Alaska

Un'onda alta 193 metri: un fenomeno che si potrebbe riprodurre

uri

14.9.2018

La forza distrutturice è stata gigantesca: senza che l'episodio sia stato quasi per nulla raccontato dalla stampa, un enorme tsunami ha colpito l'Alaska nel 2015. L'onda ha raggiunto un'altezza di quasi 200 metri, e ha demolito tutto ciò che ha incontrato. I ricercatori mettono in guardia contro la possibilità che un evento simile si possa riprodurre più di frequente in futuro, e forse anche in regioni turistiche.

Il 17 ottobre 2015, una gigantesca frana si è generata nel fiordo Taan, area di Icy Bay, nell'Alaska meridionale, provocando uno dei più grandi tsunami mai registrati. Quel giorno, circa 200 milioni di tonnellate di roccia si sono staccate dalla montagna e sono cadute in acqua in soli 60 secondi.

Ne è scaturito uno tsunami che ha investito la baia ad una velocità che ha toccato i 100 km/h, sommergendo isolotti e radendo al suolo intere foreste nei pressi della riva. A seguito dell'impatto dell'onda sulla terraferma, l'acqua si è impennata raggiungendo i 193 metri di altezza. All'uscita del fiordo, l'onda era ancora tra i 10 e i 30 metri, come riportato dal sito «Spektrum.de» (articolo in tedesco).

L'onda ha catapultato pietre come fossero palle di cannone contro i tronchi degli alberi

Le pietre scagliate e rimaste incastrate nei tronchi degli alberi fanno comprendere con quale forza lo tsunami abbia colpito la terra. In alcuni punti, le rocce accumulate hanno prodotto cumuli alti fino a cinque metri. E se il fenomeno del 2015 non ha provocato vittime, lo si deve solo al fatto che la regione è particolarmente remota e che la stagione non era quella turistica.

Poco prima della frana, i sismologi avevano registrato un leggero terremoto. Ma talmente debole da far ritenere improbabile che possa aver scatenato il tutto. Gli scienziati dell'organizzazione ambientalista Ground Truth Trekking, la cui sede è nella città di Seldovia, assieme a Bretwood Higman hanno ricostruito nel dettaglio l'evento. Le conclusioni che ne hanno tratto, pubblicate dalla rivista specializzata Scientific Reports, indicano che lo tsunami è stato generato probabilmente dal riscaldamento climatico.

Come spiegato dal ricercatore Dan Shugar, che ha partecipato allo studio, al quotidiano Anchorage Daily News, il fiordo Taan era completamente diverso 30 o 40 anni fa. All'epoca, era ancora presente un'enorme strato di ghiaccio, laddove oggi non c'è che acqua.

I ghiacciai non riescono più a stabilizzare i fianchi delle montagne

Successivamente, il ghiacciaio Tyndall si è ritirato per ben 17 chilometri e la lingua di ghiaccio si è assottigliata di 400 metri tra il 1961 e il 1991. Proprio a partire da tale data, si è stabilizzato nella posizione attuale, ma non è più in grado di sorreggere i pendii delle montagne, instabili da tempo a causa dei movimenti tellurici e della penetrazione dell'acqua.

Gli scienziati mettono oggi in guardia circa la possibilità che un evento simile possa generarsi in zone abitate. Solo in Alaska, sono state identificate le zone del Tidal Inlet e del parco nazionale di Glacier Bay come due aree ad alto rischio.

E la forza dello tsunami del 2015 non è così inusuale: nel 1958, nella baia di Lituya, sulla costa settentrionale del Pacifico, in Alaska, un'enorme frana venne registrata in un fiordo largo solo tra due e tre chilometri, provocando anche in quel caso un'onda gigantesca. Basti pensare che l'acqua fu catapultata a 550 chilometri di altezza. Miracolosamente, quattro pescatori che si trovavano a bordo di due imbarcazioni sono riusciti a sopravvivere. Le onde hanno però inghiottito un terzo natante e il suo equipaggio, che da allora sono scomparsi.

Questa piccola penisola è situata all'uscita del fiordo Taan. Lo tsunami del 17 ottobre 2015 l'ha in gran parte sommersa, abbattendo la quasi totalità degli alberi.
dpa

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