LifestyleScoperta un astro primordiale: così erano le prime stelle dell'universo
Covermedia
6.5.2026 - 16:00
Una stella antichissima, quasi priva di elementi pesanti, offre nuovi indizi sulla nascita delle prime stelle dopo il Big Bang.
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06.05.2026, 16:00
06.05.2026, 16:29
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Subito dopo il Big Bang, l'universo era composto quasi solo da idrogeno ed elio.
Le prime stelle erano enormi, caldissime e vivevano poco. Al loro interno si formarono per la prima volta elementi più pesanti, poi dispersi nello spazio con esplosioni violente.
Da quel materiale nacquero nuove stelle, in un ciclo che ha portato, nel tempo, alla formazione degli elementi presenti oggi sulla Terra.
Oggi una scoperta permette di osservare più da vicino quella fase primordiale.
Una stella chiamata SDSS J0715−7334 è tra le più «pure» mai individuate dal punto di vista chimico: contiene quantità estremamente basse di elementi pesanti. I risultati, pubblicati sulla rivista «Nature Astronomy», offrono uno sguardo diretto sulle condizioni in cui si formarono le prime generazioni stellari.
Situata a circa 80.000 anni luce dalla Terra, questa stella contiene una quantità di ferro circa 20.000 volte inferiore rispetto al Sole. Anche il carbonio, che spesso è più abbondante nelle stelle molto antiche, qui è quasi assente.
Questa combinazione la rende un caso unico e suggerisce che si sia formata poco dopo le primissime stelle dell'universo.
Secondo gli scienziati, SDSS J0715−7334 si è probabilmente originata nelle vicinanze della Grande Nube di Magellano, una galassia satellite della Via Lattea, per poi essere catturata dalla nostra galassia.
Le sue caratteristiche indicano che deriva dal materiale espulso dall'esplosione di una stella primordiale con una massa circa 30 volte quella del Sole.
Un aspetto chiave emerso dallo studio riguarda il ruolo della polvere cosmica.
I dati suggeriscono che non bastano pochi elementi pesanti per formare stelle piccole e longeve: serve anche la presenza di particelle di polvere, che permettono al gas caldo di raffreddarsi e frammentarsi in porzioni più piccole. Senza questo processo, si formerebbero solo stelle molto grandi e instabili.
La scoperta è avvenuta in modo inaspettato, durante un corso universitario alla University of Chicago (Università di Chicago). Studenti e ricercatori hanno analizzato cataloghi stellari già esistenti, individuando candidati insoliti poi osservati con telescopi in Cile.
«Queste stelle primitive sono finestre sulla nascita di stelle e galassie», spiega l'astrofisico Alexander Ji. «Ci aspettavamo risultati importanti, ma questo supera ogni previsione».
Ogni nuova scoperta di questo tipo aiuta a ricostruire le prime fasi dell'universo. Analizzando la composizione chimica di stelle così antiche, gli scienziati possono capire quali processi hanno dato origine alle generazioni successive e, in ultima analisi, alla materia che compone il mondo attuale.