroxina, il farmaco che stabilizza i valori ormonali. Ancora più importante, le donne con una disfunzione preesistente dovrebbero proseguire la terapia e controllare i valori con regolarità.
Tre regole per proteggere lo sviluppo del bambino
Secondo gli specialisti, le tre regole fondamentali sono semplici: controllare la tiroide prima di una gravidanza programmata; monitorare i valori durante tutta la gestazione; non sottovalutare i sintomi persistenti, anche se sembrano «normali».
Un gesto piccolo, un esame veloce, ma con un potenziale enorme: proteggere lo sviluppo neurologico del bambino e ridurre un rischio che oggi possiamo riconoscere e correggere.