Cambiamento climatico Le notti più calde accelerano il ritmo riproduttivo delle rane

Covermedia

25.2.2026 - 16:00

Un studio della University of California, Davis, rivela che l'aumento delle temperature notturne accelera i richiami delle rane, anticipando il periodo di riproduzione. Il cambiamento climatico diventa così udibile.

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Il cambiamento climatico entra in gioco anche nel corteggiamento delle rane.

Quando le notti si fanno più miti, i maschi accelerano il loro canto: i richiami diventano più ravvicinati, brevi e frenetici. E le femmine ascoltano con attenzione. Secondo una ricerca della University of California, Davis, il ritmo del gracidio è strettamente legato alla temperatura dell'acqua e può anticipare l'intera stagione riproduttiva.

Nel lavoro, pubblicato su «Frontiers in Ecology and the Environment», i ricercatori hanno studiato 35 maschi di raganella corale della Sierra in condizioni controllate, esponendoli a tre diverse temperature dell'acqua.

Ogni individuo è stato testato in tutte le condizioni. Il risultato è netto: all'aumentare dei gradi cresce il numero di richiami al secondo, mentre la durata di ciascun verso si accorcia. Dimensioni e peso non incidono. Conta solo il calore del laghetto.

«Il canto delle rane dipende davvero dalla temperatura ambientale»

«Il canto delle rane dipende davvero dalla temperatura ambientale», spiega Julianne Pekny, prima autrice dello studio. «Quando lo stagno si riscalda, i maschi non suonano più lenti e pigri, ma veloci e quasi frenetici. È qualcosa che si percepisce anche a orecchio umano».

Esiste una soglia critica attorno agli 8 °C. Sotto questo valore, in specie affini non si osservano accoppiamenti. Solo superato quel limite le femmine si avvicinano e la deposizione delle uova diventa probabile. Il ritmo più rapido segnala infatti che l'acqua è abbastanza calda perché uova e girini possano svilupparsi.

Con primavere sempre più precoci, gli stagni raggiungono prima queste temperature. Di conseguenza, anche il «concerto» nuziale inizia prima. «Questo potrebbe rivoluzionare il modo in cui studiamo le risposte fenologiche al cambiamento climatico», osserva Eric Post, autore senior.

Il fenomeno non è solo curioso: il 41% delle specie di anfibi nel mondo è considerato minacciato. Per animali la cui riproduzione dipende strettamente dal clima, pochi gradi in più possono cambiare il calendario – e il destino – di un'intera generazione.