Parola allo studioParlare di politica senza litigare: si può?
Covermedia
13.1.2026 - 16:00
Le discussioni politiche falliscono raramente per i temi in sé. A fare la differenza è il modo di pensare. Studi di psicologia sociale mostrano perché l'apertura mentale conta più dell'accordo.
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13.01.2026, 16:00
13.01.2026, 16:29
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Parlare di politica, nella vita quotidiana, mette spesso a disagio.
Molti preferiscono evitare l'argomento o attenuare le proprie opinioni, temendo che una discussione possa degenerare sul piano personale. Cambiare discorso sembra più sicuro che esporsi. Ma le ricerche suggeriscono che il problema non è ciò di cui si parla.
Diverse indagini di psicologia sociale condotte dall'Università di Basilea mostrano che l'esito di un confronto politico dipende soprattutto dal pensiero di chi partecipa. Non dal contenuto delle opinioni, ma dalla disponibilità ad accettare punti di vista diversi. Un risultato che ribalta molte aspettative: anche temi molto controversi possono favorire il dialogo, se le persone sono disposte a tollerare il dissenso.
Non è il tema a far saltare il dialogo
Negli studi, ai partecipanti è stato chiesto con quali opinioni sarebbero disposti a confrontarsi. Non una risposta di principio, ma una scelta concreta: quanta distanza dalle proprie idee è accettabile? Il risultato è stato netto.
Le persone con un approccio analitico tolleravano differenze molto ampie, anche posizioni opposte alle proprie. Chi ragiona invece in termini rigidi, di giusto o sbagliato, tracciava confini strettissimi. Bastava una deviazione moderata per escludere l'altro dalla conversazione. Come spiega la psicologa Melissa Jauch: «Le persone con un pensiero in bianco e nero tendono a prendere le distanze più rapidamente».
Perché i temi divisivi possono aiutare
Contrariamente a quanto si crede, la disponibilità al dialogo non cala automaticamente quando un argomento è molto divisivo. In alcuni casi aumenta. Le persone con mentalità aperta vivono il confronto come un'occasione per mettere alla prova le idee, non come una minaccia.
Chi si affida soprattutto all'intuito o al coinvolgimento emotivo, invece, percepisce più facilmente il dissenso come un attacco personale. Jauch lo riassume così: «Conta meno quanto un tema sia controverso, e più quanto una persona sia aperta ad altre prospettive».
Perché tanti evitano la politica
Le ricerche mostrano che l'evitamento nasce spesso da motivi emotivi: paura del conflitto, timore di essere giudicati, desiderio di mantenere l'armonia. In alcuni casi, i partecipanti hanno persino escluso la propria posizione pur di evitare scontri troppo forti.
L'apertura riduce l'escalation
Pensare in modo analitico significa saper tenere insieme più punti di vista, fare domande, distinguere le idee dalle persone. Questo atteggiamento abbassa la tensione e rende il confronto meno minaccioso. «La democrazia vive del confronto politico», conclude Jauch. «È fondamentale che le persone continuino a parlarsi».