Studio È stato scoperto perché il tumore al seno può tornare anche dopo anni

Covermedia

21.5.2026 - 16:00

Uno studio australiano ha individuato un possibile meccanismo dietro le recidive tardive del tumore al seno ormono-dipendente: alcune cellule sopravvivono alle cure e continuano a moltiplicarsi lentamente per anni.

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Dopo le terapie contro il tumore al seno, molte pazienti tornano gradualmente alla propria vita. Ma soprattutto nei tumori ormono-dipendenti resta una paura difficile da superare: quella di una recidiva anche molti anni dopo la fine delle cure.

Ora uno studio del Garvan Institute of Medical Research, pubblicato sulla rivista scientifica «Nature Communications», potrebbe aver individuato uno dei motivi di questi ritorni tardivi della malattia.

Secondo i ricercatori, alcune cellule tumorali non entrano in una vera fase di «ibernazione», come si pensava finora. Continuano invece a dividersi molto lentamente per anni, restando quasi invisibili fino alla comparsa di nuove metastasi.

Il 75% dei tumori al seno è definito ormono-dipendente

Circa il 75% dei tumori al seno è definito ormono-dipendente, cioè alimentato dagli estrogeni. Dopo l'intervento chirurgico, molte pazienti seguono per anni terapie ormonali con farmaci come il tamoxifene per ridurre il rischio che il tumore ritorni.

Nonostante questo, fino al 30% delle donne può sviluppare forme resistenti alle terapie. E quasi metà delle recidive compare solo dopo cinque o addirittura dieci anni.

«Siamo diventati molto efficaci nel trattare il tumore al seno primario, ma le recidive tardive restano una grande sfida», ha spiegato Liz Caldon, coordinatrice dello studio.

La metodologia

Nel laboratorio, il team ha isolato cellule tumorali capaci di sopravvivere alle terapie continuando però a crescere a un ritmo estremamente lento.

Nei modelli utilizzati dai ricercatori, queste cellule formavano tumori più piccoli rispetto a quelli tradizionalmente aggressivi, ma riuscivano comunque a diffondersi nell'organismo.

Il dato più sorprendente riguarda proprio le metastasi: anche nei casi in cui il tumore appariva quasi impercettibile, le cellule avevano già raggiunto organi come polmoni e ossa.

«Una crescita lenta non significa che il tumore si sia fermato», ha spiegato la ricercatrice Kristine Fernandez.

Individuato un possibile meccanismo coinvolto nella sopravvivenza

Gli scienziati hanno poi individuato un possibile meccanismo coinvolto nella sopravvivenza e nella mobilità delle cellule tumorali. Nelle cellule a crescita lenta risultava infatti molto più attivo rispetto ai tumori più aggressivi. Lo stesso schema è stato osservato anche nei tessuti di pazienti con recidive tardive.

Secondo lo studio, livelli più elevati di questo meccanismo biologico erano associati a metastasi diagnosticate mediamente dopo sette anni, contro circa quattro anni e mezzo nei casi con livelli più bassi.

Questo potrebbe aiutare a spiegare perché alcune recidive sfuggano ai controlli tradizionali, spesso più efficaci nell'individuare tumori a crescita rapida.

I ricercatori hanno infine testato farmaci sperimentali capaci di bloccare questo processo. In laboratorio, le cellule tumorali hanno ridotto crescita e capacità di movimento. In combinazione con il tamoxifene, questi composti hanno anche migliorato la risposta alle cure in modelli resistenti alla terapia ormonale.

Per ora si tratta ancora di risultati preliminari ottenuti in laboratorio e su modelli animali, non di una terapia pronta per l'uso clinico. Ma lo studio offre una nuova chiave per capire perché il tumore al seno possa tornare anche dopo molti anni e come, in futuro, si potrebbe cercare di prevenirlo prima che diventi nuovamente pericoloso.