Obiettivo «imprese responsabili» è ovvio

ATS

2.11.2020 - 11:21

Il co-presidente del comitato dell'iniziativa Dick Marty si è espresso oggi in videoconferenza per difendere il testo
Source: KEYSTONE/PETER SCHNEIDER

L'iniziativa popolare «Per imprese responsabili – a tutela dell'essere umano e dell'ambiente» è pragmatica, efficace e dovrebbe essere «una cosa ovvia».

In questi termini il comitato favorevole al testo ha lanciato oggi a Berna la volata finale in vista della votazione del prossimo 29 novembre.

L'iniziativa, depositata il 10 ottobre 2016, chiede che le imprese che hanno la loro sede statutaria, l'amministrazione centrale o il centro d'attività principale in Svizzera debbano rispettare, sia nella Confederazione che all'estero, i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Le imprese che non li rispettano saranno chiamate a rispondere dei danni causati, compresi quelli delle aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo. Il testo è sostenuto da 130 organizzazioni e da diversi partiti politici (PS, Verdi, Verdi liberali, PBD e PEV).

Secondo Dick Marty, ex consigliere agli Stati (PLR/TI) e copresidente del comitato d'iniziativa, il fatto che le imprese debbano «assumere una responsabilità per i loro atti è un principio fondamentale della nostra società e del nostro stato di diritto. Chiunque causa un danno deve rispondere dei suoi atti».

Per Chantal Peyer, pure membro del comitato ed esperta in economia e diritti umani, «nei Paesi con deboli strutture statali, le persone che si difendono sono spesso minacciate e la giustizia corrotta. È quindi primordiale che le persone interessate possano chiedere una riparazione dei danni in Svizzera».

Sulla stessa lunghezza d'onda il professore di diritto e consigliere agli Stati Daniel Jositsch (PS/ZH): «l'iniziativa consente di obbligare alcune multinazionali che se ne infischiano dei diritti umani e degli standard ambientali ad assumere finalmente le proprie responsabilità. E di questo beneficeranno anche tutte le altre imprese svizzere che subiscono uno svantaggio concorrenziale perché lavorano correttamente».

Anche l'ex consigliere nazionale Dominique de Buman (PPD/FR) sostiene l'iniziativa contro il parere del suo partito. «Per me e la grande maggioranza della nostra base, sono in gioco le fondamenta dei nostri valori, ovvero la dignità dell'essere umano. È ovvio che le multinazionali non debbano più distogliere lo sguardo, quando regioni intere sono inquinate e bambini costretti ai peggiori lavori».

Stando agli ultimi sondaggi, una maggioranza di svizzeri sarebbe favorevole al testo. Il Consiglio federale e il parlamento riconoscono la fondatezza dell'iniziativa, ma ritengono che si spinga troppo lontano e la considerano pericolosa per l'economia. Sostengono invece il controprogetto che entrerà in vigore automaticamente se l'iniziativa fosse respinta.

Quest'ultimo potrebbe impedire alla Svizzera di ritrovarsi da sola ad applicare simili disposizioni, ha spiegato di recente la consigliera federale Karin Keller-Sutter, secondo la quale in tempi incerti come quelli attuali, è meglio non fare esperimenti.

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