Una gang ricatta un prete cattolico con delle foto erotiche

5.12.2018 - 13:18, Silvana Guanziroli

Il sacerdote cattolico concedeva somme sempre più importanti al suo ricattatore. In tutto quest'ultimo gli ha estorto 41.000 franchi (immagine simbolica).
Keystone

La banda sceglieva le proprie vittime con attenzione, in particolare preti cattolici dalle tendenze omosessuali. Un ecclesiastico del Canton Zurigo ha presentato una denuncia e ora una parte del gruppo dovrà comparire di fronte ai giudici.

Non voleva più pagare e non ha esitato a rischiare la propria reputazione e il proprio posto. Oggi, un prete cattolico originario di un comune del Canton Zurigo non officia più come curato del paese. La storia che raccontiamo oggi gli è costata il lavoro, ma almeno gli ha consentito di sbarazzarsi dei suoi ricattatori.

L'affare è culminato il 16 maggio 2017. In quella mite serata primaverile, il prete era seduto nel suo salone, attorno alle 21, quando qualcuno suonò alla porta. Aprì e si ritrovò di fronte l'uomo che da mesi gli estorceva denaro.

Ma quella sera, Dejan P.* non era solo. Per intimidire la vittima, aveva portato con sé due complici. E aveva chiesto che gli fosse pagata immediatamente la somma di 1.400 franchi. L'uomo di origini slovacche aveva un modo per convincere il prete: «Se non obbedisci, pubblicheremo le tue foto». Immagini molto compromettenti, come aveva sottolineato con insistenza il malfattore alla sua vittima: negli scatti si poteva vedere quest'ultima mentre si divertiva con altri uomini.

Dejan aveva già estorto più di 41.000 franchi alla sua vittima fino a quel momento, ma quella sera il prete si rifiutò di pagare. Riuscì a cacciare i tre uomini dal suo appartamento e a farli aspettare fino al giorno seguente, spiegando che doveva prima andare a prendere il denaro in banca. L'indomani mattina, la banda è tornata. L'ecclesiastico ha quindi chiamato la polizia e gli uomini sono stati arrestati.

Martedì 4 dicembre Dejan si è presentato di fronte al tribunale del distretto di Andelfingen. Non avendo una dimora fissa in Svizzera, è stato posto in stato di detenzione provvisoria a partire dal giorno del suo arresto, il 17 maggio 2017. Il ministero pubblico di Winterthour/Unterland gli ha contestato i reati di estorsione, coercizione e truffa. E non solo nei confronti del sacerdote.

La sentenza è stata rinviata alla prossima settimana.

Dell'affare si occupa il tribunale del distretto di Andelfingen, nel Weinland di Zurigo.
Municipalità di Flaach

La banda di malfattori non era alle prime armi

In realtà, Dejan P. è membro di un'organizzazione di criminali originaria della città slovacca di Sabinov. L'uomo ha posto volutamente nel mirino dei preti e delle persone anziane, agendo a volte con dei complici, a volte solo. Prediligeva vittime con segni di demenza o tendenze omosessuali.

L'organizzazione criminale è originaria dell'Est della Slovacchia. Dejan P. vive lì con sua moglie, i suoi figli e i suoi genitori.
Google Maps

Secondo la requisitoria, l'uomo ha truffato numerose persone in Svizzera tra il 2008 e il 2017. Il trucco: ottenere la fiducia delle vittime, parlargli delle sue difficoltà finanziarie e promettere loro di rimborsare il denaro preso in prestito. Nel caso del prete, ci sarebbe stata anche una relazione sessuale, sfruttata come mezzo di ricatto. In un secondo caso, la banda ha estorto circa 20.000 franchi ad un pensionato molto credente originario di Appenzell facendo leva sul suo amore per il prossimo.

Per il ministero pubblico, è provato che l'organizzazione criminale non ha mai avuto intenzione di rimborsare il denaro. Al contrario. Dejan P. se ne è servito per i proprio bisogni, quelli della sua famiglia e dei suoi genitori. Per l'organizzazione criminale si trattava di un affare particolarmente lucrativo: in Slovacchia, il reddito medio annuo è di circa 17.000 franchi. Con il denaro estorto in Svizzera, la famiglia può vivere nel proprio Paese in modo molto agiato.

Anche alcuni complici arrestati

Le indagini della polizia hanno rivelato che Dejan P. era già stato condannato più volte in Svizzera. Lo testimoniano due ordinanze penali, la prima proveniente da San Gallo (2008), la seconda dal Canton Soletta (2010). 

Nel caso in questione, il ministero pubblico ha chiesto una pena di 30 mesi di reclusione. L'uomo dovrebbe cavarsela con 15 mesi e poi essere espulso dal Paese per almeno 5 anni a partire dal giorno della liberazione. Anche uno dei complici deve rispondere dei propri comportamenti di fronte ai giudici, mentre il terzo uomo che ha minacciato il prete nel maggio del 2017 è per ora irreperibile.

* I nomi sono stati modificati dalla redazione

Reati contro il patrimonio. / Estorsione, art. 156 del Codice penale svizzero

1. Chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, usando violenza contro una persona o minacciandola di un grave danno, la induce ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui, è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria.

2. Il colpevole è punito con una pena detentiva da uno a dieci anni se fa mestiere dell'estorsione, o commette ripetutamente l'estorsione in danno della medesima persona.

La redattrice di «Bluewin» Silvana Guanziroli è cronista giudiziaria accreditata presso i tribunali di Zurigo. Nella serie «Guanziroli e i tribunali» racconta i processi più interessanti, si concentra su affari criminali inusuali e si interroga sul ruolo della giustizia in compagnia di alcuni esperti. Silvana Guanziroli lavora come giornalista da più di 20 anni e ha studiato presso la scuola di polizia della polizia cantonale di Zurigo. silvana.guanziroli@swisscom.com
Tornare alla home page

Altri articoli