Riscaldamento globale: il primo passo è eliminare la carne

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19.8.2019 - 16:09

Girl's hands holding Quinoa veggie bowl of vegetables, feta, nachos and quinoa fritters When: 20 Sep 2017 Credit: Sandra Roesch/Westend61/Cover Images
Source: Sandra Roesch/Westend61/Cover Im

Deserti, siccità, mancanza di cibo. Arriva l’allarme dell’ONU.

Il riscaldamento globale non è un fenomeno alieno alla nostra vita. Il terribile rischio infatti è quello di neutralizzare il nostro Pianeta, che perdendo il suo equilibrio (fusione di ghiacciai, desertificazione, ecc.) causerebbe anche la morte dei suoi abitanti: noi.

L’attuale situazione è di forte crisi, e contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra è nostro dovere. Per questo un panel di esperti dell’ONU incoraggia tutti a partecipare alla salvezza della nostra Terra, iniziando attivamente già da oggi, a pranzo.

«Alcune scelte alimentari richiedono più terra e più acqua, e per questo causano più emissioni di gas che intrappolano il calore rispetto ad altre», ha dichiarato Debra Roberts, a capo del IPCC Working Group II.

Numerose statistiche indicano che la dieta vegana e quella vegetariana – basate sul consumo prevalente di legumi, cereali, frutta, verdura e cibi integrali – non sono solo impareggiabilmente benefiche per la salute. Come riportano gli scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), rifiutare la carne e il pesce (e nel caso dei vegani anche i prodotti di derivazione animale come il formaggio, lo yogurt, il latte e il miele) ci permetterebbe di ridurre l’emissione dei gas serra e mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° Celsius.

«Le diete bilanciate, a base di cibi di origine vegetale, come i cereali grezzi, i legumi, la frutta e la verdura, così come i cibi di derivazione animale che vengono prodotti in un sistema di emissione di gas serra molto basso, presentano le migliori opportunità di adattamento e di limitazione del cambiamento climatico».

Ma non solo. Queste diete contribuiscono anche a migliorare il livello di nutrizione e distribuzione del cibo a livello globale, e mettere fine alla piaga della fame nel mondo, dato che circa un terzo del cibo prodotto dalle industrie della carne viene perduto o sprecato. La riduzione di questi sprechi contribuisce enormemente ad abbassare l’emissione di gas nocivi.

«Gli effetti del riscaldamento globale saranno diversi a seconda dei Paesi: quelli più immediatamente disastrosi avverranno nelle aree del Pianeta con i redditi più bassi, come l’Africa, l’Asia, il Sudamerica e i Caraibi», ha aggiunto Priyadarshi Shukla, dell’IPCC Working Group III.

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