Medicina Vasi sanguigni visibili senza raggi X: testata sull'uomo una nuova tecnica

Covermedia

27.3.2026 - 16:00

Una nuova tecnologia permette di visualizzare i vasi sanguigni senza raggi X e di osservare il flusso del sangue in tempo reale. Il metodo è stato testato per la prima volta sull'uomo all'Università di Würzburg.

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Osservare il flusso del sangue nei vasi è fondamentale per molte diagnosi mediche.

Oggi questo avviene spesso tramite tecniche che utilizzano raggi X e mezzi di contrasto a base di iodio, con una conseguente esposizione alle radiazioni e un possibile impatto sull'organismo.

Un gruppo di ricerca dell'Università di Würzburg ha testato per la prima volta sull'uomo una tecnologia alternativa: l'imaging a particelle magnetiche. Il metodo consente di visualizzare i vasi sanguigni senza l'uso di radiazioni e di monitorare il flusso del sangue in tempo reale.

A differenza delle angiografie tradizionali, questa tecnica utilizza minuscole particelle di ossido di ferro come mezzo di contrasto. Una volta introdotte nel sangue, vengono rilevate tramite campi magnetici specifici. Il tessuto circostante resta praticamente invisibile, permettendo di ottenere immagini ad alto contrasto dei vasi sanguigni.

Il test è stato condotto nel laboratorio di angiografia del Policlinico universitario di Würzburg su un volontario sano, con un focus sul braccio. Il sistema ha prodotto fino a due immagini al secondo, una velocità paragonabile a quella delle tecniche radiologiche convenzionali. Sono stati visualizzati sia i principali vasi superficiali sia parti del sistema venoso profondo.

Per verificare l'affidabilità del metodo, i ricercatori hanno confrontato i risultati con quelli ottenuti tramite angiografia a raggi X. Entrambe le tecniche hanno mostrato le stesse strutture vascolari rilevanti e hanno consentito di seguire il flusso del mezzo di contrasto.

Come sottolinea il radiologo Viktor Hartung, le immagini dimostrano che è possibile rappresentare in tempo reale le principali strutture vascolari e il flusso sanguigno. Un risultato che potrebbe aprire nuove prospettive per esami e interventi medici senza esposizione alle radiazioni.

La tecnologia era stata proposta già nel 2005 come concetto teorico, ma sono stati necessari quasi vent'anni di sviluppo per arrivare alla prima applicazione clinica sull'uomo.

Le possibili applicazioni sono particolarmente rilevanti per i pazienti con malattie renali croniche, che devono monitorare regolarmente le fistole artero-venose utilizzate per la dialisi e sono quindi sottoposti a frequenti esami radiologici. Un sistema privo di radiazioni potrebbe ridurre significativamente questo carico.

Durante la sperimentazione non sono stati osservati effetti collaterali e i livelli di energia assorbita sono rimasti ben al di sotto dei limiti di sicurezza.

Il prossimo passo, secondo i ricercatori, sarà perfezionare la tecnologia, ampliando l'area di imaging e ottimizzando il dosaggio del mezzo di contrasto, con l'obiettivo di portare il metodo dalla fase sperimentale alla pratica clinica quotidiana.