Studio Ecco perché le zanzare pungono sempre più gli esseri umani

Covermedia

2.2.2026 - 16:00

Nella Foresta Atlantica brasiliana le zanzare si nutrono sempre più spesso di sangue umano. Non per preferenza, ma perché la perdita di biodiversità riduce la disponibilità di altri ospiti, aumentando il rischio di diffusione di virus pericolosi.

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La Foresta Atlantica che corre lungo la costa del Brasile è uno degli ecosistemi più ricchi del pianeta.

Oggi però ne resta solo circa un terzo. L'espansione di insediamenti umani, agricoltura e infrastrutture ha ridotto drasticamente lo spazio vitale per la fauna. E questo cambiamento ha un effetto collaterale poco visibile ma rilevante: modifica chi le zanzare pungono.

Dove un tempo erano disponibili numerosi animali come fonte di sangue, oggi spesso restano gli esseri umani. Lo conferma uno studio pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution, condotto in due aree protette dello Stato di Rio de Janeiro. I ricercatori hanno analizzato oltre 1.700 zanzare appartenenti a 52 specie. Solo una parte aveva appena punto, ma quando è stato possibile identificare l'origine del sangue il risultato è stato chiaro: nella maggioranza dei casi si trattava di sangue umano.

Su 24 pasti analizzati, 18 provenivano dall'uomo. Gli altri erano riconducibili a uccelli, un anfibio, un cane e un topo. In alcuni casi una singola zanzara aveva punto più di un ospite, segno di un comportamento opportunistico. Le zanzare non scelgono in base a una preferenza, ma alla disponibilità.

«Le specie catturate mostrano una chiara tendenza a nutrirsi di esseri umani», spiega Jeronimo Alencar dell'Istituto Oswaldo Cruz. Non perché l'uomo sia più «appetibile», ma perché è sempre più presente ai margini delle aree forestali residue. Dove la fauna diminuisce, la distanza tra zanzara e uomo si accorcia.

Le implicazioni sanitarie sono concrete. Nelle stesse regioni circolano virus come dengue, Zika, chikungunya e febbre gialla. Più frequenti sono le punture sull'uomo, maggiore è la probabilità che questi patogeni si diffondano. Sérgio Machado, della Federal University of Rio de Janeiro, avverte che in ambienti con bassa biodiversità il rischio di trasmissione cresce sensibilmente.

La lezione è chiara: la prevenzione non passa solo da repellenti o insetticidi. La tutela della salute umana inizia dalla protezione degli ecosistemi. Dove la biodiversità è alta, il rischio si distribuisce. Dove la natura si restringe, l'uomo diventa il bersaglio principale.