Salute Soffrire senza causa: ecco come il cervello genera il dolore cronico

Covermedia

9.7.2025 - 16:00

Una nuova scoperta svela il motivo per cui alcune persone continuano a provare dolore anche dopo che la causa fisica è scomparsa. Il responsabile? Un malfunzionamento nella trasmissione nervosa che il cervello non riesce più a controllare.

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Il dolore cronico è una delle condizioni più complesse da trattare in medicina: spesso persiste anche quando non c'è più un danno visibile, trasformandosi in una sofferenza continua e invalidante.

Una nuova ricerca dell'Università Ebraica di Gerusalemme e del Max Planck Institute potrebbe offrire una svolta.

Secondo lo studio, il meccanismo chiave si trova nel cervello, e in particolare in un flusso elettrico chiamato flusso di potassio tipo A. Si tratta di una sorta di «freno naturale» che regola l'attività delle cellule nervose coinvolte nella percezione del dolore.

In condizioni normali, questo flusso impedisce che il dolore superi una certa soglia, mantenendolo entro limiti gestibili. Quando l'infiammazione o la lesione si risolvono, anche il dolore tende a scomparire.

Nel dolore cronico qualcosa si inceppa

Ma nel dolore cronico, qualcosa si inceppa. Il flusso di potassio tipo A non si attiva come dovrebbe, e le cellule nervose restano iperattive, continuando a inviare segnali dolorosi anche in assenza di una causa fisica.

È come se il cervello rimanesse «bloccato» in modalità allarme, intrappolato in un circuito di dolore che si autoalimenta.

I ricercatori si sono concentrati su una regione cruciale: il corno dorsale medullare, nel tronco encefalico, dove arrivano i segnali di dolore provenienti da tutto il corpo.

Grazie a tecniche elettrofisiologiche e modelli al computer, hanno osservato nel dettaglio il comportamento delle singole cellule nervose in quella zona.

In vista nuovi trattamenti

La scoperta apre la strada a nuovi trattamenti: se riuscissimo a ripristinare il flusso di potassio tipo A – o a simularlo con farmaci – potremmo interrompere il ciclo del dolore prima che diventi cronico. Invece di agire solo sui sintomi, si potrà intervenire direttamente sulla causa neurologica, calmando le cellule iperattive alla radice.

Questo approccio potrebbe rivoluzionare la terapia del dolore. Oggi, pazienti con dolori cronici ricevono spesso gli stessi trattamenti usati per i dolori acuti, con efficacia limitata. Ma dolore acuto e cronico sono due fenomeni diversi, e presto potrebbero esserlo anche le terapie.

Un altro aspetto importante di questa ricerca è che rafforza la visione del dolore cronico come condizione neurologica reale e misurabile, non come disturbo immaginario o esclusivamente psicologico.

In sintesi, la comprensione di questo meccanismo potrebbe portare a terapie più personalizzate e mirate, riducendo l'impatto del dolore cronico sulla vita di milioni di persone.