SaluteEcco perché l'immunoterapia contro il cancro spesso fallisce
Covermedia
15.1.2026 - 16:00
L'immunoterapia ha cambiato la cura di molti tumori, ma in numerosi pazienti non funziona o perde efficacia. Una nuova ricerca individua in un enzima un possibile responsabile e apre a un cambio di strategia.
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15.01.2026, 16:06
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Negli ultimi anni l'immunoterapia ha rappresentato una svolta nella lotta contro il cancro.
L'obiettivo è semplice almeno in teoria: riattivare il sistema immunitario affinché riconosca e distrugga le cellule tumorali. In alcuni pazienti il risultato è sorprendente. In molti altri, però, la risposta è debole o temporanea. La terapia sembra funzionare, poi si arresta.
Una nuova ricerca pubblicata su Nature Chemical Biology suggerisce che il problema non sia la scarsa potenza dei farmaci, ma l'ambiente creato dal tumore stesso. Le cellule tumorali, infatti, modificano il loro contesto in modo da indebolire le difese dell'organismo. Al centro di questo meccanismo c'è un enzima: IDO1.
Il ruolo chiave dell'ambiente tumorale
L'immunoterapia agisce liberando i «freni» delle cellule immunitarie, in particolare delle T-cellule, permettendo loro di colpire il tumore. Ma spesso è proprio l'ambiente intorno al tumore a determinarne il fallimento. Qui le cellule cancerose producono sostanze che spengono la risposta immunitaria.
IDO1 svolge un ruolo decisivo: degrada il triptofano, un amminoacido essenziale per l'energia e l'attività delle T-cellule. Quando il triptofano scarseggia, le difese si affaticano e perdono efficacia.
Quando un meccanismo di difesa si ribalta
Nel corpo sano IDO1 ha una funzione protettiva: evita reazioni immunitarie eccessive. Nel tumore, però, questo stesso meccanismo viene sfruttato contro l'organismo.
Non a caso, diversi farmaci hanno provato a bloccare IDO1. Nei test di laboratorio i risultati erano promettenti, ma negli studi clinici i benefici sono stati deludenti.
Oggi i ricercatori ritengono di aver capito perché: bloccare l'enzima non basta. Anche inattivo, IDO1 continua a indebolire il sistema immunitario con la sua sola presenza.
Un cambio di strategia
Il nuovo approccio non punta a inibire IDO1, ma a eliminarlo completamente. I ricercatori hanno sviluppato molecole che marcano l'enzima per la distruzione, sfruttando i normali sistemi di smaltimento della cellula. Così IDO1 scompare dal tumore.
Nei test preclinici, questo ha avuto effetti chiari: il triptofano torna disponibile, le T-cellule recuperano energia e l'attività antitumorale aumenta. In modelli animali, la crescita dei tumori rallenta e la sopravvivenza migliora.
Come spiega il coordinatore dello studio Herbert Waldmann: «Questi composti portano alla degradazione di IDO1 e potrebbero superare i limiti delle precedenti terapie».
Cosa cambia per il futuro
I risultati sono ancora preliminari e non riguardano pazienti umani. Ma aiutano a spiegare perché molte immunoterapie abbiano fallito e indicano una direzione diversa: non solo bloccare i meccanismi di difesa del tumore, ma rimuoverli.
Un passo che potrebbe rendere l'immunoterapia più efficace, soprattutto nei casi finora resistenti.