Salute Stress e orientamento: ecco perché il cervello perde il suo «GPS interno»

Covermedia

20.3.2026 - 16:00

Una ricerca mostra che il cortisolo, l'ormone dello stress, altera l'attività delle cellule cerebrali responsabili dell'orientamento nello spazio, rendendo più difficile trovare la strada anche in ambienti familiari.

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Lo stress non influisce solo sull'umore o sul battito cardiaco.

Può modificare anche il modo in cui il cervello orienta il corpo nello spazio. Quando siamo sotto pressione, infatti, diventa più difficile stimare distanze, pianificare percorsi o orientarsi con precisione, perfino in luoghi conosciuti.

Uno studio dell'Università della Ruhr di Bochum, pubblicato sulla rivista scientifica «PLOS Biology», spiega il motivo: l'ormone dello stress, il cortisolo, altera il funzionamento di alcune cellule cerebrali che normalmente costruiscono una mappa interna dell'ambiente.

Lo studio

Queste cellule si trovano nella corteccia entorinale, una regione del lobo temporale fondamentale per l'orientamento. Qui operano le cosiddette cellule a griglia, che creano un modello di attività regolare simile a una rete geometrica. Questo sistema permette al cervello di calcolare posizione e distanza nello spazio, funzionando come una sorta di navigatore interno.

Sotto l'effetto del cortisolo, però, questo schema perde precisione. «Sotto stress il cervello perde la capacità di utilizzare in modo efficace le proprie mappe di navigazione interne», spiega lo psicologo cognitivo Osman Akan, tra gli autori della ricerca.

Lo studio ha coinvolto 40 uomini sani tra i 19 e i 34 anni. I partecipanti hanno svolto un test di orientamento all'interno di uno scenario virtuale mentre venivano osservati con la risonanza magnetica. In un giorno di prova hanno ricevuto una dose di cortisolo, nell'altro un placebo.

Il compito era semplice: muoversi in un paesaggio virtuale per raggiungere alcuni alberi e poi ritrovare la strada verso il punto di partenza. I ricercatori hanno testato due condizioni: un ambiente senza punti di riferimento e uno con un faro visibile come guida.

I risultati

I risultati sono stati chiari. Sotto l'effetto del cortisolo i partecipanti commettevano errori di orientamento significativamente maggiori rispetto alla condizione con placebo. Il fenomeno era particolarmente evidente quando mancavano punti di riferimento visivi: in quel caso il tipico schema di attività delle cellule a griglia diventava molto meno definito.

Il cervello, tuttavia, cercava di compensare attivando un'altra regione, il nucleo caudato, coinvolto nelle strategie basate sull'abitudine. In pratica, quando il sistema di navigazione interno si indebolisce, il cervello tende ad affidarsi a strategie più semplici, come seguire punti visivi riconoscibili.

La scoperta è importante anche perché la corteccia entorinale è una delle prime aree cerebrali colpite nella malattia di Alzheimer, in cui i primi sintomi riguardano spesso proprio la perdita dell'orientamento. Secondo i ricercatori, i risultati suggeriscono quindi un possibile legame biologico tra stress prolungato e declino cognitivo.