Ecco come maiDal 2010 i boschi africani emettono più CO₂ di quanta ne intrappolino
Covermedia
3.12.2025 - 16:00
Secondo una nuova analisi satellitare internazionale, i boschi africani non assorbono più anidride carbonica: dal 2010 emettono più CO₂ di quanta ne intrappolino. A spingere questo ribaltamento sono deforestazione, incendi agricoli e uno stress climatico sempre più intenso.
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03.12.2025, 16:00
03.12.2025, 16:08
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Per anni le foreste africane sono state considerate una delle grandi riserve di carbonio del pianeta.
Oggi quella funzione è compromessa: dall'inizio degli anni 2010, queste aree naturali emettono più CO₂ di quanta ne riescano ad assorbire. Una svolta silenziosa ma decisiva per l'equilibrio climatico globale.
A ricostruire quando e come sia avvenuto il cambio di rotta è una ricerca della University of Leicester, che ha analizzato undici anni di rilevazioni satellitari. Tra il 2007 e il 2010 i boschi africani accumulavano in media 439 milioni di tonnellate di carbonio ogni anno. Poi il trend si è invertito: dal 2010 al 2015 il continente ha perso circa 132 milioni di tonnellate di carbonio all'anno, e tra il 2015 e il 2017 il deficit è aumentato di ulteriori 41 milioni.
Il nuovo identikit della crisi punta soprattutto ai tropici del bacino del Congo, dove deforestazione e degrado hanno eroso alcune delle aree più ricche di biomassa del mondo. In Paesi come Repubblica Democratica del Congo, Liberia o Madagascar, l'avanzata di agricoltura intensiva, allevamento e taglio del legname ha cancellato superfici enormi di foresta. «Se le foreste africane non assorbono più CO₂, altre regioni dovranno ridurre ancora di più le loro emissioni», avverte il climatologo Heiko Balzter, fra gli autori dello studio.
Accanto alle motoseghe, un altro fattore alimenta la perdita di carbonio: gli incendi agricoli, spesso utilizzati per liberare terreni in tempi rapidi. Le combustioni liberano istantaneamente il carbonio intrappolato nel legno e impoveriscono il suolo, rendendo più difficile la ricrescita. A peggiorare il quadro intervengono le nuove condizioni climatiche: ondate di calore, siccità prolungate e parassiti indeboliscono gli alberi, rallentando la loro capacità di crescere e stoccare CO₂. «Le perdite sono ormai così elevate che i piccoli aumenti di vegetazione nelle savane non riescono a compensarle», spiega la ricercatrice Nezha Acil.
La fotografia che emerge dai dati è inequivocabile: con 59 miliardi di tonnellate di carbonio immagazzinate, i boschi africani custodiscono ancora un patrimonio enorme, ma la loro capacità di mantenerlo è sempre più precaria. E le ripercussioni sono globali. Se una delle principali aree di assorbimento smette di svolgere il proprio ruolo, rispettare gli obiettivi dell'Accordo di Parigi diventa molto più difficile. Anche il valore economico delle foreste ne risente: senza assorbimento di CO₂, i progetti legati ai crediti di carbonio perdono solidità, creando ulteriore pressione sui programmi di compensazione.
Gli scienziati indicano una strada chiara: contrastare la deforestazione illegale, rafforzare la gestione forestale e sostenere iniziative come AFR100, che punta a ripristinare cento milioni di ettari entro il 2030. Servono investimenti, governance e un impegno internazionale coerente. Perché quando una foresta smette di proteggere il clima, il problema non resta mai confinato entro i suoi confini.